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Cattivo stato di conservazione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per la vendita di prodotti caseari in cattivo stato di conservazione. Il ricorso è stato respinto perché basato su contestazioni di fatto, non su vizi di legittimità della sentenza. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale sulla presenza di muffe anomale sui formaggi, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37835 Anno 2024
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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Cattivo Stato di Conservazione Alimenti: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

L’ordinanza della Corte di Cassazione che analizziamo oggi affronta un caso emblematico di cattivo stato di conservazione di prodotti alimentari, offrendo importanti chiarimenti sui limiti del ricorso in sede di legittimità. La vicenda riguarda la detenzione per la vendita di prodotti caseari con muffe, non appartenenti a quelle tipologie di formaggi che le producono fisiologicamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: le valutazioni sul merito dei fatti non possono essere oggetto di riesame in Cassazione.

I Fatti del Caso: La Detenzione di Formaggi Ammuffiti

Il caso nasce da una sentenza del Tribunale di Messina, che aveva condannato un soggetto per aver detenuto per la vendita alcuni prodotti caseari in cattivo stato di conservazione. L’accertamento dei fatti aveva evidenziato la presenza di muffe su formaggi che, per loro natura, non avrebbero dovuto presentarle. Questa circostanza è stata ritenuta sufficiente dal giudice di merito per integrare l’elemento oggettivo del reato contestato. L’imputato, non condividendo la valutazione del Tribunale, ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un vizio di motivazione nella sentenza di condanna.

Il Ricorso e il cattivo stato di conservazione

Il ricorrente ha incentrato le sue difese su un presunto vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale avesse affermato la sua responsabilità penale senza un adeguato supporto probatorio. In particolare, le doglianze si concentravano sulla valutazione delle prove, come le deposizioni testimoniali, che a dire del ricorrente sarebbero state travisate o interpretate in modo illogico. L’obiettivo era ottenere un annullamento della condanna, mettendo in discussione l’accertamento sul cattivo stato di conservazione dei prodotti.

La Decisione della Suprema Corte: L’Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione ha rigettato completamente le argomentazioni del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla netta distinzione tra il giudizio di merito, riservato ai primi due gradi di giudizio, e il giudizio di legittimità, proprio della Cassazione.

Le Motivazioni

La Corte ha specificato che le censure mosse dal ricorrente non evidenziavano profili di illogicità manifesta o vizi giuridici nel provvedimento impugnato. Al contrario, si trattava di ‘mere doglianze in punto di fatto’. Il ricorrente, in sostanza, chiedeva alla Cassazione una nuova e diversa valutazione delle prove, un compito che esula dalle sue funzioni. Il Tribunale, con un apprezzamento di merito ritenuto logico e non censurabile in sede di legittimità, aveva già accertato la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato: i formaggi erano oggettivamente in cattivo stato di conservazione a causa delle muffe anomale. Di fronte a una motivazione coerente del giudice di merito, la Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella già effettuata.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio cardine del nostro sistema processuale: il ricorso per Cassazione non è un ‘terzo grado’ di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti. È ammissibile solo se si denunciano violazioni di legge o vizi logici macroscopici della motivazione. In assenza di tali vizi, come nel caso di specie, il ricorso che si limita a criticare l’apprezzamento delle prove viene dichiarato inammissibile. La conseguenza diretta, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale, è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso fissata in 3.000 euro, a favore della Cassa delle ammende.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non denunciava vizi di legittimità (errori di diritto o illogicità manifesta della motivazione), ma si limitava a contestare la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti compiuta dal Tribunale, attività che non può essere riesaminata dalla Corte di Cassazione.

Qual è la conseguenza economica per chi presenta un ricorso penale inammissibile?
La persona che propone un ricorso dichiarato inammissibile, in assenza di una causa di non colpevolezza, viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la sanzione è stata di 3.000 euro.

Come ha fatto il Tribunale a stabilire il cattivo stato di conservazione degli alimenti?
Il Tribunale ha accertato il reato basandosi su un apprezzamento di merito delle prove, stabilendo che i prodotti caseari detenuti per la vendita presentavano muffe. Poiché non si trattava di formaggi per i quali la muffa è una caratteristica fisiologica, la sua presenza è stata considerata prova del cattivo stato di conservazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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