L’abnormità dell’atto processuale nel rinvio a giudizio
Nel panorama del diritto processuale penale italiano, il concetto di abnormità dell’atto processuale rappresenta una delle figure più complesse e dibattute. Si tratta di un vizio non codificato, creato dalla giurisprudenza per porre rimedio a situazioni in cui un atto del giudice, pur non essendo nullo o inutilizzabile in senso stretto, risulta così eccentrico rispetto al sistema da bloccare il normale corso della giustizia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto ulteriore chiarezza su questo istituto.
Il caso: tra rinvio a giudizio e citazione diretta
La vicenda trae origine da un procedimento penale per reati di furto, tra cui la fattispecie di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.). Il Pubblico Ministero aveva richiesto il rinvio a giudizio dell’imputata davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP). Tuttavia, il GUP, accogliendo un’eccezione della difesa, ha ordinato la restituzione degli atti al Pubblico Ministero affinché procedesse nelle forme della citazione diretta a giudizio, ritenendo che per tale reato non fosse necessaria l’udienza preliminare.
Il Pubblico Ministero ha impugnato tale ordinanza davanti alla Suprema Corte, sostenendo che si trattasse di un’ipotesi di abnormità dell’atto processuale. Secondo l’accusa, il provvedimento avrebbe creato una stasi insuperabile del procedimento, poiché il PM non avrebbe potuto né reiterare la richiesta di rinvio, né procedere correttamente con la citazione diretta.
La distinzione tra abnormità strutturale e funzionale
La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha ricordato la tradizionale distinzione tra due tipi di abnormità:
- Abnormità strutturale: si verifica quando l’atto è del tutto estraneo all’ordinamento processuale per la singolarità del suo contenuto (ad esempio, un ordine non previsto dalla legge).
- Abnormità funzionale: ricorre quando l’atto, pur essendo espressione di un potere legittimo, determina una regressione del procedimento o una stasi che il Pubblico Ministero non può risolvere se non compiendo un atto nullo.
Nel caso analizzato, la Corte ha escluso entrambi i profili. Il GUP ha esercitato un potere previsto dall’art. 33-sexies del codice di procedura penale, interpretando il catalogo dei reati che permettono la citazione diretta in modo coerente con un orientamento giurisprudenziale diffuso.
Implicazioni pratiche per la difesa e l’accusa
La decisione sottolinea un principio fondamentale: non basta che un’ordinanza sia considerata “sbagliata” o che causi una regressione del processo alla fase precedente per essere definita abnorme. È necessario che essa imponga al Pubblico Ministero un adempimento che generi una nullità rilevabile nel corso del futuro giudizio.
In questo contesto, la restituzione degli atti per procedere con citazione diretta non lede i diritti della difesa, poiché l’udienza preliminare è considerata una garanzia aggiuntiva. Se il giudice decide di farne a meno per passare direttamente al dibattimento, e tale scelta non impedisce al PM di esercitare l’azione penale, non si configura un blocco del sistema.
Le motivazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che l’ordinanza del GUP non può considerarsi abnorme in quanto non determina una stasi del procedimento né impone al Pubblico Ministero un’attività contra legem. Il sistema processuale prevede che, in caso di contrasto tra giudice e PM sulla modalità di citazione a giudizio, debba prevalere la decisione del giudice se questa non genera nullità assolute. Poiché procedere con citazione diretta per il reato di furto in abitazione è una prassi supportata da diversi orientamenti giurisprudenziali, l’atto del GUP rientra nei limiti dell’esercizio del potere giurisdizionale.
Le conclusioni
In conclusione, il ricorso del Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ribadito che l’abnormità dell’atto processuale è un rimedio eccezionale, da riservare a patologie gravissime che impediscono materialmente la prosecuzione del processo. Quando il PM può semplicemente adeguarsi all’indicazione del giudice, esercitando l’azione penale in una forma diversa ma valida, il ricorso per cassazione non è ammesso. Questo principio assicura la ragionevole durata del processo, evitando che dispute interpretative tra organi giudiziari portino a lunghi blocchi procedurali senza una reale lesione dei diritti delle parti.
Cosa si intende per abnormità dell’atto processuale in ambito penale?
Si tratta di un atto del giudice che, per il suo contenuto stravagante o per gli effetti di blocco che produce sul processo, viene considerato estraneo al sistema legale e quindi impugnabile.
L’ordinanza che restituisce gli atti al PM per citazione diretta è sempre impugnabile?
No, secondo la Cassazione non è impugnabile se non blocca realmente il processo e se il PM può procedere con la citazione diretta senza violare i diritti della difesa.
Il furto in abitazione richiede obbligatoriamente l’udienza preliminare?
Esiste un dibattito giuridico, ma la giurisprudenza maggioritaria ritiene che per il reato di furto in abitazione si possa procedere anche con citazione diretta a giudizio.