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Uso della cosa comune: scala demolita e ripristino obbligatorio

Tre condomine hanno demolito una scala comune in cemento, sostituendola con una in metallo in diversa posizione, e aperto un varco nel muro perimetrale per creare un garage. Un altro condomino, con difficoltà motorie che usava la vecchia scala, ha fatto causa. La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità dei lavori. La distruzione e lo spostamento della scala, insieme all’apertura del varco, violano il principio del pari uso della cosa comune previsto dall’articolo 1102 del codice civile. Tali opere hanno infatti alterato la destinazione del cortile, impedendo agli altri condomini di utilizzarlo liberamente. Di conseguenza, le condomine sono state condannate a ripristinare la scala originaria e a chiudere il varco nel muro, oltre a pagare le spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 12685 Anno 2022
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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Uso della cosa comune: quando i lavori in condominio diventano abusivi

Vivere in un condominio richiede il rispetto di regole precise per garantire la pacifica convivenza. Tra queste regole, spicca il principio del pari uso della cosa comune, che permette a ciascun condomino di apportare modifiche per migliorare il godimento dei beni condivisi. Tuttavia, questo diritto incontra un limite invalicabile: non è possibile alterare la destinazione del bene o impedire agli altri proprietari di utilizzarlo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo delicato equilibrio, confermando che le modifiche unilaterali non possono mai tradursi in un danno per gli altri condomini.

La vicenda: la demolizione della scala e il nuovo garage

La controversia nasce dall’iniziativa di tre condomine. Le donne hanno eseguito importanti lavori nel cortile comune senza il consenso degli altri partecipanti. Nello specifico, le condomine hanno abbattuto una scala esterna in muratura e cemento. Al suo posto, hanno installato una nuova scala in metallo, posizionandola in un punto diverso e con un orientamento differente. Inoltre, le stesse hanno aperto un varco nel muro perimetrale comune per creare un accesso diretto a un garage privato.

Un altro condomino ha deciso di agire in giudizio per tutelare i propri diritti. L’uomo, affetto da gravi problemi di deambulazione (difficoltà nel camminare), utilizzava regolarmente la vecchia scala in cemento per accedere alla sua proprietà. La nuova scala in metallo, oltre a essere posizionata diversamente, risultava molto più scomoda e scivolosa. Inoltre, l’apertura del garage e la nuova disposizione della scala impedivano il transito e la sosta temporanea dei veicoli nel cortile, trasformando di fatto l’area comune in uno spazio a uso quasi esclusivo delle tre condomine. I giudici di merito hanno accolto le richieste del condomino, ordinando il ripristino dello stato dei luoghi. Le condomine hanno quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione sull’uso della cosa comune

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle condomine, confermando la decisione dei giudici precedenti. Gli eremiti della Suprema Corte hanno chiarito che l’uso della cosa comune, regolato dall’articolo 1102 del codice civile, non consente modifiche che stravolgano la funzione del bene condiviso.

La demolizione della vecchia scala in muratura e la sua ricostruzione in metallo hanno modificato l’entità materiale del bene comune. Questo intervento ha influito negativamente sulla destinazione del cortile. Prima dei lavori, tutti i condomini potevano utilizzare il cortile per il transito delle auto e per depositare temporaneamente biciclette e altri beni. Dopo le modifiche, lo spazio doveva rimanere costantemente sgombro per consentire il passaggio esclusivo delle auto delle ricorrenti verso il nuovo garage.

I giudici hanno sottolineato che il pari uso non impone un utilizzo identico e contemporaneo da parte di tutti. Tuttavia, esso esige il rispetto della solidarietà condominiale. Un singolo condomino non può appropriarsi di una porzione di cortile o alterare un manufatto comune se questo comportamento esclude gli altri dalle medesime possibilità di godimento. Nel caso specifico, i lavori hanno ridotto la funzionalità del cortile per l’intero condominio, avvantaggiando unicamente le tre proprietarie.

Le conclusioni sul ripristino dei luoghi

La decisione della Cassazione stabilisce un principio chiaro per la gestione degli spazi condominiali. Chi esegue opere non autorizzate che limitano i diritti altrui deve farsi carico delle conseguenze. Le condomine hanno perso definitivamente la causa e devono ora provvedere alla riduzione in pristino (ripristino dello stato originario) dei beni comuni.

In concreto, le ricorrenti dovranno demolire la scala in metallo e ricostruire la precedente scala in muratura, rispettando la posizione, i materiali e le dimensioni originarie. Dovranno inoltre chiudere l’apertura praticata nel muro perimetrale esterno, eliminando il varco abusivo. Infine, la Corte ha condannato le condomine al pagamento delle spese processuali del grado di legittimità, liquidate in oltre cinquemila euro. Questa sentenza ricorda che la tutela delle parti comuni prevale sempre sugli interessi individuali non concordati.

Cosa stabilisce l’articolo 1102 del codice civile sull’uso delle parti comuni?
Ciascun condomino può utilizzare e modificare le parti comuni per un migliore godimento personale, purché non ne alteri la destinazione d’uso e non impedisca agli altri condomini di farne un pari uso.

Cosa rischia chi modifica o demolisce una scala condominiale senza autorizzazione?
Il condomino che esegue modifiche non consentite può essere condannato alla riduzione in pristino, ovvero all’obbligo di ricostruire l’opera originaria a proprie spese, oltre al risarcimento dei danni.

È possibile aprire un varco nel muro perimetrale comune per creare un garage privato?
L’apertura di un varco è illegittima se questa modifica altera la destinazione del cortile comune o limita in modo significativo il transito e l’uso dello spazio da parte degli altri comproprietari.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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