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Simulazione relativa: il prezzo scritto batte l’accordo segreto

Gli Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile a 370.000 euro, ma nell’atto definitivo dichiarano 230.000 euro, pagando comunque la cifra maggiore. Successivamente, chiedono la restituzione della differenza di 140.000 euro. I Venditori si difendono solo in appello, invocando la simulazione relativa del prezzo per trattenere la somma. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei Venditori: l’eccezione di simulazione relativa costituisce una domanda nuova e non può essere presentata per la prima volta in secondo grado. I Venditori devono quindi restituire la somma agli Acquirenti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 1444 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Il caso del prezzo nascosto nel contratto definitivo

Quando si acquista una casa, la trasparenza è fondamentale per evitare contenziosi lunghi e costosi. Nel caso specifico, l’Acquirente e il Venditore stipulano un contratto preliminare stabilendo il prezzo di un immobile in costruzione a 370.000 euro. Al momento del rogito notarile definitivo, tuttavia, le parti dichiarano formalmente un prezzo inferiore, pari a 230.000 euro. L’Acquirente versa comunque la cifra reale più alta stabilita in precedenza. In un secondo momento, l’Acquirente decide di agire in giudizio per chiedere la restituzione della differenza di 140.000 euro. Il Venditore tenta di difendersi invocando la simulazione relativa del prezzo, sostenendo che l’accordo reale fosse quello del preliminare.

Che cos’è la simulazione relativa e come funziona

La simulazione relativa si verifica quando le parti stipulano un contratto pubblico ma in realtà vogliono che si applichino gli effetti di un accordo diverso e nascosto. Nel settore delle compravendite immobiliari, questo meccanismo viene talvolta utilizzato per dichiarare un prezzo inferiore nell’atto notarile rispetto a quello effettivamente pattuito e pagato, spesso per motivi fiscali. Tuttavia, questa pratica comporta enormi rischi legali e probatori. Se una delle parti decide di far valere il prezzo inferiore dichiarato nell’atto pubblico, l’altra parte deve dimostrare l’esistenza dell’accordo nascosto rispettando regole processuali molto rigide e limitazioni severe sulla prova testimoniale.

Il divieto di presentare nuove difese in appello

Il processo civile italiano si basa su regole di tempo precise e invalicabili. Le parti devono presentare tutte le loro difese, eccezioni e domande nel primo grado di giudizio, davanti al Tribunale. Il codice di procedura civile vieta espressamente l’introduzione di domande nuove in appello per tutelare il diritto di difesa. Questo divieto ha carattere assoluto e serve a garantire la lealtà del confronto, evitando che una parte possa sorprendere l’avversario con nuove richieste nelle fasi successive. Se il convenuto non solleva tempestivamente una difesa specifica in primo grado, perde definitivamente il diritto di farlo davanti alla Corte d’Appello.

Le motivazioni della decisione sulla simulazione relativa

La Corte di Cassazione ha confermato che l’eccezione di simulazione relativa non può essere sollevata per la prima volta in appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che chiedere l’accertamento della simulazione del prezzo non costituisce una semplice difesa. Questa richiesta introduce nel processo un tema di indagine completamente nuovo e mai trattato prima. Essa modifica radicalmente la ragione della contesa e l’oggetto stesso del giudizio. Di conseguenza, il Venditore avrebbe dovuto proporre questa domanda riconvenzionale (la richiesta con cui il convenuto esercita un’azione contro l’attore) fin dall’inizio del processo in primo grado per consentire un regolare contraddittorio. Non avendolo fatto, la sua richiesta in secondo grado è del tutto inammissibile.

Le conclusioni sul caso e le conseguenze pratiche

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale a tutela della regolarità dei processi e della stabilità dei contratti. Il Venditore perde definitivamente la causa e riceve la condanna a restituire all’Acquirente la somma di 140.000 euro, oltre al pagamento di tutte le spese legali del giudizio. Questo caso dimostra che i patti contrari al contenuto dell’atto pubblico devono essere gestiti con estrema attenzione. Chi sceglie di dichiarare un prezzo inferiore davanti al notaio si espone al rischio concreto di dover restituire la differenza se non si difende tempestivamente fin dal primo atto del giudizio.

Si può dimostrare in appello che il prezzo reale era diverso da quello del rogito?
No, la richiesta di accertare la simulazione del prezzo deve essere presentata obbligatoriamente nel primo grado di giudizio.

Cosa rischia chi dichiara un prezzo inferiore davanti al notaio?
Rischia di dover restituire la differenza all’acquirente se quest’ultimo ne chiede il rimborso e il venditore non si difende tempestivamente.

Perché la simulazione relativa non è ammessa per la prima volta in appello?
Perché costituisce una domanda nuova che altera l’oggetto della causa e viola le regole del giusto processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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