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Abnormità dell’atto processuale: limiti al ricorso

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell’abnormità dell’atto processuale in relazione a un’ordinanza del Tribunale che, nel rito direttissimo, ha separato i procedimenti per alcuni reati connessi rimettendo gli atti al PM. La Corte ha stabilito che anche se il giudice rileva erroneamente d’ufficio una nullità relativa, l’atto non è abnorme se previsto dal codice e se non blocca il processo.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 46122 Anno 2022
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Pubblicato il 31 agosto 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’abnormità dell’atto processuale nel rito direttissimo

Il concetto di abnormità dell’atto processuale rappresenta uno dei temi più complessi e dibattuti della procedura penale. Recentemente, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su questo istituto, chiarendo i confini tra un semplice errore del giudice e un atto realmente invalido che legittima il ricorso per cassazione.

Il caso della separazione dei procedimenti

La vicenda ha origine durante un’udienza per un giudizio direttissimo. Il Tribunale aveva disposto la separazione del processo per due reati specifici (danneggiamento e possesso di strumenti da scasso) connessi a un tentativo di furto. Il giudice, ritenendo che per questi reati secondari mancassero le condizioni per il rito accelerato, ha restituito gli atti al Pubblico Ministero.

Il Pubblico Ministero ha impugnato tale ordinanza, sostenendo che si trattasse di un caso di abnormità dell’atto processuale. Secondo l’accusa, il giudice avrebbe rilevato d’ufficio una nullità relativa che solo la difesa avrebbe potuto eccepire, provocando così una regressione indebita del procedimento.

Definizione di abnormità dell’atto processuale

Per comprendere la decisione, occorre ricordare che un atto è considerato abnorme in due casi: sotto il profilo strutturale, quando è completamente estraneo all’ordinamento giuridico; sotto il profilo funzionale, quando pur essendo previsto, determina una stasi del processo o una sua regressione anomala.

Nel caso in esame, la questione riguardava proprio se l’errore del giudice nel rilevare d’ufficio una nullità potesse essere configurato come un atto abnorme tale da giustificare l’intervento della Suprema Corte.

Quando non sussiste l’abnormità dell’atto processuale

La Cassazione ha chiarito che non ogni provvedimento illegittimo o errato è automaticamente abnorme. Se il provvedimento è un’espressione dei poteri riconosciuti al giudice dal codice e non blocca il processo in modo definitivo, esso rimane all’interno del sistema.

Nel caso specifico, l’ordinanza di restituzione degli atti al PM è espressamente prevista dall’articolo 452 del codice di procedura penale. Anche se il giudice l’ha adottata erroneamente rilevando d’ufficio una nullità relativa, l’atto non è “avulso dal sistema”. Il PM, infatti, può procedere nuovamente con l’azione penale ordinaria, evitando così qualsiasi stasi insuperabile.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sul principio per cui l’abnormità dell’atto processuale non può essere invocata per correggere semplici errori di interpretazione della legge se l’atto in sé è previsto dall’ordinamento. Poiché la restituzione degli atti è una facoltà disciplinata dal codice, la sua applicazione errata costituisce un errore di diritto ma non un’abnormità. Inoltre, la Corte ha ribadito che l’irrituale instaurazione del rito direttissimo genera una nullità relativa che dovrebbe essere eccepita dalle parti, ma il fatto che il giudice l’abbia rilevata autonomamente non rompe lo schema organico del processo.

Le conclusioni

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché l’ordinanza impugnata non presentava i caratteri dell’abnormità. Il sistema penale prevede meccanismi di correzione specifici, ma l’abnormità rimane un rimedio eccezionale riservato a situazioni di reale paralisi o stranezza giuridica. Per gli operatori del diritto, questa sentenza conferma la necessità di distinguere accuratamente tra vizi procedurali comuni e vizi di sistema che rendono l’atto impugnabile per cassazione.

Cosa si intende per abnormità dell’atto processuale?
L’abnormità è un vizio non scritto nel codice che colpisce atti totalmente estranei al sistema legale o atti che, pur se previsti, paralizzano il processo o causano una regressione indebita.

Si può impugnare l’ordinanza che restituisce gli atti al PM nel rito direttissimo?
No, non è impugnabile per cassazione come atto abnorme perché tale provvedimento è previsto dal codice e non determina un blocco insuperabile del procedimento, potendo il PM riattivare l’azione penale.

Cosa accade se il giudice rileva d’ufficio una nullità relativa?
Il giudice commette un errore di diritto, poiché le nullità relative possono essere sollevate solo dalle parti. Tuttavia, tale errore non rende l’ordinanza abnorme se l’atto è comunque contemplato dalle norme processuali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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