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Cestinazione modello 45: no al ricorso, sì all’avocazione

Il Denunciante presenta una querela penale. Il Pubblico Ministero iscrive l’atto nel registro delle non notizie di reato (Modello 45) e ne dispone la cestinazione modello 45 (archiviazione diretta) senza trasmettere gli atti al Giudice per le indagini preliminari. Il Denunciante fa ricorso in Cassazione, ritenendo l’atto abnorme. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il provvedimento di archiviazione diretta del Pubblico Ministero non è un atto del giudice e quindi non è impugnabile. Lo strumento corretto per la persona offesa che vuole contestare l’inerzia del PM è la richiesta di avocazione delle indagini al Procuratore Generale. Il ricorrente viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 21078 Anno 2026
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La cestinazione modello 45 e il ricorso della persona offesa

Quando un cittadino presenta una denuncia, si aspetta che l’autorità giudiziaria svolga indagini approfondite. Tuttavia, non tutte le segnalazioni contengono notizie di reato fondate. In molti casi, il Pubblico Ministero decide di procedere con la cestinazione modello 45, ovvero l’archiviazione diretta di quegli atti che non mostrano profili di rilevanza penale. Questa procedura avviene senza il controllo del Giudice per le indagini preliminari. Ma cosa succede se la persona offesa non è d’accordo con questa decisione? Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza sui limiti del ricorso e sugli strumenti alternativi a disposizione del cittadino.

Che cos’è il registro delle non notizie di reato

La Procura della Repubblica gestisce diversi registri per catalogare le segnalazioni che riceve. Il registro più noto è il modello 21, dove vengono iscritte le notizie di reato a carico di persone note. Esiste però anche il modello 45, dedicato agli atti che non costituiscono notizie di reato. In questo registro confluiscono le cosiddette pseudo-notizie, cioè fatti che fin dall’inizio appaiono del tutto privi di rilevanza penale.

L’iscrizione in questo registro consente al Pubblico Ministero di archiviare direttamente il fascicolo, trasmettendolo in archivio senza dover chiedere l’autorizzazione al Giudice per le indagini preliminari. Questo meccanismo serve a evitare il sovraccarico degli uffici giudiziari, eliminando immediatamente le segnalazioni manifestamente infondate o estranee alla legge penale.

Quando un atto giudiziario può definirsi abnorme

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, il Denunciante ha cercato di impugnare l’archiviazione diretta definendola un atto abnorme. Nella prassi giuridica, l’abnormità è una categoria creata dai giudici per rimediare a provvedimenti talmente strani o singolari da risultare estranei all’intero sistema processuale.

Un atto è considerato abnorme sotto il profilo strutturale quando il giudice esercita un potere che non ha, oppure quando lo esercita al di fuori di ogni limite consentito dalla legge. Sotto il profilo funzionale, invece, l’atto è abnorme se determina un blocco insuperabile del processo. Il Denunciante sosteneva che l’archiviazione diretta avesse paralizzato il procedimento, impedendo lo sviluppo delle indagini e violando il diritto al contraddittorio (il confronto tra le parti).

Le motivazioni della sentenza sulla cestinazione modello 45

La Corte di Cassazione ha respinto la tesi del Denunciante, dichiarando il ricorso inammissibile. Nelle motivazioni della sentenza sulla cestinazione modello 45, i giudici hanno spiegato che i provvedimenti del Pubblico Ministero non sono atti del giudice. Poiché non hanno natura giurisdizionale (cioè non provengono da un giudice terzo), essi non possono essere considerati abnormi né possono essere impugnati direttamente in Cassazione.

La legge stabilisce infatti che solo i provvedimenti del giudice sono soggetti a impugnazione. Inoltre, la Corte ha sottolineato che la valutazione sulla natura della denuncia spetta esclusivamente al Pubblico Ministero, che detiene il monopolio dell’azione penale. Nemmeno il Giudice per le indagini preliminari può sindacare la scelta del registro in cui iscrivere l’atto. Nel caso specifico, non erano state svolte indagini investigative reali, rendendo impossibile ipotizzare qualsiasi blocco anomalo del processo.

Le conclusioni sul ricorso del denunciante

La decisione della Suprema Corte conferma che il ricorso diretto in Cassazione non è la strada corretta per contestare l’archiviazione di una pseudo-notizia. Il Denunciante è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Per tutelare i propri diritti di fronte all’inerzia del Pubblico Ministero, la persona offesa deve utilizzare lo strumento dell’avocazione. Questo istituto permette di chiedere al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di assumere la direzione delle indagini, verificando se la scelta di archiviare il fascicolo sia stata corretta o se sia necessario procedere a una nuova iscrizione nel registro dei reati.

Cosa succede se il Pubblico Ministero archivia direttamente una denuncia nel Modello 45?
Il Pubblico Ministero dispone la trasmissione diretta in archivio degli atti senza l’intervento del Giudice per le indagini preliminari, poiché ritiene che il fatto non costituisca reato.

Si può fare ricorso in Cassazione contro l’archiviazione diretta del Modello 45?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che questo provvedimento non ha natura giurisdizionale e quindi non è direttamente impugnabile dai privati.

Quale strumento ha la persona offesa per opporsi all’archiviazione diretta?
La persona offesa può presentare una richiesta di avocazione al Procuratore Generale presso la Corte di Appello per chiedere che le indagini vengano tolte al Pubblico Ministero inerte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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