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Appropriazione indebita: assolto se l’auto in comodato è rubata

Il Proprietario di due autovetture concesse in comodato d’uso ha accusato L’Utilizzatore del reato di appropriazione indebita. La Corte d’appello ha assolto L’Utilizzatore poiché una vettura era stata restituita e l’altra era stata rubata da ignoti prima della scadenza del contratto, escludendo così la volontà di appropriarsi del bene. Il Proprietario ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l’assoluzione. I giudici hanno evidenziato che i motivi erano generici e ripetitivi, limitandosi a richiedere una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, Il Proprietario è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23317 Anno 2026
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di appropriazione indebita e il furto del bene in comodato

Il contratto di comodato d’uso comporta obblighi precisi di custodia e restituzione, ma la mancata riconsegna di un bene non costituisce automaticamente un illecito penale. La Corte di Cassazione ha chiarito i confini del reato di appropriazione indebita in una recente ordinanza, analizzando il caso di un cittadino accusato dal proprietario di non aver restituito due autovetture. Le indagini hanno dimostrato che una vettura era stata regolarmente riconsegnata, mentre l’altra era stata rubata da ignoti prima della scadenza del contratto. Questo evento fortuito esclude la responsabilità penale dell’utilizzatore, poiché manca l’elemento soggettivo del reato.

Quando la mancata restituzione non diventa appropriazione indebita

Per la configurazione del reato di appropriazione indebita è indispensabile che il soggetto attivo compia un atto di interversione del possesso (il mutamento del possesso, cioè quando chi ha la semplice detenzione di un bene inizia a comportarsi come se ne fosse il vero proprietario). Questo significa che l’utilizzatore deve manifestare la chiara volontà di fare proprio il bene altrui, escludendo il legittimo proprietario dal godimento dello stesso.

Nel caso in cui il bene venga rubato da terzi prima della scadenza del termine di restituzione, tale volontà non può essere dimostrata. Il furto subito dal detentore rappresenta un evento esterno e indipendente dalla sua volontà, che rende materialmente impossibile la restituzione del bene. Di conseguenza, la condotta non assume rilevanza penale sotto il profilo dell’appropriazione, potendo al massimo residuare profili di responsabilità civile per omessa custodia, da accertare nelle sedi competenti.

I limiti del ricorso in Cassazione per la parte civile

La parte civile che si ritiene danneggiata non può utilizzare il ricorso per cassazione come un terzo grado di giudizio per ottenere una nuova valutazione dei fatti. Il giudizio di legittimità è limitato alla verifica della corretta applicazione delle norme di legge e alla coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.

Presentare motivi di ricorso che si limitano a ripetere le stesse lamentele già respinte nei precedenti gradi di giudizio rende il ricorso inammissibile. La Suprema Corte non ha il potere di riesaminare le prove o di proporre una lettura alternativa dei fatti, qualora la ricostruzione operata dal giudice di merito sia logica, coerente e priva di vizi giuridici.

Le motivazioni della decisione sull’appropriazione indebita

Le motivazioni della decisione sull’appropriazione indebita si fondano sulla totale assenza di elementi tipici della condotta illecita. La Corte d’appello aveva già ampiamente illustrato come l’utilizzatore avesse restituito una delle due vetture e come la seconda fosse stata rubata da ignoti prima della scadenza del contratto di comodato d’uso.

I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso proposto dal proprietario era privo di specificità e non si confrontava in alcun modo con questa ricostruzione logica. Non è stata fornita alcuna prova di un comportamento dell’utilizzatore volto a trattenere il veicolo per sé o a trarne un profitto ingiusto prima del furto. La semplice perdita del bene a causa di un reato commesso da terzi esclude in radice la possibilità di configurare l’appropriazione.

Le conclusioni della Cassazione sull’appropriazione indebita e le spese

Le conclusioni della Cassazione sull’appropriazione indebita confermano la correttezza della sentenza di assoluzione pronunciata nei gradi precedenti. Il ricorso presentato dal proprietario è stato dichiarato inammissibile a causa della sua genericità e della reiterazione di argomenti di merito non proponibili in sede di legittimità.

Questo esito comporta conseguenze severe per la parte ricorrente. Il proprietario, oltre a vedere confermata l’assoluzione dell’utilizzatore, è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha applicato una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dalla legge per i ricorsi dichiarati inammissibili.

Cosa succede se l’oggetto ricevuto in comodato viene rubato?
Se il furto avviene prima della scadenza del contratto e senza colpa del comodatario, quest’ultimo non risponde del reato di appropriazione indebita poiché manca la volontà di trattenere il bene.

Quando si configura il reato di appropriazione indebita?
Il reato si configura quando il soggetto che possiede legittimamente un bene altrui compie un atto di interversione del possesso, comportandosi come se ne fosse il proprietario esclusivo.

Si può fare ricorso in Cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti?
No, la Corte di Cassazione valuta solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter riesaminare il merito dei fatti già decisi nei gradi precedenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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