Concordato in Appello: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
L’istituto del concordato in appello, disciplinato dall’art. 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento deflattivo del contenzioso, ma le sue implicazioni limitano fortemente le successive possibilità di impugnazione. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione torna a ribadire i confini invalicabili del ricorso avverso una sentenza che ratifica tale accordo, chiarendo quali motivi siano da considerarsi inammissibili.
I Fatti del Processo
Due soggetti, condannati in primo grado per reati legati agli stupefacenti e alle armi, presentavano appello. In sede di secondo grado, le parti raggiungevano un accordo sulla rideterminazione della pena, formalizzato dalla Corte d’Appello di Roma con una sentenza emessa il 1° giugno 2023. In base a questo accordo, le pene venivano fissate, rispettivamente, in quattro anni e dieci mesi e quattro anni e sei mesi di reclusione, oltre a una multa di 18.000,00 euro ciascuno.
Nonostante l’accordo, entrambi gli imputati proponevano ricorso per cassazione, lamentando vizi generici come la mancanza di motivazione e la nullità della sentenza.
La Decisione della Corte di Cassazione e il Concordato in Appello
La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, definendoli basati su ‘motivi non consentiti’. La decisione si fonda sulla natura stessa del concordato in appello. Questo istituto processuale, a differenza del patteggiamento in primo grado (art. 444 c.p.p.), si innesta sulla rinuncia ai motivi di impugnazione. L’imputato, in sostanza, accetta di non contestare più la decisione di primo grado in cambio di una pena più mite concordata con l’accusa.
Di conseguenza, una volta siglato l’accordo, non è più possibile mettere in discussione la responsabilità penale, la qualificazione giuridica del reato o la valutazione delle prove. I ricorsi presentati dagli imputati, che miravano a contestare proprio la motivazione della sentenza, si ponevano in netto contrasto con la logica dell’istituto, rendendoli manifestamente infondati.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte ha tracciato una distinzione netta tra il concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.) e l’applicazione della pena su richiesta delle parti in primo grado (art. 444 c.p.p.). Mentre in quest’ultimo caso l’accordo abbraccia anche i termini dell’accusa e lascia aperta la possibilità di ricorrere per vizi sulla qualificazione giuridica, il concordato in appello si basa su un presupposto diverso: la rinuncia ai motivi di impugnazione. Tale rinuncia preclude qualsiasi successiva doglianza che rimetta in discussione il merito della condanna.
Gli Ermellini hanno specificato che il ricorso contro una sentenza ex art. 599-bis è ammissibile solo in casi eccezionali e tassativi:
- Vizi della volontà: Se il consenso dell’imputato all’accordo è stato viziato.
- Mancato consenso del P.M.: Se manca l’adesione del pubblico ministero alla richiesta.
- Difformità della pronuncia: Se la pena inflitta dal giudice è diversa da quella concordata.
- Illegalità della pena: Se la sanzione applicata è illegale, ovvero non rientra nei limiti edittali o è di specie diversa da quella prevista dalla legge.
Al di fuori di queste ipotesi, ogni altro motivo di ricorso è da considerarsi inammissibile. La Corte ha quindi proceduto a una declaratoria ‘senza formalità’, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, c.p.p., e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma alla Cassa delle ammende, a causa dell’elevato coefficiente di colpa nella proposizione di un ricorso palesemente infondato.
Conclusioni
Questa ordinanza consolida un principio fondamentale: la scelta del concordato in appello è una decisione strategica con conseguenze definitive. L’imputato e il suo difensore devono essere pienamente consapevoli che, accettando di concordare la pena, si preclude quasi ogni possibilità di un ulteriore controllo di legittimità sulla sentenza. La decisione cristallizza l’accertamento di responsabilità e la qualificazione del fatto, rendendo il ricorso in Cassazione un’opzione praticabile solo per vizi procedurali specifici o per palesi illegalità della sanzione. La pronuncia serve da monito sull’uso attento e ponderato di questo strumento processuale, che, sebbene vantaggioso per la riduzione della pena, implica una rinuncia quasi totale al diritto di impugnazione.
È possibile impugnare in Cassazione una sentenza emessa a seguito di ‘concordato in appello’ per contestare la colpevolezza?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il concordato in appello si fonda sulla rinuncia ai motivi di impugnazione, il che rende impossibile contestare successivamente la responsabilità penale e la qualificazione giuridica del fatto.
Quali sono gli unici motivi per cui si può ricorrere in Cassazione contro una sentenza di ‘concordato in appello’?
Il ricorso è ammissibile solo per motivi relativi a vizi nella formazione della volontà di accedere all’accordo, al consenso del pubblico ministero, o se la sentenza del giudice è difforme da quanto concordato tra le parti. È inoltre possibile eccepire l’illegalità della pena inflitta.
Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione per motivi non consentiti contro una sentenza di concordato?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Come nel caso di specie, ciò comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del ricorso.