Atto Meramente Confermativo: La Cassazione Dichiara Inammissibile il Ricorso del PM
Nel complesso mondo della procedura penale, i termini e le forme sono essenziali per garantire la certezza del diritto e il corretto svolgimento del processo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: l’inammissibilità del ricorso contro un atto meramente confermativo di un precedente provvedimento non impugnato. Questa decisione offre spunti fondamentali sulla natura degli atti giudiziari e sulle conseguenze della mancata tempestiva impugnazione.
Il Contesto Processuale: Un Braccio di Ferro tra PM e GIP
Il caso ha origine da una richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto avanzata dal Pubblico Ministero (PM) presso il Tribunale di Catania. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), con una prima ordinanza, restituiva gli atti al PM, ritenendo necessaria una notifica specifica all’indagato, come previsto dall’art. 411, comma 2-bis del codice di procedura penale.
Il PM, ritenendo di aver adempiuto correttamente notificando l’atto al difensore di fiducia, restituiva nuovamente gli atti al GIP. A questo punto, il GIP emetteva una seconda ordinanza, datata 21.11.2023, con cui confermava la sua precedente decisione, ribadendo la necessità della notifica personale e respingendo di fatto la competenza a decidere sulla richiesta di archiviazione.
È contro questa seconda ordinanza che il PM ha proposto ricorso per cassazione, lamentandone l’abnormità e la capacità di creare una stasi processuale insuperabile.
La Decisione della Cassazione e il Principio dell’Atto Meramente Confermativo
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione sulla corretta modalità di notifica, ma concentrandosi su un aspetto puramente procedurale. Secondo i giudici, il provvedimento impugnato (quello del 21.11.2023) era un atto meramente confermativo del primo provvedimento (del 10.10.2023).
Il PM non aveva impugnato la prima ordinanza. La seconda, non introducendo alcuna nuova valutazione, istruttoria o motivazione, si limitava a ripetere quanto già stabilito. Di conseguenza, l’unico atto che poteva essere oggetto di impugnazione era il primo. Essendo scaduti i termini per ricorrere contro quello, anche il ricorso contro il secondo, che ne è una mera fotocopia, risulta tardivo e, quindi, inammissibile.
La Distinzione Fondamentale: Atto Confermativo vs. Atto di Conferma
La Corte, richiamando principi del diritto amministrativo applicabili anche al processo penale, distingue tra:
- Atti meramente confermativi: Si limitano a ribadire una decisione precedente senza una nuova istruttoria. Sono privi di spessore provvedimentale autonomo e non sono impugnabili.
- Atti di conferma: Vengono adottati dopo un riesame della situazione, una nuova ponderazione degli interessi e una nuova motivazione. Essendo frutto di un rinnovato esercizio del potere, sono autonomamente impugnabili.
Nel caso di specie, il secondo provvedimento del GIP rientrava palesemente nella prima categoria.
Le Motivazioni: Perché un Atto Meramente Confermativo non è Impugnabile?
La ratio dietro questa regola è chiara e fondamentale per la stabilità del sistema giuridico. Consentire l’impugnazione di un provvedimento che si limita a ripetere un altro, già definitivo perché non impugnato nei termini, significherebbe eludere la perentorietà dei termini di impugnazione. In pratica, si creerebbe un meccanismo per riaprire all’infinito questioni già decise e non contestate tempestivamente.
La Cassazione ha affermato che la seconda ordinanza del GIP non era il risultato di una nuova valutazione, ma semplicemente la riaffermazione di quanto già deciso. Il GIP ha “ribadito quanto già – legittimamente o erroneamente – stabilito nel provvedimento del 10.10.2023 senza procedere ad alcun ulteriore e diversa valutazione o approfondimento”. Pertanto, il ricorso è stato giudicato tardivo rispetto all’unico provvedimento effettivamente lesivo, cioè il primo.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per gli Operatori del Diritto
Questa sentenza invia un messaggio chiaro agli operatori del diritto: è imperativo identificare con precisione il primo atto che produce un effetto giuridico sfavorevole e impugnarlo entro i termini di legge. Attendere un secondo atto, che potrebbe rivelarsi meramente confermativo, espone al rischio di vedersi dichiarare il ricorso inammissibile per tardività. La decisione sottolinea che la stabilità delle decisioni giudiziarie e il rispetto dei termini processuali sono pilastri non negoziabili del nostro ordinamento, la cui violazione non può essere sanata attraverso l’impugnazione di atti successivi e ripetitivi.
Quando un provvedimento giudiziario è considerato un “atto meramente confermativo”?
Un provvedimento è considerato meramente confermativo quando si limita a ribadire una decisione o una posizione precedentemente assunta, senza apportare nuove valutazioni, considerazioni o basarsi su una nuova istruttoria. È un atto di natura “ripetitiva” privo di un autonomo spessore provvedimentale.
È possibile impugnare un atto giudiziario che conferma semplicemente una decisione precedente non impugnata?
No, la sentenza chiarisce che un atto meramente confermativo di un altro non gravato tempestivamente non è suscettibile di autonoma impugnazione. L’unico atto impugnabile è il primo; se i termini per impugnarlo sono scaduti, non è possibile aggirare tale scadenza impugnando l’atto successivo che lo conferma.
Qual è la conseguenza principale del presentare un ricorso contro un atto meramente confermativo?
La conseguenza principale è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per tardività. Il ricorso viene considerato come se fosse stato proposto contro il provvedimento originale, ma fuori dai termini perentori previsti dalla legge.