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Abusi edilizi: la particolare tenuità del fatto non salva dalla condanna

Un costruttore realizza diversi immobili abusivi, tra cui un’abitazione e una stalla, in una zona sismica e con vincolo paesistico. Successivamente, ne demolisce solo uno, chiedendo l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta. I giudici chiariscono che la demolizione parziale non è sufficiente per ottenere il beneficio, specialmente di fronte a una pluralità di abusi e alla mancata rimozione dell’opera più grave, come l’abitazione. L’appello del costruttore viene dichiarato inammissibile e la sua condanna a sette mesi e quindici giorni di arresto e 22.000 euro di ammenda diventa definitiva.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 21190 Anno 2023
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Pubblicato il 12 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Abusi edilizi e la speranza della non punibilità

La costruzione senza permessi in aree protette è un reato grave. Tuttavia, la legge prevede uno strumento, la non punibilità per particolare tenuità del fatto, che a volte può salvare dalla condanna. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ci aiuta a capire quando questo beneficio non può essere applicato. Il caso riguarda un costruttore che aveva realizzato una serie di opere completamente abusive in una zona soggetta a vincolo paesistico e a rischio sismico. Tra queste, spiccavano un’abitazione, una stalla, locali adibiti a deposito e altre strutture. Di fronte alla contestazione, l’imputato aveva demolito solo una delle costruzioni minori.

La vicenda: una serie di costruzioni illegali

Un privato cittadino decide di costruire diversi immobili senza richiedere alcuna autorizzazione. Le opere includono una stalla, un deposito, un’abitazione, un ricovero per animali e persino una struttura in cemento per materiali di cantiere. Il problema principale è il luogo scelto: un’area protetta da un vincolo paesistico e classificata come zona sismica. Questo significa che qualsiasi costruzione avrebbe richiesto non solo il permesso del Comune, ma anche autorizzazioni specifiche dalla Soprintendenza e dal Genio Civile. L’assenza totale di questi permessi rende le opere completamente illegali e pericolose.

La difesa e l’appello alla particolare tenuità del fatto

Scoperto l’abuso, il costruttore ha cercato di rimediare. Ha presentato una richiesta di sanatoria per l’abitazione (che però non è stata concessa) e ha demolito una delle strutture minori, un locale adibito a deposito. Forte di questa azione, la sua difesa ha sostenuto che il reato dovesse essere considerato di particolare tenuità del fatto. In pratica, si chiedeva ai giudici di riconoscere che, nonostante l’illegalità, il danno complessivo era minimo e il comportamento successivo alla scoperta del reato (la demolizione parziale) meritava un trattamento di favore, ovvero la non punibilità. La Corte d’Appello, però, non è stata dello stesso avviso e lo ha condannato. L’uomo ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione: la particolare tenuità del fatto non è automatica

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno spiegato in modo molto chiaro perché la particolare tenuità del fatto non era applicabile. Innanzitutto, non si trattava di un singolo, piccolo abuso, ma di una pluralità di opere illegali che, nel loro insieme, costituivano una violazione grave e non modesta. In secondo luogo, il comportamento successivo al reato non è stato ritenuto sufficiente. La demolizione di un solo manufatto, peraltro il meno rilevante, non basta a cancellare la gravità dell’intera operazione. I giudici hanno sottolineato che la semplice richiesta di demolizione non ha valore; serve l’effettiva eliminazione delle opere abusive. Infine, l’opera più significativa, l’abitazione, non solo non era stata demolita, ma era ancora abusiva, rendendo impossibile considerare l’offesa come ‘tenue’.

Le conclusioni: la condanna per abusi edilizi è confermata

La decisione finale è stata la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo significa che la condanna della Corte d’Appello è diventata definitiva: sette mesi e quindici giorni di arresto (con pena sospesa) e 22.000 euro di ammenda. La sentenza stabilisce un principio importante: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non è una scappatoia per chi commette abusi edilizi multipli. Un ravvedimento parziale e strategico, come demolire solo l’opera meno importante, non è sufficiente a estinguere la responsabilità penale per un comportamento che ha violato norme fondamentali a tutela del paesaggio e della sicurezza pubblica.

Posso evitare una condanna per abuso edilizio se demolisco l’opera?
La demolizione dell’opera abusiva è un comportamento che il giudice valuta positivamente, ma non garantisce automaticamente la non punibilità. La decisione dipende dalla gravità complessiva del fatto e dalla presenza di eventuali altri abusi.

Quando si applica la non punibilità per particolare tenuità del fatto?
Si applica ai reati minori per i quali il danno o il pericolo è molto esiguo e il comportamento del colpevole è occasionale. Non si applica in caso di reati gravi, condotte abituali o quando l’offesa non può essere considerata minima.

Cosa succede se il mio ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza del grado precedente (solitamente della Corte d’Appello) diventa definitiva e deve essere eseguita. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione economica.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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