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Colloqui detenuti: Videochiamate non automatiche, serve prova difficoltà

Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il diritto ai colloqui detenuti tramite video-collegamento, motivando con le difficoltà di spostamento dei familiari dovute alle restrizioni COVID-19. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l’ordinanza. La Corte ha chiarito che il diritto ai colloqui detenuti in video-collegamento non è automatico. Non basta invocare l’emergenza pandemica, ormai superata. È indispensabile dimostrare in modo concreto e attuale l’effettiva impossibilità o grave difficoltà di svolgere i colloqui in presenza. La Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 30915 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Colloqui detenuti: La Cassazione chiarisce le regole per le videochiamate in carcere

I colloqui detenuti rappresentano un diritto fondamentale per chi si trova in carcere, un ponte essenziale con il mondo esterno e con i propri affetti. La possibilità di mantenere questi legami è cruciale per il benessere psicofisico del detenuto e per il suo percorso di rieducazione. Tuttavia, in alcune situazioni, come quelle legate a regimi detentivi speciali o a emergenze sanitarie, le modalità di questi incontri possono diventare oggetto di dibattito legale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza proprio su questo punto, in particolare riguardo ai colloqui tramite video-collegamento per i detenuti sottoposti al regime del 41-bis.

Il caso: Colloqui detenuti in regime speciale e l’emergenza pandemica

La vicenda ha avuto origine da un detenuto, assoggettato al regime speciale previsto dall’articolo 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario (la legge che regola la vita nelle carceri). Questo regime impone severe restrizioni per prevenire contatti con organizzazioni criminali. Il detenuto aveva chiesto e ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza la possibilità di effettuare colloqui detenuti con i suoi familiari tramite video-collegamento. La motivazione principale era l’impossibilità per i congiunti di spostarsi a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria legata al COVID-19. Il Tribunale aveva confermato questa decisione, basandosi su una giurisprudenza precedente che ammetteva i colloqui a distanza in situazioni di oggettiva difficoltà.

Il ricorso del Ministero della Giustizia sui colloqui detenuti

Il Ministero della Giustizia, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha deciso di ricorrere in Cassazione contro questa decisione. Il Ministero ha sostenuto che l’interpretazione data dal Tribunale di Sorveglianza non teneva conto dei cambiamenti normativi intervenuti. In particolare, le restrizioni agli spostamenti tra regioni, introdotte durante la fase più acuta della pandemia, erano state abolite già nell’aprile 2021. Questo significava che la ragione principale addotta dal detenuto – l’impossibilità dei familiari di viaggiare – non era più attuale al momento della decisione del Tribunale. Il Ministero ha quindi evidenziato che il diritto ai colloqui detenuti tramite video-collegamento non può essere concesso in modo astratto, ma deve basarsi su una verifica concreta e attuale delle difficoltà.

Le motivazioni della Cassazione sui colloqui detenuti

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: il detenuto sottoposto al regime del 41-bis può essere autorizzato a colloqui visivi con i familiari tramite video-collegamento solo se esistono situazioni di impossibilità o grave difficoltà a svolgere i colloqui in presenza. La Cassazione ha però criticato il Tribunale di Sorveglianza per non aver verificato l’attualità di queste difficoltà.

La Corte ha sottolineato che le normative che consentivano gli spostamenti per i colloqui con i detenuti, anche in deroga alle restrizioni COVID-19, erano già in vigore prima della decisione del Tribunale. Questo significava che la semplice invocazione dell’emergenza pandemica non era più sufficiente a giustificare i colloqui a distanza. La Cassazione ha chiarito che un reclamo giurisdizionale (una richiesta formale a un giudice) non serve a proclamare un diritto in astratto. Serve invece ad accertare situazioni concrete che impediscono l’esercizio di un diritto. Pertanto, la persistenza di una reale impossibilità di svolgere i colloqui detenuti in presenza deve essere dimostrata e verificata in modo specifico e attuale.

Le conclusioni: Cosa cambia per i colloqui detenuti

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio. Questo significa che il Tribunale dovrà riesaminare la situazione, verificando attentamente se, al momento della nuova valutazione, sussistano ancora reali e concrete difficoltà che impediscono al detenuto di avere i colloqui detenuti in presenza con i suoi familiari. La decisione sottolinea l’importanza di un’analisi caso per caso, basata sull’attualità delle circostanze e non su situazioni pregresse o superate. In sintesi, il diritto ai colloqui a distanza per i detenuti in regime di 41-bis non è un’opzione automatica, ma una misura eccezionale che richiede una prova concreta e attuale dell’impossibilità di incontri fisici.

Un detenuto ha sempre diritto ai colloqui detenuti via video?
No, il diritto ai colloqui via video non è automatico. Deve esserci una reale e attuale impossibilità o grave difficoltà a svolgere i colloqui in presenza.

La pandemia da COVID-19 giustifica ancora i colloqui detenuti a distanza?
Dopo la fine delle restrizioni pandemiche, la sola emergenza COVID-19 non è più sufficiente a giustificare i colloqui a distanza. Occorre dimostrare altre specifiche difficoltà.

Chi decide se un detenuto può avere colloqui detenuti in video?
Il Tribunale di Sorveglianza valuta caso per caso, verificando l’attualità e la concretezza delle situazioni che impediscono i colloqui in presenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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