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Servitù di passaggio: stop al muro che dimezza la strada

Una società immobiliare ha citato in giudizio la proprietaria del fondo confinante per veder riconosciuta una servitù di passaggio carrabile e pedonale ampia 7,5 metri, stabilita nei contratti di acquisto. La società confinante aveva infatti costruito un manufatto in muratura sul percorso, restringendo il passaggio a soli 3,73 metri e sostenendo la preesistenza dell’opera. Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno accolto la domanda, ordinando l’arretramento della costruzione per garantire l’intera ampiezza pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della confinante. I giudici hanno confermato che i contratti descrivevano chiaramente l’ampiezza della servitù senza limitazioni. La società costruttrice ha perso la causa ed è stata condannata a rimuovere l’opera e a pagare le spese legali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 36995 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La tutela della servitù di passaggio contro le opere abusive

I contratti di compravendita immobiliare stabiliscono con precisione l’estensione dei diritti reali sui terreni. Quando un proprietario concede una servitù di passaggio a favore del fondo confinante, egli assume un obbligo ben definito. Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna opera idonea a ridurre o rendere incomodo l’esercizio del passaggio. Se sorgono ostacoli o costruzioni, il titolare del diritto può agire in giudizio mediante l’azione confessoria per ottenere il ripristino dei luoghi.

Una recente controversia ha chiarito i limiti invalicabili posti a carico del proprietario che intende costruire sul proprio terreno. Un’impresa ha citato in giudizio la società vicina per ottenere il pieno rispetto di un passo carrabile e pedonale. L’atto notarile originario prevedeva un passaggio largo ben 7,50 metri. La società proprietaria del suolo gravato ha invece edificato un manufatto in muratura, restringendo la corsia a soli 3,73 metri.

La violazione dell’ampiezza contrattuale della servitù di passaggio

La società costruttrice ha difeso il proprio operato sostenendo che sul posto esisteva già un vecchio rudere prima dei lavori. Inoltre, la stessa parte ha affermato che una larghezza di 3,73 metri consentiva comunque il transito dei mezzi pesanti. Secondo questa tesi, il mancato utilizzo storico dell’intera fascia di terreno giustificava la riduzione dello spazio.

I giudici di merito hanno smentito questa ricostruzione attraverso l’analisi dei titoli di proprietà e le prove testimoniali. Al momento della stipula del contratto, sul terreno vi erano soltanto macerie a terra e non un edificio completo. Il titolo contrattuale assegnava chiaramente una larghezza di 7,50 metri senza alcuna riserva. I giudici hanno dunque ordinato l’immediato arretramento del manufatto per ripristinare l’intera larghezza garantita dal contratto.

Le motivazioni sulla validità e tutela della servitù di passaggio

I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi della società costruttrice, ribadendo principi cardine in materia di interpretazione contrattuale e diritti reali. Il testo dei contratti fa fede primaria nella determinazione della servitù. Quando il titolo indica una misura precisa, le parti devono rispettarla integralmente senza riduzioni unilaterali.

La Corte ha precisato che le risultanze di precedenti cause possessorie non possono prevalere sui contratti di acquisto nel giudizio petitorio. L’accertamento dell’effettiva volontà negoziale e lo stato dei luoghi appartengono alla valutazione esclusiva del giudice di merito. La presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti impedisce inoltre di riesaminare i fatti in sede di legittimità. L’assenza di un danno economico diretto non cancella la violazione del diritto reale e non impedisce l’ordine di demolizione.

Le conclusioni sul ripristino integrale della servitù di passaggio

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso promosso dalla società proprietaria dell’opera abusiva. La sentenza impugnata resta pienamente efficace in ogni sua parte. La parte soccombente deve arretrare la costruzione in muratura fino a garantire la larghezza originaria di 7,50 metri a proprie spese.

La decisione impone alla ricorrente anche il pagamento delle spese legali del giudizio di legittimità, quantificate in oltre quattromila euro, oltre al raddoppio del contributo unificato. La pronuncia ribadisce che nessuno può comprimere arbitrariamente i diritti di passaggio fissati negli atti notarili.

Il proprietario può ridurre la larghezza della servitù se il passaggio resta comunque possibile?
No, il proprietario del fondo gravato dalla servitù non può ridurre l’ampiezza fissata nel titolo contrattuale, anche se lo spazio residuo permette comunque il transito dei veicoli.

Cosa accade se una nuova costruzione occupa parte del percorso di servitù?
Il titolare della servitù può promuovere un’azione giudiziaria confessoria per ottenere la condanna alla demolizione o all’arretramento del manufatto a spese del costruttore.

La mancata prova di un danno economico impedisce l’ordine di rimozione dell’ostacolo?
No, la tutela del diritto reale prescinde dalla prova di un danno economico, poiché la violazione del diritto al passaggio legittima di per sé l’ordine di ripristino dei luoghi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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