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Abitualità del comportamento: furto e art. 131 bis

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La decisione si fonda sulla sussistenza dell’abitualità del comportamento, evidenziata da plurimi precedenti specifici, che osta all’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131 bis del codice penale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19517 Anno 2024
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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Abitualità del Comportamento: Quando i Precedenti Escludono la Particolare Tenuità del Fatto

L’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, disciplinata dall’art. 131 bis del codice penale, è spesso al centro di dibattiti giudiziari. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 19517/2024) offre un chiarimento cruciale su uno dei principali ostacoli a questo beneficio: l’abitualità del comportamento del reo. Il caso analizzato riguarda un tentato furto e dimostra come la storia criminale di un individuo possa essere determinante per la sua punibilità, anche a fronte di un reato di per sé non grave.

I Fatti del Caso: Il Tentato Furto e il Ricorso in Cassazione

Un giovane individuo veniva condannato in primo grado e in appello per il reato di tentato furto di otto bottiglie di liquore. La difesa, ritenendo il fatto di lieve entità, presentava ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell’art. 131 bis c.p., che avrebbe escluso la punibilità.

Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello non aveva adeguatamente motivato le ragioni del diniego, soprattutto considerando la modesta entità del danno patrimoniale potenziale. Il ricorso mirava a ottenere un annullamento della condanna proprio in virtù della speciale causa di non punibilità.

La Decisione della Corte: l’Abitualità del Comportamento come Ostacolo Decisivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente la decisione dei giudici di merito. Il motivo principale del rigetto non risiede tanto nella valutazione della gravità del furto in sé, quanto nella figura del reo.

I giudici di legittimità hanno ritenuto il motivo di ricorso generico e indeterminato, poiché non si confrontava specificamente con la solida motivazione della sentenza d’appello. Quest’ultima, infatti, aveva già evidenziato due elementi chiave: in primo luogo, che la sottrazione di otto bottiglie di liquore non è un fatto dal disvalore penale così esiguo da meritare la totale esenzione da pena; in secondo luogo, e in modo dirimente, la sussistenza di una chiara abitualità del comportamento criminale dell’imputato.

Le Motivazioni della Corte

La motivazione della Corte si fonda su un’analisi approfondita del concetto di abitualità del comportamento come presupposto ostativo all’applicazione dell’art. 131 bis c.p. La sentenza impugnata aveva correttamente valorizzato il fatto che l’imputato, nonostante la giovane età, fosse gravato da plurimi precedenti specifici per reati contro il patrimonio o comunque determinati da un motivo di lucro.

Questa ripetitività nelle condotte illecite integra pienamente la nozione di “comportamento abituale”, che la legge considera incompatibile con il beneficio della non punibilità. La Cassazione ha richiamato un importante principio espresso dalle Sezioni Unite (sentenza n. 13681 del 2016), secondo cui la condotta è abituale quando l’autore, anche successivamente al reato per cui si procede, ha commesso almeno due illeciti, oltre a quello in esame.

È fondamentale notare che per questa valutazione il giudice può fare riferimento non solo a condanne irrevocabili, ma anche ad altri illeciti sottoposti alla sua cognizione o a reati precedentemente ritenuti non punibili proprio in virtù dell’art. 131 bis c.p. Questo approccio permette una valutazione complessiva della personalità e della condotta dell’imputato, che va oltre il singolo episodio criminoso.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale: l’istituto della particolare tenuità del fatto non è un meccanismo automatico per depenalizzare i reati minori. La sua applicazione richiede una valutazione complessa che tiene conto sia della gravità oggettiva del fatto (modalità della condotta e entità del danno), sia della personalità del reo.

La presenza di precedenti penali, specialmente se specifici e reiterati, costituisce un forte indizio di abitualità del comportamento e, di conseguenza, un ostacolo quasi insormontabile per ottenere il beneficio. La decisione insegna che la valutazione del giudice si estende all’intera storia criminale del soggetto, poiché la finalità della norma è quella di escludere dalla punizione solo episodi criminosi veramente isolati e occasionali, commessi da soggetti non inclini a delinquere.

Avere precedenti penali impedisce sempre l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.)?
Sulla base di questa ordinanza, una pluralità di precedenti specifici per reati contro il patrimonio o mossi da fine di lucro può integrare l'”abitualità del comportamento”, che è una condizione ostativa all’applicazione del beneficio. Non è il singolo precedente in sé, ma la loro reiterazione a essere decisiva per la valutazione del giudice.

Cosa si intende per “abitualità del comportamento” ai fini dell’art. 131 bis c.p.?
La Corte chiarisce che la condotta è considerata abituale quando l’autore ha commesso almeno due illeciti oltre a quello per cui si sta procedendo. Ai fini di questa valutazione, il giudice può considerare anche condanne non ancora irrevocabili o reati per i quali in passato è già stata applicata la causa di non punibilità per tenuità del fatto.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico. La difesa non ha contestato in modo specifico e puntuale la motivazione della Corte d’Appello, la quale aveva già spiegato in modo logico e corretto perché l’art. 131 bis non fosse applicabile, basandosi proprio sulla comprovata abitualità della condotta criminale dell’imputato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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