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Commisurazione della pena: il ricorso infondato aumenta le spese

L’Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione inflitta per i reati di minaccia, molestia e spaccio di lieve entità. La difesa sostiene che la Corte d’appello non abbia motivato la decisione di fissare la sanzione al di sopra dei minimi edittali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione del giudice di merito risulta esente da difetti poiché la commisurazione della pena si fonda sulle modalità del fatto e sui precedenti penali del soggetto. Avendo determinato una sanzione inferiore alla media edittale ed esplicitato i criteri applicati, l’obbligo di motivazione è assolto. L’Imputato subisce la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19170 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il calcolo della sanzione penale e la commisurazione della pena

La determinazione della sanzione finale rappresenta uno dei momenti centrali del processo penale. Quando un cittadino riceve una condanna per diversi reati, la valutazione del magistrato non si limita ad applicare una cifra fissa. Il giudice di merito possiede un potere discrezionale controllato dalla legge. Questo meccanismo di calcolo è definito commisurazione della pena e deve seguire regole precise per garantire giustizia. Un uomo ha proposto ricorso alla Suprema Corte poiché riteneva ingiusto il calcolo della sanzione stabilito nei primi due gradi di giudizio. La condanna riguardava reati di minaccia, molestia e detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il condannato sosteneva che i giudici avessero superato il minimo stabilito dalla legge senza fornire spiegazioni adeguate.

I criteri normativi e la commisurazione della pena

Il codice penale indica espressamente gli elementi che il magistrato deve valutare per fissare la sanzione finale. Il giudice deve analizzare la gravità del fatto commesso, le modalità dell’azione, la gravità del danno e l’intensità del dolo. Inoltre, l’autorità giudiziaria deve considerare la capacità a delinquere del reo, analizzando i suoi precedenti penali, la condotta contemporanea o antecedente al reato e le sue condizioni di vita. La commisurazione della pena non impone al giudice di elencare ogni singolo dettaglio nella motivazione. Risulta sufficiente indicare i fattori principali che hanno guidato la scelta della sanzione concreta. Se il giudice fissa una misura compresa tra il minimo e la media edittale, la giustificazione può essere sintetica ma esaustiva.

L’importanza dei precedenti penali nella scelta della sanzione

I precedenti penali dell’imputato giocano un ruolo determinante nella scelta della misura della sanzione. La presenza di precedenti condanne dimostra una maggiore pericolosità sociale o una spiccata tendenza a violare le norme. Per questa ragione, il giudice può legittimamente decidere di non concedere il minimo edittale previsto per il reato. Nel caso in esame, i giudici territoriali hanno valutato sia le concrete modalità di esecuzione dei reati, sia la storia giudiziaria dell’imputato. L’integrazione di questi due elementi ha giustificato l’applicazione di una sanzione lievemente superiore al minimo, pur rimanendo ampiamente al di sotto del valore medio previsto dalla legge.

Le motivazioni della decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato del tutto inammissibile a causa della sua manifesta infondatezza. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la Corte d’Appello ha applicato in modo impeccabile i principi di legge. La motivazione della sentenza di secondo grado risulta logica, coerente e priva di difetti giurisprudenziali. Il magistrato di merito ha spiegato con chiarezza le ragioni del distacco dal minimo edittale, valorizzando i precedenti penali e la gravità concreta delle condotte. Di conseguenza, l’obbligo di motivazione risulta pienamente adempiuto. La doglianza del ricorrente si risolveva in una mera contestazione di merito, non ammissibile in sede di legittimità.

Le conclusioni: le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile

La decisione della Suprema Corte comporta conseguenze severe per chi presenta impugnazioni destinate al rigetto. L’inammissibilità del ricorso determina l’arresto definitivo del procedimento e la conferma della sanzione penale stabilita nel grado precedente. Inoltre, la legge impone la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del processo. Poiché il soggetto ha azionato la Cassazione con colpa, promuovendo un motivo palesemente privo di fondamento, i giudici hanno ordinato anche il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questo meccanismo sanziona l’abuso dello strumento processuale e scoraggia ricorsi pretestuosi.

Quando il giudice può fissare una pena superiore al minimo edittale?
Il giudice può superare il minimo previsto dalla legge quando motiva la scelta basandosi sulle modalità concrete del reato, sulla gravità del fatto o sui precedenti penali dell’imputato.

Il giudice deve spiegare dettagliatamente ogni singolo criterio della pena?
No, non occorre un’analisi minuziosa di tutti i punti della legge. È sufficiente indicare chiaramente gli elementi principali che hanno determinato la decisione.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione privo di fondamento?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la perdita del ricorso, il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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