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Appropriazione indebita: Ricorso inammissibile, la Cassazione conferma la condanna

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per appropriazione indebita. I giudici di merito avevano accertato che l’imputata aveva sottratto denaro e documenti contabili. Il ricorso presentato dall’imputata contestava la condanna e la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero già note e che la condotta di mancata restituzione dei libri contabili fosse strumentale all’occultamento della sottrazione di denaro, configurando un profitto anche non patrimoniale. La condanna per appropriazione indebita è stata quindi confermata, con l’obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 36430 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Cassazione e l’Appropriazione Indebita: Un Caso di Inammissibilità

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso di appropriazione indebita, confermando la condanna di una persona che aveva sottratto denaro e documenti contabili. Questa decisione sottolinea l’importanza di una corretta gestione dei beni altrui e le gravi conseguenze legali che possono derivare da comportamenti illeciti. L’appropriazione indebita è un reato che si verifica quando qualcuno, avendo la disponibilità di un bene altrui, se ne appropria per sé o per altri, causando un danno al proprietario.

Cosa è successo: i fatti dell’appropriazione indebita

Il caso ha avuto origine con la condanna di una persona da parte del Tribunale di Messina. La sentenza di primo grado aveva accertato la responsabilità penale per appropriazione indebita. La Corte d’Appello di Messina ha poi confermato questa decisione. L’imputata aveva sottratto sia denaro che documenti contabili. Questi fatti hanno costituito la base per la condanna nei gradi di giudizio precedenti.

Il ricorso e le contestazioni sull’appropriazione indebita

La persona condannata ha deciso di presentare ricorso in Cassazione. Con questo ricorso, l’imputata contestava diversi aspetti della sentenza d’appello. In particolare, si lamentava della mancata riqualificazione del reato in un tentativo e della condanna per un fatto che riteneva diverso da quello contestato inizialmente. Inoltre, la ricorrente metteva in discussione la sua stessa responsabilità penale per l’appropriazione indebita.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa che il ricorso non ha superato un esame preliminare di ammissibilità, non rispettando i requisiti formali o procedurali. La Corte ha spiegato che le contestazioni sollevate dalla ricorrente erano già note alle parti fin dall’inizio del procedimento. L’accusa, infatti, includeva sia la sottrazione di denaro che quella dei documenti contabili. Pertanto, non si trattava di un fatto diverso da quello per cui era stata condannata.

Il significato di “profitto” nell’appropriazione indebita

Un punto cruciale della decisione riguarda il concetto di profitto nell’appropriazione indebita. La difesa aveva sostenuto che la condotta non avesse rilevanza penale. La Cassazione ha invece chiarito che la mancata restituzione dei libri contabili era strumentale all’occultamento della sottrazione di denaro. Questo comportamento ha permesso di ipotizzare un profitto, anche se non direttamente patrimoniale. Il profitto, in questi casi, può consistere anche nel vantaggio di nascondere un illecito o di evitare conseguenze negative.

Le motivazioni della Cassazione sull’appropriazione indebita

La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso fosse inammissibile per diverse ragioni. Le contestazioni relative alla qualificazione del reato e alla condanna per un fatto diverso non erano fondate, poiché l’imputazione originaria copriva già tutti gli aspetti della condotta illecita. La Corte ha anche sottolineato che la sparizione del denaro e la mancata restituzione dei documenti contabili erano strettamente collegate. La conservazione dei documenti serviva a nascondere l’appropriazione indebita del denaro, configurando un chiaro intento illecito e un profitto, anche se non monetario diretto. Questo ha rafforzato la decisione di non accogliere il ricorso nel merito.

Le conclusioni del caso di appropriazione indebita

La dichiarazione di inammissibilità del ricorso ha portato alla conferma della condanna per appropriazione indebita. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, ha dovuto versare una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questa decisione ribadisce la serietà con cui la giustizia tratta i reati contro il patrimonio e l’importanza di presentare ricorsi che rispettino pienamente i requisiti procedurali. La sentenza chiarisce che la condotta di appropriazione indebita può avere conseguenze anche quando il profitto non è esclusivamente economico, ma serve a occultare altre azioni illecite.

Cosa significa che un ricorso è “inammissibile”?
Un ricorso è inammissibile quando non rispetta i requisiti formali o procedurali previsti dalla legge. In questi casi, la Corte non esamina il merito della questione, ma si limita a constatare l’irregolarità.

L’appropriazione indebita riguarda solo il denaro?
No, l’appropriazione indebita può riguardare qualsiasi bene mobile (denaro, oggetti, documenti) che viene affidato temporaneamente a una persona e che questa decide di tenere per sé, senza averne il diritto.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la condanna o la decisione dei gradi precedenti diventa definitiva. Inoltre, la persona che ha presentato il ricorso deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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