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Bancomat e minorata difesa: le telecamere non salvano i ladri

Due imputati sono stati condannati per plurimi furti aggravati ai danni di sportelli bancomat tramite la tecnica del “cash trapping”. I furti venivano commessi di notte o nei giorni festivi. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando, tra l’altro, l’applicazione della circostanza aggravante della minorata difesa, sostenendo che la presenza di telecamere di sorveglianza escludesse tale condizione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l’orario notturno e la chiusura delle filiali integrano pienamente la minorata difesa, poiché impediscono il controllo immediato del personale bancario e il blocco tempestivo delle carte da parte delle vittime. La presenza di telecamere non neutralizza tale vulnerabilità.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 38146 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il furto al bancomat e l’aggravante della minorata difesa

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di furti seriali agli sportelli bancomat, confermando l’applicazione della circostanza aggravante della minorata difesa. Due soggetti utilizzavano una tecnica fraudolenta per trattenere il denaro contante degli ignari clienti. I furti avvenivano sistematicamente di notte o durante i giorni festivi, quando le filiali bancarie erano chiuse. Gli imputati hanno contestato la decisione dei giudici di secondo grado, sostenendo che l’orario notturno non avesse agevolato la loro condotta criminosa. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale sulla vulnerabilità delle vittime durante le ore notturne.

La tecnica del cash trapping e la vulnerabilità notturna

I due soggetti agivano posizionando una forchetta ricurva all’interno dello sportello erogatore del bancomat. Questa tecnica, conosciuta come “cash trapping”, impedisce la normale fuoriuscita delle banconote. Il cliente tentava il prelievo e, non vedendo uscire il denaro, si allontanava pensando a un guasto tecnico. A quel punto, i ladri entravano in azione e recuperavano le banconote intrappolate nel meccanismo. Questa condotta veniva ripetuta numerose volte ai danni di diversi istituti di credito. La scelta del momento in cui agire non era affatto casuale. I ladri preferivano le ore notturne e i fine settimana per evitare la presenza fisica dei dipendenti della banca e dei passanti.

La presenza di telecamere non esclude la minorata difesa

La difesa degli imputati ha sostenuto che la presenza di telecamere di videosorveglianza escludesse la minorata difesa. Secondo questa tesi, i dispositivi di registrazione avrebbero garantito una costante vigilanza, rendendo i ladri facilmente identificabili. Di conseguenza, la capacità di difesa della banca e dei clienti non sarebbe rimasta ostacolata. La Cassazione ha smentito questa ricostruzione. Le telecamere registrano le immagini ma non impediscono la commissione del reato nell’immediatezza del fatto. La videosorveglianza non equivale a una difesa attiva e non cancella la situazione di vulnerabilità creata dall’oscurità e dalla solitudine delle strade.

Le motivazioni: la decisione della Cassazione sul tempo di notte

Le motivazioni della sentenza si concentrano sull’analisi del tempo di notte come fattore che riduce le difese pubbliche e private. I giudici di legittimità hanno spiegato che l’oscurità e la scarsa illuminazione stradale favoriscono intrinsecamente le azioni criminose. Durante la notte, le persone riposano e la vigilanza pubblica è meno intensa. Nel caso specifico dei bancomat, la chiusura notturna delle filiali impedisce al personale della banca di accorgersi subito dell’anomalia dello sportello. Inoltre, i titolari dei conti correnti non possono contattare tempestivamente l’assistenza per bloccare l’operazione sospetta. Gli imputati erano consapevoli di queste circostanze favorevoli e ne hanno deliberatamente approfittato per assicurarsi il bottino.

Le conclusioni: le conseguenze pratiche per i ricorrenti

Le conclusioni della Suprema Corte sanciscono l’inammissibilità dei ricorsi presentati dai due imputati. Uno dei ricorsi è stato depositato oltre i termini stabiliti dalla legge, mentre l’altro conteneva motivi manifestamente infondati. La decisione conferma la condanna definitiva per i furti pluriaggravati e l’applicazione dell’aggravante della minorata difesa. Oltre alla pena principale, i giudici hanno condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese del processo. Ciascun imputato dovrà inoltre versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sentenza rafforza la tutela dei cittadini e degli istituti di credito contro i furti commessi approfittando della vulnerabilità temporale.

Cosa si intende per minorata difesa nel reato di furto?
Si tratta di una circostanza aggravante che si applica quando il colpevole commette il reato approfittando di condizioni di tempo, di luogo o di persona che ostacolano la possibilità di difendersi.

Commettere un furto di notte integra sempre la minorata difesa?
L’orario notturno è considerato in astratto idoneo a ostacolare le difese, ma il giudice deve verificare se nel caso concreto l’autore del reato abbia effettivamente approfittato di tale vulnerabilità.

La presenza di telecamere di sicurezza esclude l’aggravante della minorata difesa?
No, la videosorveglianza registra i fatti ma non impedisce la commissione del reato nell’immediato, quindi non neutralizza la ridotta capacità di difesa della vittima.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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