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Attenuante speciale tenuità: 100€ di spaccio non bastano

Un imputato, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’applicazione dell’attenuante speciale tenuità. Sosteneva che il suo profitto, circa 100 euro, fosse di entità minima. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, un guadagno di 100 euro derivante dalla cessione di droga non può essere considerato così lieve da giustificare uno sconto di pena. La Corte ha sottolineato che non si può chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 6795 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

L’attenuante speciale tenuità: 100 euro di spaccio sono pochi?

La legge penale prevede meccanismi per adeguare la pena alla reale gravità del fatto commesso. Uno di questi è l’attenuante speciale tenuità, che consente una riduzione della sanzione quando il danno o il profitto derivante dal reato è molto piccolo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito come questo principio si applica al reato di spaccio di stupefacenti, stabilendo che un guadagno di circa 100 euro non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena. Vediamo insieme i dettagli di questa decisione.

La vicenda: lo spaccio e la richiesta di sconto di pena

I fatti alla base della sentenza sono semplici. Una persona viene condannata per aver venduto sostanze stupefacenti. Dalle indagini emerge che il suo guadagno, o ‘lucro’, derivante da questa attività illecita ammonta a circa 100 euro. L’imputato, ritenendo questa cifra irrisoria, decide di fare ricorso fino alla Corte di Cassazione. La sua tesi difensiva si basa su un punto preciso: chiede l’applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, prevista dal codice penale. Secondo lui, un profitto così basso dimostra la scarsa gravità della sua condotta e merita una pena più mite.

Cos’è l’attenuante speciale tenuità del danno?

L’articolo 62, numero 4, del codice penale stabilisce che la pena può essere diminuita se il colpevole ha causato un danno patrimoniale di speciale tenuità, oppure se ha agito per motivi di scarso valore morale o sociale e ha tratto dal reato un lucro (un guadagno) anch’esso di speciale tenuità. In parole semplici, se il ‘bottino’ o il danno è minimo, la legge permette al giudice di essere più clemente. Tuttavia, il concetto di ‘speciale tenuità’ non è definito da una cifra esatta. La sua valutazione è lasciata al prudente apprezzamento del giudice, che deve considerare non solo l’importo, ma anche la natura del reato e il contesto in cui è stato commesso.

L’applicazione dell’attenuante speciale tenuità nello spaccio

La richiesta dell’imputato pone una questione importante. Un guadagno di 100 euro può essere considerato ‘tenue’ in assoluto, ma lo è anche nel contesto di un reato grave come lo spaccio di droga? La Corte di Cassazione ha risposto negativamente. I giudici hanno prima di tutto dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando che il loro compito non è rivalutare i fatti, ma solo controllare la corretta applicazione della legge. La Corte ha quindi confermato la validità della decisione dei giudici precedenti, che avevano già negato l’attenuante.

Le motivazioni: perché 100 euro non sono un profitto ‘tenue’

La motivazione della Corte è chiara. I giudici hanno spiegato che la richiesta dell’imputato era, in sostanza, un tentativo di ottenere una nuova valutazione del merito della vicenda, cosa non permessa in Cassazione. Nel merito, la Corte ha implicitamente confermato il ragionamento dei giudici di appello: un profitto di circa 100 euro, nel contesto dello spaccio, non è affatto ‘tenue’. Tale cifra, infatti, non rappresenta un episodio isolato e insignificante, ma il risultato di diverse cessioni di droga. Ogni singola vendita contribuisce ad alimentare un mercato illegale e a danneggiare la salute pubblica. Pertanto, il guadagno non può essere considerato minimo rispetto alla gravità e alla pericolosità sociale del reato commesso.

Le conclusioni: ricorso respinto e condanna confermata

L’esito finale è stato sfavorevole per l’imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione ha reso definitiva la condanna stabilita nei gradi precedenti. Inoltre, l’imputato è stato condannato a pagare le spese del processo e a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce un principio importante: la valutazione della ‘speciale tenuità’ non è un mero calcolo matematico, ma un giudizio complesso che tiene conto della natura del reato e del bene giuridico protetto. Nello spaccio, anche piccoli guadagni possono essere indice di una condotta pericolosa che non merita sconti di pena.

Cosa significa attenuante per speciale tenuità del danno?
È uno sconto di pena che il giudice può concedere quando il profitto o il danno economico derivante da un reato è considerato molto piccolo e insignificante.

Un guadagno di 100 euro da spaccio è sempre considerato di lieve entità?
No. Come stabilito in questa sentenza, nel contesto dello spaccio di stupefacenti, anche una cifra come 100 euro può essere ritenuta non abbastanza esigua da giustificare l’attenuante, data la gravità del reato.

Cosa succede se la Cassazione dichiara un ricorso inammissibile?
Significa che il ricorso non viene esaminato nel merito. La decisione precedente diventa definitiva e il ricorrente viene solitamente condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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