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Commercio anabolizzanti: reato anche a distanza

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per commercio anabolizzanti. La Corte stabilisce che il reato non richiede la vendita effettiva né la presenza fisica dell’imputato in Italia, essendo sufficienti atti di gestione e coordinamento dall’estero per configurare l’illecito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38022 Anno 2025
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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Commercio Anabolizzanti: Condanna Possibile Anche dall’Estero

Il commercio anabolizzanti è un reato che può essere commesso anche a distanza, senza la necessità che l’autore si trovi fisicamente sul territorio italiano. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una recente ordinanza, dichiarando inammissibile il ricorso di un imputato condannato in primo e secondo grado per la commercializzazione di sostanze dopanti. Questa decisione consolida un importante principio sulla configurabilità dei reati transnazionali nell’era digitale.

I Fatti del Processo

Il caso riguardava un uomo, già condannato per reati simili, accusato nuovamente di traffico di sostanze anabolizzanti. La sua difesa in appello si basava su diversi punti: sosteneva di non aver mai commercializzato le sostanze, di non aver ricevuto pagamenti, di non svolgere più l’attività di personal trainer e, soprattutto, di vivere e lavorare stabilmente in Germania al momento dei fatti contestati. Secondo la sua tesi, la sua assenza dal territorio nazionale rendeva irrilevante la condotta.

Tuttavia, sia il Tribunale che la Corte d’Appello lo avevano condannato, basandosi su prove schiaccianti come intercettazioni telefoniche e il sequestro di circa 950 unità di sostanze vietate. L’imputato ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione da parte dei giudici di merito.

La Decisione della Cassazione sul Commercio Anabolizzanti

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendolo inammissibile. I giudici supremi hanno sottolineato che il ricorso non presentava vizi di legittimità, ma mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La Corte ha confermato in toto la validità delle argomentazioni della Corte d’Appello, ritenendole logiche e giuridicamente corrette.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha articolato le sue motivazioni su alcuni punti cardine del diritto penale:

  1. Configurazione del Reato: Per il reato di commercio anabolizzanti (art. 586-bis c.p.), non è necessaria la vendita effettiva del prodotto. Il delitto si perfeziona con la semplice immissione della merce sul mercato, anche attraverso canali riservati e senza l’individuazione di specifici acquirenti. La vendita è considerata un posterius, un fatto successivo non indispensabile per la configurazione del reato.

  2. Irrilevanza della Presenza Fisica: La tesi difensiva sulla residenza all’estero è stata giudicata manifestamente infondata. Le prove raccolte (intercettazioni, perquisizioni e sequestri) dimostravano la reiterazione delle condotte delittuose. La Corte ha chiarito che il reato di commercio di sostanze illecite può essere realizzato anche a distanza, attraverso atti di gestione, coordinamento o impulso dell’attività illecita. La presenza fisica dell’autore in Italia non è un requisito necessario.

  3. Prove a Sostegno: Le prove erano inequivocabili. I farmaci erano detenuti in più luoghi e utilizzati nell’ambito dell’attività svolta in palestra. Ciò era confermato non solo dalle dichiarazioni della moglie dell’imputato, ma anche da schede e piani operativi per la somministrazione di anabolizzanti trovati su una chiavetta USB a lui riconducibile.

  4. Mancato Riconoscimento del Reato Continuato: La Corte ha anche confermato la decisione di non applicare la disciplina più favorevole del reato continuato rispetto a una precedente condanna. L’ampio intervallo di tempo tra i vecchi e i nuovi fatti (questi ultimi risalenti al 2008) interrompeva l’unicità del disegno criminoso, giustificando una condanna autonoma.

Le Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione ribadisce un principio fondamentale nell’era della globalizzazione: un’attività criminale gestita dall’estero ma con effetti in Italia è pienamente perseguibile nel nostro Paese. Per il commercio anabolizzanti, non è necessario essere fisicamente presenti sul territorio per commettere il reato. Atti di coordinamento, gestione ordini o semplice impulso all’attività da remoto sono sufficienti per integrare la fattispecie criminosa. La decisione serve da monito: la distanza geografica non garantisce l’impunità.

Per configurare il reato di commercio di anabolizzanti è necessaria la vendita effettiva dei prodotti?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che il reato si perfeziona con la semplice immissione della merce sul mercato, anche tramite canali riservati. La vendita a specifici acquirenti non è un elemento necessario per la configurazione del delitto.

È possibile essere condannati per commercio di anabolizzanti in Italia anche se si risiede e si lavora all’estero?
Sì, la condotta illecita può essere realizzata anche a distanza. La Corte ha specificato che la presenza fisica del soggetto sul territorio nazionale non è un requisito, se l’attività viene gestita, coordinata o semplicemente promossa dall’estero.

Perché la Corte non ha applicato la disciplina del ‘reato continuato’ in questo caso?
La Corte ha ritenuto che l’intervallo di tempo tra i reati oggetto della precedente condanna e quelli nuovi fosse troppo ampio per poter considerare un’unica e medesima progettazione criminale, requisito essenziale per l’applicazione del reato continuato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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