Concordato in Appello: i Limiti Stretti al Ricorso in Cassazione
L’istituto del concordato in appello, disciplinato dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento deflattivo con cui le parti possono accordarsi sulla pena da applicare in secondo grado, rinunciando ai motivi di appello. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito in modo netto i ristrettissimi margini di impugnazione di una sentenza emessa a seguito di tale accordo, dichiarando inammissibile un ricorso che contestava aspetti ormai preclusi dalla scelta processuale delle parti.
I Fatti di Causa
Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Genova, accogliendo l’accordo tra Pubblico Ministero e difesa, aveva rideterminato la pena per un imputato nella misura di cinque mesi e dieci giorni di reclusione. L’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per cassazione avverso tale sentenza, sollevando due questioni principali: la presunta nullità della decisione per mancata verifica dei presupposti per un proscioglimento ai sensi dell’art. 129 c.p.p. e l’assenza di motivazione riguardo al percorso logico seguito per la determinazione della pena.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. La decisione si fonda sull’interpretazione rigorosa della normativa introdotta con la legge n. 103 del 2017, che ha inserito il comma 5-bis nell’articolo 610 del codice di procedura penale. Questa disposizione prevede una declaratoria di inammissibilità senza formalità per i ricorsi proposti contro le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti e, per l’appunto, contro quelle pronunciate a seguito di concordato in appello.
Le Motivazioni: la natura del concordato in appello e i suoi effetti
La Cassazione ha ribadito che il concordato in appello dà vita a un vero e proprio negozio processuale. Le parti, esercitando il potere dispositivo riconosciuto dalla legge, stipulano liberamente un accordo che, una volta consacrato nella decisione del giudice, non può essere unilateralmente modificato o messo in discussione.
La giurisprudenza di legittimità ha da tempo chiarito che le uniche doglianze proponibili in Cassazione contro una sentenza di questo tipo sono estremamente limitate e circoscritte a:
- Vizi nella formazione della volontà delle parti di accedere al concordato.
- Contenuto difforme della pronuncia del giudice rispetto all’accordo raggiunto.
- Applicazione di una sanzione illegale, ovvero una pena non prevista dalla legge per quel tipo di reato o in quella misura.
Le censure mosse dal ricorrente, relative alla mancata valutazione di cause di proscioglimento e al difetto di motivazione sulla dosimetria della pena, non rientrano in nessuna di queste categorie. Una volta che le parti si accordano sulla pena, esse accettano implicitamente sia la qualificazione giuridica del fatto sia la congruità della sanzione, rinunciando a sollevare ulteriori contestazioni sul merito.
Le Conclusioni: le implicazioni pratiche della decisione
L’ordinanza in esame consolida un principio fondamentale: la scelta del concordato in appello è una scelta tombale che preclude quasi ogni via di impugnazione. Gli avvocati e i loro assistiti devono essere pienamente consapevoli che, accettando un accordo sulla pena in secondo grado, si rinuncia definitivamente alla possibilità di contestare in Cassazione aspetti come la valutazione delle prove, la sussistenza di cause di non punibilità o la congruità della pena concordata. La Corte sanziona, inoltre, l’abuso dello strumento processuale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una cospicua somma alla Cassa delle ammende, a riprova della non ammissibilità di ricorsi basati su motivi non consentiti dalla legge.
È possibile ricorrere in Cassazione contro una sentenza che applica la pena concordata in appello?
No, di regola il ricorso è inammissibile. La legge lo consente solo in casi eccezionali, come vizi nella formazione della volontà delle parti, una pronuncia del giudice difforme dall’accordo o l’applicazione di una pena illegale.
Si può contestare in Cassazione la mancata valutazione da parte del giudice d’appello di cause di proscioglimento prima di ratificare un concordato?
No. Secondo la sentenza analizzata, una volta che le parti hanno liberamente stipulato il concordato in appello, tale motivo di ricorso non è consentito e determina l’inammissibilità dell’impugnazione, poiché la scelta dell’accordo supera tale valutazione.
Cosa succede se si propone un ricorso inammissibile contro un concordato in appello?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte per ragioni non consentite dalla legge.