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Totem nel bar: confermata la sanzione per apparecchi da gioco

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha inflitto una sanzione di 20.000 euro alla titolare di un bar. I funzionari hanno trovato nel locale un totem touchscreen privo di codice identificativo e collegato a piattaforme di scommesse telematiche. L’esercente ha impugnato il provvedimento, sostenendo la non applicabilità della normativa e l’assenza di prove concrete sull’effettivo uso per vincite in denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della commerciante. I giudici hanno chiarito che la legge sanziona qualunque apparecchio idoneo a consentire il gioco con vincite in denaro non collegato alla rete statale. Spettava all’esercente dimostrare limitazioni tecniche del dispositivo mai provate nel giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 37176 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

Il controllo amministrativo e la sanzione per apparecchi da gioco

L’installazione di apparecchiature telematiche nei locali commerciali richiede il rispetto rigoroso delle normative di settore. La presenza di dispositivi multimediali connessi alla rete espone gli esercenti al rischio di pesanti sanzioni pecuniarie. La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una titolare di un bar colpita da una sanzione per apparecchi da gioco emessa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I funzionari avevano accertato la presenza di un totem privo di autorizzazioni e non collegato alla rete statale di controllo.

La titolare del pubblico esercizio ha contestato il provvedimento sanzionatorio di ventimila euro. La commerciante ha sostenuto l’inapplicabilità della disciplina sanzionatoria al momento dell’accertamento. Inoltre, la difesa ha affermato che la semplice presenza dell’apparecchio nel bar non costituiva prova del suo concreto funzionamento per scommesse illegali.

La nozione estesa di apparecchio irregolare e la sanzione per apparecchi da gioco

La normativa di riferimento punisce l’utilizzo di strumenti elettronici non autorizzati all’interno degli esercizi aperti al pubblico. La legge include tra le condotte vietate non solo le tradizionali slot machine non omologate, ma anche qualunque congegno idoneo a permettere giochi a pagamento con vincite in denaro. L’assenza del collegamento telematico con i Monopoli di Stato rende l’apparecchio automaticamente abusivo.

I funzionari pubblici avevano riscontrato la presenza di un terminale multimediale touch-screen connesso a piattaforme online di scommesse. Il dispositivo non possedeva il codice identificativo obbligatorio. Questo quadro ha confermato la natura abusiva del totem, equiparandolo a tutti gli effetti a un apparecchio da gioco non consentito.

La ripartizione dell’onere probatorio a carico dell’esercente

Il procedimento sanzionatorio segue regole precise sulla dimostrazione degli elementi costitutivi della violazione. L’amministrazione deve accertare la presenza materiale dell’apparecchiatura e la sua idoneità tecnica al collegamento online. Una volta provato questo fatto oggettivo, scatta una precisa responsabilità in capo al gestore del locale commerciale.

L’esercente non può limitarsi a contestare astrattamente l’accertamento dell’autorità. Il titolare deve fornire la prova positiva contraria. In particolare, il commerciante deve dimostrare che il totem non consentiva l’accesso a piattaforme di gioco, ovvero che esistevano blocchi tecnici software o che le vincite non erano liquidabili in denaro contante. La mancata esibizione di prove documentali o peritali rende pienamente valido il verbale ispettivo.

Le motivazioni: i presupposti della sanzione per apparecchi da gioco

I giudici di legittimità hanno respinto tutti i motivi di ricorso presentati dalla titolare del bar. La Suprema Corte ha affermato che la formula normativa previgente comprendeva già qualunque apparecchio idoneo al gioco con vincita in denaro. I successivi interventi legislativi hanno semplicemente dettagliato le singole condotte senza creare nuove fattispecie prima lecite.

La Corte ha ritenuto irrilevante l’accertamento sul concreto utilizzo del dispositivo da parte dei singoli avventori. La semplice messa a disposizione del pubblico di un totem collegabile a piattaforme vietate integra la violazione amministrativa. L’esercente non ha offerto alcuna prova idonea a smentire il collegamento a internet o la limitazione delle vincite. L’accertamento amministrativo iniziale è rimasto solido ed efficace.

Le conclusioni: la conferma della sanzione per apparecchi da gioco

La sentenza consolida una linea di rigore a tutela del gioco lecito e trasparente. I titolari di pubblici esercizi non possono installare totem o postazioni informatiche senza verificare preventivamente autorizzazioni e codici identificativi di legge.

La decisione finale ha confermato integralmente la sanzione pecuniaria di ventimila euro a carico della barista. La commerciante deve inoltre versare un ulteriore importo pari al contributo unificato già pagato per il ricorso. La responsabilità dell’esercente sussiste per il solo fatto materiale di ospitare nel locale congegni telematici non omologati idonei al gioco con vincite in denaro.

Quali apparecchi telematici sono vietati all’interno dei bar?
La legge vieta tutti i totem e congegni elettronici non registrati e non collegati alla rete statale che permettono l’accesso a piattaforme di gioco online con vincite in denaro.

Cosa deve dimostrare il titolare del locale per evitare la sanzione?
L’esercente deve provare che il dispositivo non aveva accesso a internet, presentava blocchi specifici per i siti di scommesse o non erogava vincite in denaro.

La sanzione si applica anche se nessun cliente viene sorpreso a giocare?
Sì, la sanzione scatta per la semplice presenza nel locale di un apparecchio idoneo al gioco illegale, indipendentemente dall’uso effettivo al momento del controllo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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