Concorso in Estorsione: La Cassazione Sancisce l’Inammissibilità del Ricorso Generico
L’ordinanza in commento offre un’importante lezione sulla tecnica di redazione dei ricorsi per Cassazione, specialmente in casi complessi come il concorso in estorsione aggravata. La Suprema Corte ha ribadito con fermezza che un ricorso non può essere una mera riproposizione delle doglianze già esaminate e respinte in appello, ma deve contenere una critica specifica e puntuale alla motivazione della sentenza impugnata. Vediamo nel dettaglio la vicenda processuale e i principi affermati.
I Fatti del Processo
Due soggetti venivano condannati in primo grado dal Tribunale per aver commesso, in concorso tra loro, diversi delitti di estorsione, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso. La sentenza di primo grado veniva impugnata e la Corte d’Appello, pur confermando la responsabilità penale degli imputati, riformava la decisione limitatamente alla pena inflitta (quoad poenam).
Avverso la sentenza di secondo grado, gli imputati proponevano ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. I motivi di ricorso, tuttavia, si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni già spese nel giudizio d’appello per contestare la responsabilità, la sussistenza dell’aggravante e l’entità della pena.
I Motivi del Ricorso e il concetto di Concorso in Estorsione
I ricorrenti hanno censurato la decisione di merito sotto vari profili, ma senza, secondo la Cassazione, confrontarsi realmente con le argomentazioni della Corte d’Appello. Il ricorso è apparso come una semplice riproposizione dei motivi di gravame, manifestando un difetto di specificità.
Un punto chiave della decisione riguarda la definizione di concorso in estorsione. La Corte ha precisato che per integrare il concorso di persone nel reato di estorsione, non è necessario un ruolo attivo o una condotta eclatante. È sufficiente, come nel caso di specie, una presenza consapevole che funga da accompagnamento rafforzativo all’azione del complice. Questo comportamento, volto a contribuire al raggiungimento dello scopo illecito, è considerato una condotta punibile ai sensi dell’art. 110 del codice penale.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Questa decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un livello preliminare, constatando la carenza dei requisiti essenziali dell’atto di impugnazione.
La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende, ravvisando una colpa nella proposizione di un ricorso privo dei presupposti di ammissibilità.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano su principi consolidati della procedura penale. In primo luogo, i ricorsi sono stati ritenuti generici, manifestamente infondati e meramente ripetitivi. Gli imputati non hanno sviluppato una critica argomentata contro la sentenza d’appello, ma si sono limitati a riproporre le medesime censure, senza spiegare perché la valutazione dei giudici di secondo grado fosse errata.
In secondo luogo, la Corte ha richiamato il principio della “doppia conforme”. Quando le sentenze di primo e secondo grado giungono a conclusioni identiche sulla ricostruzione dei fatti e sulla valutazione delle prove, la possibilità di contestare la motivazione in Cassazione è estremamente ridotta. È possibile farlo solo se si dimostra un travisamento macroscopico della prova da parte di entrambi i giudici di merito o se il giudice d’appello ha utilizzato elementi probatori non esaminati in primo grado. Nel caso di specie, la sentenza d’appello si saldava perfettamente con quella di primo grado, creando un unico e coerente corpo argomentativo che i ricorsi non sono riusciti a scalfire.
Infine, la Corte ha sottolineato il difetto di autosufficienza del ricorso, poiché i ricorrenti hanno proposto una versione alternativa dei fatti senza fornire il corredo documentale necessario per sostenerla e per permettere alla Suprema Corte di valutarne la fondatezza.
Conclusioni
Questa ordinanza è un monito fondamentale sull’importanza della specificità e della pertinenza dei motivi di ricorso in Cassazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con una decisione per poterla impugnare efficacemente. È necessario individuare i vizi logici e giuridici specifici della motivazione e argomentare in modo puntuale, confrontandosi con le ragioni esposte dal giudice del grado precedente. Diversamente, come dimostra questo caso, il ricorso è destinato a un’inevitabile dichiarazione di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è inammissibile quando i motivi addotti sono generici, manifestamente infondati, meramente ripetitivi di quelli già respinti nel grado precedente e non si confrontano criticamente con le argomentazioni della sentenza impugnata.
Per configurare il concorso di persone nel reato di estorsione è necessario un ruolo attivo?
No. La Corte chiarisce che anche la mera presenza consapevole, con funzione di accompagnamento rafforzativo all’azione del complice, costituisce una condotta punibile sufficiente a integrare il concorso nel reato, in quanto contribuisce al raggiungimento dello scopo illecito.
Cosa succede se i giudici di primo e secondo grado concordano sulla valutazione delle prove?
In caso di “doppia conforme”, ovvero quando due sentenze di merito giungono alla medesima conclusione, i motivi di ricorso in Cassazione relativi a vizi di motivazione sono molto limitati. L’impugnazione è possibile solo se si dimostra un travisamento macroscopico della prova da parte di entrambi i giudici o se la Corte d’Appello ha basato la sua decisione su prove non esaminate in primo grado.