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Condanna per Lesioni: Inammissibilità ricorso in Cassazione per vizi

Un Ricorrente, condannato per lesioni personali (Art. 582 c.p.) e con la condanna confermata dal Tribunale, ha presentato ricorso in Cassazione. Il Ricorrente contestava la sua responsabilità e il mancato riconoscimento dello stato di necessità (Art. 54 c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato l’Inammissibilità ricorso in Cassazione. Ha stabilito che non è possibile ricorrere in Cassazione per vizi di motivazione contro sentenze di appello relative a reati di competenza del Giudice di Pace. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31866 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione: Un Caso Pratico

Il sistema giudiziario italiano prevede diversi gradi di giudizio per garantire la corretta applicazione della legge. L’ultimo di questi è il ricorso in Cassazione, un momento cruciale dove si verifica la legittimità delle sentenze precedenti. Tuttavia, non tutti i ricorsi sono ammissibili. Un recente caso ha chiarito i limiti dell’Inammissibilità ricorso in Cassazione, specialmente quando si tratta di vizi di motivazione in processi penali di minore entità.

Il Fatto: Una Condanna per Lesioni Personali

La vicenda inizia con la condanna di un Ricorrente per il reato di lesioni personali, previsto dall’articolo 582, comma secondo, del codice penale. Questo reato si configura quando una persona causa a un’altra una lesione dalla quale deriva una malattia con una durata superiore a venti giorni. La condanna riguardava un episodio avvenuto a danno di una Parte Civile. Il Tribunale aveva confermato la decisione di primo grado, sia per la responsabilità penale del Ricorrente sia per gli effetti civili, ovvero il risarcimento del danno alla persona offesa.

Le Ragioni del Ricorrente e i Limiti del Ricorso in Cassazione

Il Ricorrente non si è arreso alla decisione del Tribunale. Ha deciso di presentare un ricorso in Cassazione. I suoi motivi di ricorso si concentravano su due aspetti principali. In primo luogo, contestava l’affermazione della sua responsabilità per il reato. In secondo luogo, lamentava il mancato riconoscimento di una specifica esimente, cioè una causa che esclude la punibilità, prevista dall’articolo 54 del codice penale, lo stato di necessità. Questa esimente si applica quando si commette un fatto per salvare sé o altri da un pericolo grave e imminente non volontariamente causato. Il Ricorrente cercava quindi di dimostrare che la sua azione era stata necessaria per evitare un danno maggiore.

Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile per Vizio di Motivazione

La Suprema Corte ha esaminato attentamente il ricorso. Ha però rilevato che i due motivi presentati dal Ricorrente si traducevano, in sostanza, in contestazioni sui vizi di motivazione della sentenza del Tribunale. Un vizio di motivazione si verifica quando il giudice non spiega in modo logico o sufficiente le ragioni della sua decisione. La Cassazione ha richiamato una norma specifica: l’articolo 606, comma 2-bis, del codice di procedura penale, e l’articolo 39-bis del decreto legislativo n. 274 del 2000. Queste norme stabiliscono un limite importante: non è possibile presentare ricorso in Cassazione per vizio di motivazione contro le sentenze di appello pronunciate per reati che rientrano nella competenza del Giudice di Pace. Questo significa che per i reati considerati meno gravi e trattati da un Giudice di Pace, la possibilità di contestare la logica della sentenza in Cassazione è preclusa.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso in Cassazione è stato Dichiarato Inammissibile

La Corte ha dichiarato l’Inammissibilità ricorso in Cassazione proprio per il motivo appena descritto. I giudici hanno spiegato che, sebbene il Ricorrente avesse formalmente enunciato i suoi motivi, questi si risolvevano in lamentele sulla logica e sulla completezza della motivazione della sentenza di appello. Poiché il reato di lesioni personali, nella sua forma base, rientra nella competenza del Giudice di Pace, la legge impedisce di sollevare in Cassazione questioni relative a vizi di motivazione. La Suprema Corte ha quindi applicato un principio consolidato, confermato anche da precedenti giurisprudenziali, che limita l’accesso al giudizio di legittimità per questa specifica tipologia di contestazioni. La natura del processo e l’opera prestata dalla parte civile hanno giustificato la condanna alle spese.

Le Conclusioni: Le Conseguenze dell’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione

L’esito per il Ricorrente è stato sfavorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Questa decisione comporta diverse conseguenze pratiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, un fondo statale. Inoltre, è stato condannato a rimborsare alla Parte Civile le spese sostenute per la sua difesa nel giudizio di Cassazione, quantificate in duemilacinquecento euro, oltre agli accessori di legge. L’Inammissibilità ricorso in Cassazione ha quindi confermato la condanna originaria e ha imposto al Ricorrente oneri economici significativi.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile quando non rispetta i requisiti di legge, ad esempio se i motivi presentati non sono validi o se la legge non consente quel tipo di ricorso per la specifica situazione.

Posso sempre contestare la motivazione di una sentenza in Cassazione?
No, non sempre. Per i reati di competenza del Giudice di Pace, la legge non permette di presentare ricorso in Cassazione basandosi esclusivamente su vizi di motivazione della sentenza di appello.

Quali sono le conseguenze se il mio ricorso in Cassazione è inammissibile?
Se il ricorso è inammissibile, la decisione precedente diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in alcuni casi, a una somma a favore della Cassa delle ammende e al rimborso delle spese legali della parte avversa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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