Circostanza Attenuante e Reati di Droga: Quando la Quantità Conta
La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 18199/2024, offre un importante chiarimento sui criteri di applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità nei reati legati agli stupefacenti. La pronuncia stabilisce un principio chiaro: anche quando un fatto è qualificato come di ‘lieve entità’, la presenza di un quantitativo consistente di droga può di per sé escludere la concessione di questa ulteriore attenuante.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale di Salerno e confermata dalla Corte di Appello. L’imputato era stato giudicato responsabile del reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità, previsto dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. La sua pena era stata determinata in continuazione con una precedente condanna irrevocabile, risultando in una pena complessiva di un anno e quattro mesi di reclusione e 3.500 euro di multa.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due motivi principali:
- La mancata concessione della circostanza attenuante comune del danno patrimoniale di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.), che a suo dire avrebbe dovuto essere applicata date le modalità del fatto.
- La presunta carenza di motivazione da parte della Corte di Appello riguardo all’entità dell’aumento di pena applicato a titolo di continuazione con il reato precedente.
La Decisione della Corte sulla Circostanza Attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le doglianze. Il fulcro della decisione risiede nella valutazione del primo motivo, relativo alla specifica circostanza attenuante richiesta.
La Distinzione tra “Fatto Lieve” e “Danno di Speciale Tenuità”
La Corte ha ribadito un principio già affermato dalle Sezioni Unite (sent. n. 24990/2020): la circostanza attenuante del danno lieve è compatibile con il reato di spaccio di lieve entità. Tuttavia, per la sua applicazione non basta la qualifica del fatto come lieve. È necessario un quid pluris, un elemento specializzante ulteriore: l’agente deve aver perseguito un lucro di speciale tenuità e, al contempo, l’evento dannoso o pericoloso deve essere anch’esso di minima entità. Nel caso di specie, la Corte territoriale aveva correttamente escluso l’attenuante basandosi sul “consistente dato ponderale della sostanza stupefacente detenuta”. Questo elemento, secondo i giudici, indicava un disvalore della condotta non trascurabile e un potenziale lucro non irrilevante.
La Motivazione sull’Aumento di Pena per Continuazione
Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile. La Cassazione ha ritenuto che la Corte di Appello avesse adeguatamente giustificato l’aumento di pena (quattro mesi e 500 euro di multa) facendo riferimento sia alle modalità della condotta sia, ancora una volta, al consistente quantitativo di droga sequestrata. Il ricorso dell’imputato su questo punto è stato definito generico e meramente contestativo, in quanto non si confrontava criticamente con le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata.
Le Motivazioni della Sentenza
Le motivazioni della Corte Suprema si fondano su una rigorosa interpretazione dei requisiti normativi. Per quanto riguarda la circostanza attenuante, i giudici hanno sottolineato che la sua funzione è quella di mitigare la pena in situazioni di offensività minima, che deve essere valutata congiuntamente sotto il profilo del lucro e del danno/pericolo. La mera qualificazione del reato come ‘lieve’ ai sensi della legge sugli stupefacenti non è automaticamente sufficiente a integrare anche l’attenuante comune. La quantità di sostanza detenuta diventa, quindi, un indicatore oggettivo cruciale per valutare il potenziale lucro e il disvalore complessivo del fatto, precludendo l’applicazione dell’attenuante se tale quantità non è minima. Sull’aumento di pena, la Corte ha ribadito il principio secondo cui la motivazione del giudice di merito è sufficiente se indica gli elementi concreti (come la quantità di droga) che hanno guidato la quantificazione della pena, senza necessità di una disamina analitica di ogni singolo fattore.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa sentenza consolida un orientamento giurisprudenziale importante in materia di reati di droga. Le implicazioni pratiche sono significative: chi viene trovato in possesso di stupefacenti, anche se il fatto viene inquadrato nella fattispecie di lieve entità, non potrà beneficiare dell’ulteriore sconto di pena previsto dall’art. 62 n. 4 c.p. se la quantità della sostanza è ritenuta ‘consistente’. La decisione rafforza la discrezionalità del giudice di merito nel valutare gli indici fattuali del reato (quantità, qualità, modalità dell’azione) per determinare non solo la gravità del fatto, ma anche l’applicabilità delle circostanze attenuanti. Per la difesa, diventa fondamentale argomentare non solo sulla lieve entità del reato, ma anche sulla minima offensività concreta del fatto per sperare di ottenere il riconoscimento di questa specifica attenuante.
È possibile applicare la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.) al reato di spaccio di lieve entità (art. 73 comma 5)?
Sì, la sentenza conferma che le due fattispecie sono compatibili, ma l’applicazione dell’attenuante non è automatica e richiede la prova di requisiti aggiuntivi.
Cosa è necessario dimostrare per ottenere la circostanza attenuante del danno lieve in un reato di droga di lieve entità?
È necessario un elemento specializzante ulteriore, che consiste nel dimostrare che sia il lucro perseguito o conseguito, sia l’evento dannoso o pericoloso, siano entrambi di speciale tenuità.
Un consistente quantitativo di droga può impedire il riconoscimento della circostanza attenuante del danno lieve?
Sì, la Corte ha stabilito che un consistente dato ponderale della sostanza stupefacente è un elemento che denota un non ridotto disvalore della condotta e una rilevante entità del potenziale lucro, sufficiente a escludere l’applicazione dell’attenuante.