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Sovracanoni BIM: obbligo esteso anche a prese d’acqua a valle

Un consorzio di comuni montani ha richiesto il pagamento di tributi idroelettrici a un consorzio di bonifica e a società concessionarie per l’attingimento di acque tramite otto impianti di produzione. Gli operatori si sono opposti, sostenendo che le opere di presa si trovassero in comuni posti fuori dal perimetro montano e contestando l’assenza di opere infrastrutturali a loro beneficio. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato l’obbligo di versamento dei sovracanoni BIM. Il tributo ha natura patrimoniale imposta e scatta in base a un criterio naturalistico del bacino fluviale, senza richiedere una controprestazione diretta di opere pubbliche né la formale inclusione del comune nel perimetro amministrativo montano.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 28547 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Il quadro normativo sui sovracanoni BIM

La gestione delle risorse idriche e lo sfruttamento idroelettrico impongono precisi obblighi economici agli operatori. L’applicazione dei sovracanoni BIM rappresenta da sempre un terreno di scontro tra enti montani e gestori delle centrali elettriche. La legge richiede una prestazione tributaria a favore delle comunità locali per compensare lo sfruttamento delle acque montane. Molti concessionari contestano l’imposta quando i punti di captazione si trovano a valle o all’esterno dei confini amministrativi del bacino montano.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affrontato la vertenza nata tra un consorzio di comuni montani e un consorzio di bonifica gestore di centrali idroelettriche. Il contenzioso ha riguardato la riscossione dei tributi per diversi anni di prelievo idrico.

L’origine dello scontro sui sovracanoni BIM e la posizione delle prese

Il consorzio montano ha richiesto il versamento dei tributi idroelettrici arretrati per l’attingimento di acque pubbliche destinate a otto centrali. Il consorzio di bonifica e le società concessionarie hanno rifiutato il pagamento. Gli operatori hanno fondato la loro difesa su due argomenti principali.

In primo luogo, i gestori hanno evidenziato che le opere di presa ricadevano in territori comunali posti fuori dal perimetro montano delimitato. In secondo luogo, le società hanno eccepito l’assenza di investimenti infrastrutturali concreti da parte dell’ente locale a vantaggio delle centrali stesse. I concessionari hanno inoltre invocato la tutela dell’affidamento economico e la stagionalità dell’uso irriguo per contestare la debenza del tributo.

Le motivazioni dei giudici sulla debenza dei sovracanoni BIM

I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze dei gestori idroelettrici, confermando integralmente le statuizioni del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. La Corte ha chiarito che il legislatore attribuisce al bacino imbrifero montano una rilevanza prettamente naturalistica e non meramente burocratica o catastale.

La legge di stabilità ha esteso i sovracanoni a tutti gli impianti con potenza superiore a 220 kW le cui opere di presa attingano a corsi d’acqua provenienti dal bacino montano, a prescindere dalla quota altimetrica. Il tributo possiede una chiara natura di prestazione patrimoniale imposta ex articolo 23 della Costituzione. Tale qualificazione esclude qualsiasi legame contrattuale o sinallagmatico con l’effettiva realizzazione di opere infrastrutturali da parte degli enti beneficiari.

La Corte ha inoltre precisato che le norme europee non proteggono l’aspettativa delle imprese alla conservazione immutata del regime fiscale nazionale. La potestà tributaria dello Stato consente modifiche normative volte al coordinamento della finanza pubblica senza violare il principio di legittimo affidamento.

Le conclusioni: obbligo di pagamento esteso a tutti gli impianti del bacino

La pronuncia delle Sezioni Unite consolida un principio fondamentale in materia di prelievi idrici ed equilibrio tra territori montani e concessionari. Chi deriva acque provenienti da un bacino montano deve corrispondere i relativi tributi anche se l’opera di captazione si trova a valle dei confini amministrativi.

Il consorzio di bonifica ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato. La decisione impone agli operatori del settore energetico di verificare attentamente la provenienza idrica dei propri impianti per quantificare correttamente gli oneri dovuti agli enti locali.

Quando sorge l’obbligo di pagare i sovracanoni idroelettrici a favore dei bacini montani?
L’obbligo sorge per gli impianti con potenza nominale media superiore a 220 kW le cui opere di presa prelevano acque provenienti dal bacino idrografico montano, anche se le strutture ricadono in comuni posti a valle.

L’ente locale deve eseguire opere pubbliche per pretendere il versamento del sovracanone?
No, il sovracanone ha natura tributaria e non costituisce il corrispettivo di interventi infrastrutturali specifici, pertanto il pagamento è dovuto in modo autonomo e incondizionato.

Un’azienda può invocare l’affidamento economico contro l’introduzione di nuovi tributi idroelettrici?
No, il principio di legittimo affidamento non impedisce allo Stato di modificare discrezionalmente il regime fiscale applicabile alle concessioni idroelettriche in corso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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