Aberratio ictus: la reazione della vittima non esclude il reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34179/2024, offre un’importante lezione sulla figura dell’aberratio ictus e sulla responsabilità dei concorrenti nel reato. Il caso, drammatico, riguarda una spedizione punitiva in cui, a causa della reazione della vittima designata, a morire è stato uno degli stessi aggressori. La Suprema Corte ha chiarito che la reazione difensiva è un evento prevedibile che non spezza il legame causale, con significative conseguenze per i complici.
I Fatti di Causa
Un gruppo di persone, tra cui due fratelli, si reca presso una rivendita di automobili per attuare una “spedizione punitiva” contro il titolare. Durante l’aggressione, uno dei fratelli estrae una pistola e la punta contro l’imprenditore. Quest’ultimo, con una mossa repentina, riesce a deviare il braccio armato del suo aggressore proprio mentre parte il colpo. La traiettoria del proiettile viene alterata e colpisce all’addome lo stesso aggressore, uccidendolo.
La violenza non si ferma qui. Il fratello superstite si impossessa della pistola e la punta contro il figlio del titolare, accorso sulla scena, premendo il grilletto. Fortunatamente, l’arma si inceppa, evitando un’altra tragedia. Gli altri complici partecipano all’azione, sostenendo gli aggressori e impedendo l’intervento di soccorritori.
La Decisione dei Giudici di Merito
Il Tribunale del riesame, investito della questione, aveva parzialmente annullato l’ordinanza di custodia cautelare per il reato di omicidio consumato. Secondo i giudici del riesame, la morte dell’aggressore non poteva configurarsi come un caso di omicidio in concorso con aberratio ictus. A loro avviso, l’azione cosciente e volontaria della vittima designata, che aveva deviato l’arma, rappresentava un fattore imprevedibile e autonomo, tale da interrompere il nesso di causalità con la condotta originaria dei complici. L’evento morte veniva quindi attribuito alla legittima difesa della vittima, e l’azione originaria veniva riqualificata come tentato omicidio ai danni del titolare.
Le motivazioni della Corte di Cassazione e il principio dell’aberratio ictus
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, dissentendo nettamente dalla ricostruzione del Tribunale del riesame. Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione dell’art. 82 del codice penale, che disciplina l’aberratio ictus.
La Suprema Corte ha stabilito che la possibilità che un soggetto, minacciato con una pistola a distanza ravvicinata, reagisca per difendersi non è un evento eccezionale o imprevedibile. Al contrario, rientra nell'”id quod plerumque accidit” (ciò che accade di solito). Una tale reazione non costituisce una serie causale autonoma in grado di escludere l’efficienza causale della condotta originaria dell’agente.
Di conseguenza, l’errore nell’esecuzione, che ha portato a colpire una persona diversa (in questo caso, uno dei correi), non modifica la qualificazione giuridica del reato per i complici. Essi rispondono dell’omicidio come se fosse stata colpita la vittima designata. Il principio dell’indifferenza del soggetto passivo, cardine dell’aberratio ictus, si applica pienamente anche quando la vittima effettiva è un compartecipe dell’azione criminosa. L’esito aberrante, per la legge, non ha un effetto liberatorio per i sodali.
La Corte precisa che il giudice del rinvio dovrà comunque compiere accertamenti complessi per confermare la configurabilità del reato aberrante. Sarà necessario verificare che l’interferenza della vittima si sia limitata a deviare il colpo (e non a dirigere totalmente la mano dello sparatore) e che l’aggressore, al momento dello sparo, agisse ancora con il dolo omicida iniziale, escludendo che il colpo sia partito accidentalmente durante la colluttazione.
Le conclusioni
La sentenza in commento riafferma un principio fondamentale in materia di concorso di persone e aberratio ictus: la responsabilità penale si estende a tutte le conseguenze prevedibili dell’azione delittuosa concordata. La reazione difensiva della vittima non è un “cigno nero” che scagiona i complici, ma una variabile del rischio insito nell’azione criminale. La Corte ha quindi annullato l’ordinanza del riesame sul punto, rinviando gli atti per un nuovo giudizio che dovrà attenersi a questi principi. La decisione ha anche confermato la validità delle misure cautelari per gli altri reati contestati (tentato omicidio e porto illegale d’arma), rigettando il ricorso dell’indagato.
La reazione difensiva della vittima designata interrompe il nesso causale e impedisce di applicare l’aberratio ictus?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la reazione di una persona offesa che, opponendosi a un’aggressione, devia l’offesa verso altri non integra, in linea di principio, un decorso causale eccezionale. Essendo un fattore ampiamente prevedibile, non interrompe l’efficienza causale della condotta offensiva originaria.
I complici di un’aggressione rispondono penalmente se, a causa della reazione della vittima, a morire è uno degli aggressori stessi?
Sì. La Corte ha stabilito che l’aberratio ictus è configurabile anche se la vittima attinta è uno dei correi. L’azione collettiva ha raggiunto il suo scopo (l’offesa alla vita), ma l’esecuzione aberrante ha fatto ricadere le conseguenze su un compartecipe. Questo esito, per il principio di indifferenza del soggetto passivo, non ha un effetto liberatorio per gli altri complici.
Cosa deve valutare il giudice del rinvio per configurare correttamente il reato in un caso di colpo deviato?
Il giudice del rinvio dovrà approfondire due aspetti principali: primo, accertare che l’interferenza della vittima si sia limitata a deviare il braccio dello sparatore e non sia stata una totale etero-direzione della mano; secondo, verificare che l’aggressore, al momento dello sparo, avesse ancora il dolo iniziale di uccidere la vittima designata, escludendo che il colpo sia partito accidentalmente durante la colluttazione.