Colloqui a distanza per i detenuti: la pandemia è una ‘gravissima difficoltà’
La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso importante sul diritto ai colloqui a distanza detenuti, specialmente in relazione al contesto pandemico. La sentenza chiarisce che la situazione sanitaria generale, anche dopo la fine dello stato di emergenza ufficiale, può costituire una ‘gravissima difficoltà’ per i familiari. Questo fattore giustifica la concessione di videochiamate in sostituzione degli incontri di persona, anche per chi si trova in regime di carcere duro. La decisione sottolinea l’importanza di un’interpretazione delle norme che tuteli il diritto alla relazione familiare, bilanciandolo con le esigenze di sicurezza.
La vicenda: la richiesta di videochiamate
I fatti iniziano con la richiesta di un detenuto, sottoposto al regime speciale previsto dall’articolo 41-bis (comunemente noto come ‘carcere duro’). L’uomo chiedeva di poter svolgere i colloqui con i suoi familiari tramite video-collegamento. La sua richiesta era motivata dalle difficoltà e dai rischi legati alla pandemia da Covid-19. Il Magistrato di Sorveglianza, e successivamente il Tribunale di Sorveglianza, avevano respinto la sua domanda. Secondo i giudici, non esistevano più limitazioni alla circolazione sul territorio nazionale. Inoltre, il detenuto non aveva fornito prove di specifiche ed eccezionali situazioni che impedissero ai suoi familiari di raggiungerlo in carcere per il colloquio in presenza.
Il ricorso in Cassazione
Il difensore del detenuto ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che il Tribunale di Sorveglianza avesse commesso un errore di diritto. In particolare, non aveva considerato la normativa speciale introdotta durante l’emergenza sanitaria. Questa normativa, prorogata da una legge successiva fino al 31 dicembre 2022, permetteva esplicitamente di continuare a usare le videochiamate. La decisione del Tribunale, secondo il ricorso, ignorava questa legge e finiva per negare ingiustamente il diritto del detenuto a mantenere i rapporti con la propria famiglia, un diritto fondamentale anche per le persone ristrette.
La normativa speciale sui colloqui a distanza detenuti
Per comprendere la decisione della Cassazione, è cruciale analizzare il quadro normativo. Durante la pandemia, il legislatore ha introdotto misure per limitare i contatti e il rischio di contagi nelle carceri. Una di queste misure era proprio la possibilità di sostituire i colloqui fisici con i colloqui a distanza detenuti tramite videochiamata. La legge n. 15 del 2022 aveva prorogato l’efficacia di questa misura fino al 31 dicembre 2022, quindi anche dopo la cessazione formale dello stato di emergenza (31 marzo 2022). La giurisprudenza aveva già esteso questa possibilità anche ai detenuti in regime 41-bis, in assenza di un divieto esplicito.
Le motivazioni: la pandemia come ‘gravissima difficoltà’
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. I giudici supremi hanno spiegato che il Tribunale ha sbagliato a limitarsi a una valutazione formale. Non era sufficiente constatare la fine dei divieti di circolazione. La normativa speciale, ancora in vigore al momento della richiesta, imponeva una valutazione più ampia. Il Tribunale avrebbe dovuto considerare la ‘condizione pandemica’ nel suo complesso come una potenziale causa di ‘gravissima difficoltà’ per i familiari. In altre parole, la persistenza di una situazione epidemiologica complessa era un dato di fatto che il giudice doveva valutare per decidere sulla richiesta di colloqui a distanza detenuti, senza pretendere che il detenuto provasse ulteriori impedimenti eccezionali.
Le conclusioni: annullamento e nuovo giudizio
L’esito pratico è l’annullamento dell’ordinanza. La Corte di Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza di Sassari per un nuovo esame. Il Tribunale dovrà ora attenersi al principio di diritto stabilito: dovrà valutare specificamente se la situazione pandemica, nel contesto normativo e sanitario di quel periodo, costituisse una ‘gravissima difficoltà’ per i colloqui in presenza. Questa sentenza rappresenta un importante precedente, perché riconosce che fattori esterni e generali, come una pandemia, possono integrare i presupposti di legge per la concessione di modalità alternative di contatto familiare, a tutela dei diritti fondamentali della persona detenuta.
Un detenuto può sempre chiedere le videochiamate al posto degli incontri di persona?
No, non sempre. La legge prevede i colloqui a distanza solo in caso di impossibilità o ‘gravissima difficoltà’ per i familiari a recarsi fisicamente in carcere. La valutazione spetta al giudice.
Cosa ha stabilito la Cassazione riguardo alla pandemia?
La Corte ha affermato che la situazione pandemica, in virtù di leggi speciali rimaste in vigore fino a fine 2022, poteva essere considerata di per sé una ‘gravissima difficoltà’, anche dopo la fine dello stato di emergenza ufficiale.
Cosa succede ora al detenuto protagonista del caso?
Il caso torna al Tribunale di Sorveglianza, che dovrà decidere di nuovo sulla sua richiesta. Questa volta, però, dovrà seguire le indicazioni della Cassazione e valutare se la pandemia ha rappresentato una reale difficoltà per i familiari.