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Abnormità dell’ordinanza: tra errore del giudice e blocco

Il Tribunale dichiarava nullo il decreto di citazione a giudizio per l’incompleta identificazione dell’imputato tramite rilievi foto-dattiloscopici, restituendo gli atti al Pubblico Ministero. Quest’ultimo proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l’abnormità dell’ordinanza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Pur ritenendo l’ordinanza illegittima (poiché l’identificazione fisica può avvenire anche durante il dibattimento), i giudici hanno escluso l’abnormità dell’ordinanza. Il provvedimento, infatti, non determina una stasi insuperabile del processo, in quanto il Pubblico Ministero può procedere alla correzione del capo d’imputazione e riprendere l’azione penale. Di conseguenza, l’atto non è impugnabile per cassazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 11842 Anno 2022
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso della mancata identificazione e l’abnormità dell’ordinanza

Un cittadino straniero riceve una citazione in giudizio. Il Giudice del dibattimento rileva la mancanza di rilievi foto-dattiloscopici (impronte digitali e foto). Per questo motivo, il Giudice dichiara nullo il decreto di citazione e restituisce gli atti al Pubblico Ministero. Il Pubblico Ministero non accetta questa decisione e si rivolge alla Corte di Cassazione. Egli sostiene che il provvedimento sia illegittimo e contesta l’abnormità dell’ordinanza. La Suprema Corte deve quindi stabilire se la restituzione degli atti costituisca un blocco insuperabile del processo.

Il contrasto tra Pubblico Ministero e Giudice del dibattimento

Nel corso del processo penale, l’identificazione della persona accusata rappresenta un elemento fondamentale. Il Giudice di primo grado ha ritenuto che la mancanza di accertamenti dattiloscopici rendesse l’imputato un soggetto ignoto. Di conseguenza, ha annullato la citazione a giudizio. Il Pubblico Ministero ha invece evidenziato che l’imputato possedeva un codice fiscale regolare. Inoltre, le forze dell’ordine avevano già identificato fisicamente il soggetto in precedenza. La decisione del Giudice ha quindi creato un conflitto procedurale tra l’accusa e l’organo giudicante.

Quando un provvedimento del giudice si definisce davvero anomalo

Per comprendere la vicenda occorre chiarire quando un atto del giudice possa considerarsi anomalo o, in termini tecnici, affetto da abnormità. Questo concetto non è scritto direttamente nel codice di procedura penale. La giurisprudenza ha creato questa categoria per rimediare a provvedimenti singolari che paralizzano il processo. Un atto è anomalo se si colloca completamente al di fuori del sistema legale o se impone adempimenti impossibili. Se il provvedimento è semplicemente errato o illegittimo, le parti devono usare i normali mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

Le motivazioni della Cassazione sull’abnormità dell’ordinanza

Le motivazioni della Cassazione sull’abnormità dell’ordinanza si fondano sulla distinzione tra errore del giudice e blocco del processo. La Suprema Corte riconosce che il Giudice di primo grado ha commesso un errore. La legge consente infatti di identificare l’imputato anche durante la fase del dibattimento (il processo vero e proprio). Non è necessario restituire gli atti per questo motivo. Tuttavia, questo errore non si traduce nell’abnormità dell’ordinanza. Il provvedimento non impone al Pubblico Ministero un atto nullo. Il Pubblico Ministero può semplicemente correggere i dati anagrafici e citare nuovamente il soggetto. Non esiste quindi alcuna stasi insuperabile del procedimento penale.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e la ripresa del processo

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e la ripresa del processo confermano la linea di rigore della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Questa decisione comporta che l’ordinanza del Tribunale, sebbene errata, rimane valida ed efficace. Il Pubblico Ministero deve ora riprendere in mano il fascicolo. Egli dovrà provvedere alla correzione dei dati o alla nuova citazione dell’imputato. Il processo non si ferma definitivamente ma subisce solo un rallentamento temporaneo. Questa pronuncia ribadisce che il ricorso straordinario per cassazione non può essere utilizzato per risolvere ogni semplice disaccordo procedurale tra magistrati.

Cosa succede se il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero per identificare l’imputato?
Il provvedimento è illegittimo perché l’identificazione può avvenire anche durante il dibattimento, ma non è considerato nullo o anomalo.

Quando un provvedimento del giudice viene definito anomalo?
Un provvedimento è anomalo quando risulta totalmente estraneo all’ordinamento giuridico o quando provoca una paralisi insuperabile del processo.

Il pubblico ministero può impugnare in Cassazione l’ordinanza di restituzione degli atti?
No, il pubblico ministero non può impugnare direttamente questo provvedimento poiché non determina un blocco definitivo del procedimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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