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Risarcimento danni segnalazione Centrale Rischi: la prova è regina

Un’impresa edile ha chiesto un ingente risarcimento danni per una segnalazione in Centrale Rischi ritenuta illegittima, sostenendo che questo errore le avesse impedito di ottenere un finanziamento per un grande progetto immobiliare, causandone il fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Anche se la segnalazione era errata, l’impresa non è riuscita a provare il nesso di causalità, cioè che il blocco del finanziamento fosse una conseguenza diretta ed esclusiva di quella segnalazione. I giudici hanno ritenuto che altre cause, come i ritardi nell’approvazione del piano di lottizzazione, avessero contribuito al fallimento del progetto. La sentenza ribadisce che per ottenere il risarcimento danni da segnalazione in Centrale Rischi non basta l’errore della banca, ma serve la prova rigorosa del danno-conseguenza.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 6589 Anno 2023
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Pubblicato il 28 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Segnalazione in Centrale Rischi: quando scatta il risarcimento?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di risarcimento danni per segnalazione in Centrale Rischi. La semplice illegittimità della segnalazione da parte di una banca non è sufficiente per ottenere un indennizzo. È necessario dimostrare con prove concrete che quella segnalazione sia stata la causa diretta ed esclusiva del danno subito. Vediamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I fatti: un progetto immobiliare bloccato

Una società di costruzioni aveva in programma un imponente progetto immobiliare, per il quale necessitava di un finanziamento di oltre 130 milioni di euro. L’operazione, però, si arena. La società scopre di essere stata segnalata in Centrale Rischi da una banca per una presunta garanzia ipotecaria su un debito altrui. Secondo l’impresa, questa segnalazione, rivelatasi poi errata, ha allarmato gli altri istituti di credito, che si sono rifiutati di concedere il finanziamento necessario. Di conseguenza, il progetto è stato abbandonato e la società ha citato in giudizio la banca, chiedendo un maxi-risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti.

La prova del danno: un onere insuperabile

Il cuore della questione non è tanto l’errore della banca, che i giudici hanno riconosciuto, quanto la prova del cosiddetto ‘nesso di causalità’. In parole semplici, l’impresa edile doveva dimostrare che il suo progetto era fallito esclusivamente a causa di quella segnalazione negativa. Questo è il punto su cui la richiesta di risarcimento si è infranta. I tribunali, fino alla Cassazione, hanno ritenuto che l’impresa non avesse fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi. Mancavano, ad esempio, comunicazioni ufficiali da parte delle altre banche che attestassero il diniego del finanziamento proprio a causa di quella specifica segnalazione.

Il principio del risarcimento danni segnalazione Centrale Rischi

La sentenza ribadisce un principio consolidato: il danno non è mai automatico. Non basta subire un torto per avere diritto a un risarcimento. Chi si ritiene danneggiato ha l’onere di provare tre elementi fondamentali: l’azione illecita (la segnalazione errata), il danno subito (il fallimento del progetto) e, soprattutto, il legame diretto e inequivocabile tra i due. In questo caso, i giudici hanno evidenziato che potevano esserci altre concause che hanno portato all’abbandono del progetto immobiliare.

Le motivazioni: perché la prova del danno è fondamentale

La Corte di Cassazione ha spiegato che il fallimento del progetto poteva essere attribuito anche ad altri fattori. In particolare, è emerso un notevole ritardo nell’approvazione del piano di lottizzazione da parte del Comune. Questo elemento, secondo i giudici, rappresentava un ostacolo significativo e indipendente dalla segnalazione bancaria. È inverosimile, inoltre, che operatori qualificati come gli istituti di credito non fossero in grado di accorgersi dell’errore nella segnalazione e di assumere informazioni corrette prima di negare un finanziamento così importante. La richiesta di risarcimento danni per segnalazione in Centrale Rischi è stata quindi respinta per mancanza di prova sul nesso causale.

Le conclusioni: la segnalazione errata non basta per il risarcimento

Questa decisione insegna che, in ambito di responsabilità bancaria, la prudenza è d’obbligo. Un’errata segnalazione in Centrale Rischi è certamente un fatto grave, ma per trasformarlo in un diritto al risarcimento è indispensabile costruire un solido impianto probatorio. Bisogna dimostrare, senza lasciare spazio a dubbi, che senza quell’errore l’evento dannoso non si sarebbe verificato. In assenza di questa prova rigorosa, anche la più legittima delle lamentele rischia di non trovare accoglimento in un’aula di tribunale.

Se una banca mi segnala erroneamente in Centrale Rischi, ho diritto a un risarcimento automatico?
No, il risarcimento non è automatico. È necessario dimostrare di aver subito un danno concreto e che questo danno sia stato causato direttamente ed esclusivamente dalla segnalazione errata.

Che tipo di prova devo fornire per ottenere un risarcimento in questi casi?
Devi fornire prove oggettive che colleghino la segnalazione al danno. Ad esempio, lettere di diniego di un mutuo o di un finanziamento da parte di altre banche che citino esplicitamente quella segnalazione come motivo del rifiuto.

Il danno alla reputazione aziendale per una segnalazione errata viene risarcito?
Sì, il danno alla reputazione (danno non patrimoniale) può essere risarcito, ma anch’esso deve essere provato. Non è sufficiente affermare che l’immagine sia stata danneggiata, bisogna dimostrare concretamente le conseguenze negative subite.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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