Il caso della multa per eccesso di velocità e il ruolo della taratura dell’autovelox
La sicurezza sulle strade e il rispetto dei limiti di velocità rappresentano temi di costante interesse per ogni automobilista italiano. Molto spesso, tuttavia, l’attenzione dei conducenti e dei professionisti del settore si sposta sulla regolarità tecnica degli strumenti utilizzati dalle autorità per accertare le violazioni. Nel caso specifico, due automobilisti hanno ricevuto un verbale di contestazione per aver superato i limiti di velocità consentiti su un tratto stradale. Il rilevamento elettronico era stato effettuato tramite un dispositivo fisso gestito dall’amministrazione comunale. I cittadini hanno deciso di opporsi alla sanzione, contestando la legittimità del verbale e la regolarità delle verifiche tecniche sull’apparecchio. La questione centrale del dibattito giuridico ha riguardato la taratura dell’autovelox e la necessità di eseguire controlli periodici sul suo corretto funzionamento nel tempo.
La decisione del Tribunale e il ricorso dei cittadini
In sede di appello, il Tribunale aveva confermato la validità del verbale di accertamento emesso dal Comune. Secondo il giudice di secondo grado, l’ente pubblico aveva ampiamente dimostrato il regolare funzionamento del dispositivo fisso depositando in giudizio la prova della taratura, eseguita circa un anno prima rispetto alla data dell’infrazione. Il Tribunale aveva ritenuto che, in mancanza di contestazioni estremamente specifiche e documentate da parte dei conducenti, tale certificazione fosse da sola sufficiente a legittimare la sanzione amministrativa. Gli automobilisti, non condividendo questa interpretazione restrittiva, hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. I ricorrenti hanno lamentato che l’apparecchio fosse stato sì tarato, ma mai sottoposto alle necessarie e distinte verifiche periodiche di funzionalità, violando così le garanzie previste per i cittadini.
Le motivazioni: l’obbligo di taratura dell’autovelox e di verifica funzionale
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate le ragioni dei ricorrenti, richiamando un principio fondamentale espresso dalla Corte Costituzionale con la storica sentenza numero 113 del 2015. I giudici di legittimità hanno chiarito che tutte le apparecchiature destinate alla misurazione della velocità devono essere sottoposte a due distinti e autonomi cicli di controlli: le verifiche periodiche di funzionalità e la taratura dell’autovelox. Non è sufficiente, quindi, che lo strumento sia stato tarato una sola volta o a intervalli non regolari. In presenza di una contestazione sull’affidabilità del dispositivo da parte del cittadino, il giudice ha il preciso dovere di accertare se entrambe le verifiche siano state effettivamente eseguite dall’ente proprietario della strada. Nel caso in esame, era stata dimostrata unicamente l’avvenuta taratura, mentre mancava qualsiasi prova sulla regolarità del controllo periodico di funzionalità, rendendo nullo l’accertamento.
Le conclusioni: l’annullamento della multa per difetto di taratura dell’autovelox
La Suprema Corte ha accolto il primo motivo di ricorso degli automobilisti, cassando la sentenza impugnata. La decisione finale stabilisce con chiarezza che l’onere di provare il perfetto funzionamento dell’apparecchio spetta interamente all’amministrazione pubblica e non può essere trasferito sul cittadino. Poiché il Tribunale non aveva verificato la presenza del certificato di funzionalità periodica, ma si era limitato a considerare sufficiente la sola taratura dell’autovelox, la causa è stata rinviata al Tribunale in diversa composizione. Questo nuovo giudice dovrà riesaminare l’intera vicenda attenendosi scrupolosamente al principio di diritto enunciato e decidere anche sulle spese del giudizio di legittimità. Per gli automobilisti si tratta di una pronuncia fondamentale che ribadisce la necessità di massima trasparenza e precisione nei controlli stradali.
Basta la sola taratura dell’autovelox per rendere valida una multa?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’apparecchio deve essere sottoposto sia alla taratura sia a verifiche periodiche di funzionalità.
Chi deve dimostrare il corretto funzionamento dell’autovelox in giudizio?
L’onere della prova spetta all’amministrazione pubblica, che deve dimostrare l’esecuzione di tutti i controlli periodici previsti dalla legge.
Cosa succede se il Comune non fornisce la prova della verifica di funzionalità?
In caso di contestazione da parte dell’automobilista, la multa può essere annullata dal giudice per mancanza di prova sull’affidabilità dello strumento.