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Abuso edilizio: ristrutturare un’opera già abusiva resta reato

Il Committente ha realizzato un abuso edilizio consistente in un manufatto di circa 90 metri quadri sul lastrico solare di un immobile, senza permessi e in zona sismica protetta. I giudici di merito lo hanno condannato a quattro mesi di arresto e a 20.000 euro di ammenda, subordinando la sospensione della pena alla demolizione dell’opera. Il Committente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l’opera fosse preesistente e che lui non fosse il proprietario ma solo un procuratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che qualsiasi intervento su una costruzione abusiva costituisce una ripresa dell’attività criminosa e configura un nuovo reato. Inoltre, la procura conferiva al Committente ampi poteri di gestione, rendendo legittimo l’ordine di demolizione a suo carico.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19253 Anno 2026
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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del manufatto sul lastrico solare e l’abuso edilizio

Un cittadino ha realizzato un grave abuso edilizio consistente in un manufatto di circa 90 metri quadri sul lastrico solare (la terrazza di copertura) di un edificio. L’immobile si trova in un territorio protetto da vincoli paesaggistici e classificato come zona sismica. Il Committente ha eseguito i lavori di costruzione senza il necessario permesso di costruire e senza depositare i progetti strutturali presso il Genio Civile. I giudici di primo e secondo grado hanno accertato la piena responsabilità penale del Committente. Per questo motivo, la Corte d’appello ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto e a 20.000 euro di ammenda. I giudici di merito hanno anche subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena alla demolizione dell’opera abusiva entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

La difesa del committente e la tesi della preesistenza

Il Committente ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento della condanna penale. La difesa ha sostenuto che il manufatto in legno esisteva già da molti anni sul lastrico solare. A riprova di questa affermazione, il difensore ha depositato un verbale di sequestro giudiziario risalente a un’epoca precedente. Secondo questa tesi difensiva, il reato originario era ormai estinto per prescrizione (la perdita di efficacia del reato per il decorso del tempo) e i giudici non potevano pronunciare alcuna condanna. Inoltre, il Committente ha affermato di non essere il proprietario dell’immobile ma un semplice procuratore con poteri limitati alla gestione ordinaria. Di conseguenza, egli non avrebbe avuto il potere giuridico e materiale di demolire la struttura abusiva.

Quando la ristrutturazione configura un nuovo abuso edilizio

La Corte di Cassazione ha analizzato attentamente le prove fotografiche e i verbali redatti dalla polizia giudiziaria durante il sopralluogo. I rilievi tecnici hanno dimostrato che il manufatto recente presentava un’altezza superiore rispetto a quello sequestrato in precedenza. Questo aumento volumetrico e la modifica della sagoma dimostrano l’esecuzione di nuovi lavori di ristrutturazione sulla struttura preesistente. I giudici di legittimità hanno ribadito un principio fundamental in materia urbanistica. Qualsiasi intervento edilizio successivo su una costruzione abusiva non ancora sanata costituisce una ripresa dell’attività illecita originaria. Anche una semplice opera di manutenzione ordinaria su un immobile abusivo genera un nuovo reato autonomo. La legge non tutela in alcun modo le opere nate in violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche.

Le motivazioni della sentenza sull’abuso edilizio

I giudici della Suprema Corte hanno respinto tutti i motivi di ricorso presentati dalla difesa del Committente. La sentenza spiega che la procura speciale conferita al Committente non si limitava affatto alla sola ordinaria amministrazione. L’atto notarile attribuiva al Committente il potere di avviare pratiche di sanatoria edilizia e di gestire interamente l’immobile per conto del proprietario. Questa ampia delega dimostra che il Committente aveva la piena disponibilità materiale e giuridica del bene. Egli poteva quindi eseguire l’ordine di demolizione senza alcun ostacolo giuridico. La Corte ha inoltre confermato il corretto diniego delle circostanze attenuanti generiche. La semplice incensuratezza non basta per ottenere uno sconto di pena in presenza di una condotta edilizia illecita e ripetuta nel tempo.

Le conclusioni sul caso di abuso edilizio

La Corte di Cassazione ha dichiarata inammissibile il ricorso del Committente. Questa decisione comporta la conferma definitiva della condanna penale e dell’ordine di demolizione del manufatto abusivo. Il ricorrente deve anche pagare le spese del procedimento giudiziario e versare la somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza riafferma che il decorso del tempo non legittima mai le opere abusive. Chi interviene su un immobile non in regola rischia sempre una nuova incriminazione penale. La demolizione immediata resta l’unico rimedio previsto dall’ordinamento per ripristinare lo stato dei luoghi e tutelare il territorio.

Cosa succede se si ristruttura un immobile che è già abusivo?
Qualsiasi lavoro edilizio su una struttura abusiva non sanata costituisce un nuovo reato penale, anche se si tratta di una semplice manutenzione.

Chi non è proprietario dell’immobile può ricevere l’ordine di demolizione?
Sì, l’ordine di demolizione può colpire anche il procuratore o il gestore di fatto che ha ampi poteri di amministrazione sul bene.

L’incensuratezza garantisce sempre uno sconto di pena per i reati edilizi?
No, lo stato di incensuratezza non è sufficiente da solo per ottenere le circostanze attenuanti generiche se il giudice valuta negativamente la gravità del fatto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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