Segreto industriale: come proteggere i dati aziendali dagli ex dipendenti
La protezione del segreto industriale rappresenta oggi una delle sfide più delicate per le imprese tecnologiche. Quando un collaboratore decide di cambiare azienda, il rischio che porti con sé codici sorgente, progetti e informazioni riservate è concreto e può causare danni irreparabili alla competitività del datore di lavoro originario.
Il caso della sottrazione del segreto industriale
Il provvedimento in esame riguarda un conflitto tra una società leader nel settore tecnologico e un suo ex dipendente. Quest’ultimo, poco prima di terminare il rapporto di lavoro, aveva estratto dal computer aziendale una mole ingente di dati relativi a software e firmware proprietari. Questi dati, protetti come segreto industriale, sono stati successivamente riutilizzati per lo sviluppo di nuovi progetti presso una società terza, concorrente della precedente.
Attraverso un’analisi tecnica approfondita (CTU), è emerso che i progetti sviluppati dall’ex dipendente per la nuova realtà presentavano identità quasi totali con i codici originali, con percentuali di corrispondenza superiori al 99%. Non si trattava, dunque, di una semplice conservazione passiva di file, ma di un vero e proprio riutilizzo abusivo finalizzato a saltare i tempi di ricerca e sviluppo.
La decisione del tribunale sul segreto industriale
Il giudice, valutata la gravità della condotta, ha emesso un’ordinanza cautelare d’urgenza. Il tribunale ha ritenuto che la semplice disponibilità dei file sui dispositivi personali dell’ex dipendente, unita alla prova tecnica del loro utilizzo, integrasse la violazione degli articoli 98 e 99 del Codice della Proprietà Industriale.
Per tutelare l’azienda danneggiata, è stato disposto il sequestro immediato di tutti i file contenuti nel notebook in uso all’indagato e nelle cartelle cloud condivise. Inoltre, è stata imposta un’inibitoria che vieta qualsiasi ulteriore utilizzo delle informazioni sottratte, accompagnata da una penale di 1.500 euro per ogni futura violazione riscontrata.
Le motivazioni
Il tribunale ha fondato la sua decisione sulla distinzione tra il bagaglio di competenze professionali del lavoratore (che resta libero) e il patrimonio tecnico dell’impresa. Le motivazioni evidenziano che il materiale sottratto non era costituito da librerie standard o codici pubblici, ma da un’architettura software specifica, dotata di valore economico proprio perché segreta. La violazione degli obblighi di riservatezza e l’acquisizione abusiva di dati tramite estrazione dal computer aziendale costituiscono atti di concorrenza sleale e usurpazione di segreti commerciali.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte da questo provvedimento sottolineano l’efficacia degli strumenti cautelari nella protezione degli asset intangibili. Il sequestro e l’inibitoria permettono di bloccare tempestivamente la circolazione di informazioni riservate prima che il danno diventi incalcolabile. Per le aziende, questo caso conferma l’importanza di adottare adeguate misure di sicurezza informatica e contrattuale per dimostrare, in sede legale, che i dati sottratti erano effettivamente oggetto di misure di protezione ragionevoli e quindi qualificabili come segreti industriali.
Cosa può fare un’azienda se scopre che un ex dipendente ha copiato i codici sorgente?
L’azienda può ricorrere al giudice per ottenere un sequestro d’urgenza dei dispositivi e un’inibitoria che vieti l’uso dei dati sottratti per scopi concorrenziali.
Come si stabilisce se i dati sottratti sono protetti dal segreto industriale?
Devono essere informazioni non di pubblico dominio, avere un valore economico derivante dalla segretezza e devono essere state sottoposte a misure di protezione adeguate dall’azienda.
È prevista una multa per chi ignora il divieto del giudice di usare i dati aziendali?
Sì, il giudice può fissare una penale economica, chiamata astrainte, per ogni giorno di ritardo nell’adeguarsi all’ordine o per ogni singola violazione futura riscontrata.