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Riparto di giurisdizione: Comune ritorsivo perde in Cassazione

Un professionista ha chiesto al Tribunale civile il risarcimento dei danni contro un Comune. Il professionista sosteneva che l’ente pubblico, con un comportamento ritorsivo legato a precedenti liti giudiziarie, lo avesse dissuaso dal partecipare a future gare d’appalto, dichiarando eticamente inopportuno affidargli incarichi. Il Comune eccepiva il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il riparto di giurisdizione, hanno stabilito che la causa spetta al giudice ordinario. La condotta del Comune non costituisce infatti esercizio di un potere pubblico autoritativo, ma un comportamento di mero fatto basato su valutazioni soggettive ed etiche. Di conseguenza, la tutela del professionista riguarda un diritto soggettivo leso da un comportamento ritorsivo, la cui cognizione spetta interamente al giudice civile ordinario.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 9153 Anno 2022
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativ

La questione del riparto di giurisdizione rappresenta da sempre uno dei temi più complessi e dibattuti del nostro sistema legale. Quando un cittadino o un professionista subisce un danno a causa di una condotta della Pubblica Amministrazione, sorge spesso il dubbio su quale sia il tribunale corretto a cui rivolgersi. La scelta tra il giudice ordinario (il tribunale civile) e il giudice amministrativo (il TAR) non è solo una formalità burocratica, ma determina le regole del processo e la natura della tutela ottenibile. Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha chiarito questo confine con riferimento a un caso di presunta ritorsione da parte di un ente locale.

Il comportamento ritorsivo del Comune

La vicenda trae origine dal rapporto tra un professionista e un’amministrazione comunale. Dopo aver vinto un primo ricorso per l’affidamento di un incarico di sorveglianza, il professionista si era visto contestare alcuni inadempimenti contrattuali dal Comune. Questa contestazione aveva dato il via a una lunga battaglia legale, conclusasi con la condanna del Comune al risarcimento dei danni. Durante la pendenza di questo giudizio, tuttavia, l’ente pubblico aveva adottato una delibera interna con cui revocava un altro incarico già assegnato allo stesso professionista. La motivazione addotta dal Comune era che fosse eticamente inopportuno conferire incarichi fiduciari a un soggetto con cui vi era un contenzioso legale in corso. Il professionista, ritenendo tale condotta un vero e proprio comportamento ritorsivo volto a scoraggiare la sua partecipazione a future gare pubbliche, ha citato il Comune davanti al tribunale civile per ottenere il risarcimento del danno da perdita di chance (la concreta possibilità di conseguire un guadagno futuro).

La distinzione tra potere pubblico e comportamento materiale

Il Comune ha resistito in giudizio eccependo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Secondo l’ente pubblico, la controversia riguardava la fase di esclusione da procedure di gara, materia che rientra tradizionalmente nella competenza del giudice amministrativo. Il tribunale di primo grado ha sollevato il dubbio, spingendo il professionista a richiedere l’intervento chiarificatore delle Sezioni Unite. La distinzione fondamentale risiede nella natura dell’azione amministrativa. Quando la Pubblica Amministrazione agisce esercitando un potere autoritativo attribuitole dalla legge per il perseguimento di un interesse pubblico, le controversie spettano al giudice amministrativo. Al contrario, quando l’amministrazione agisce al di fuori di tale potere, compiendo atti di mero fatto o comportamenti materiali non ricollegabili a una funzione pubblica, la tutela dei diritti dei cittadini spetta al giudice ordinario.

Le motivazioni della decisione sul riparto di giurisdizione

Le Sezioni Unite hanno accolto la tesi del professionista, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. Nelle motivazioni della decisione sul riparto di giurisdizione, i giudici di legittimità hanno evidenziato che la domanda risarcitoria non contestava un provvedimento amministrativo di esclusione da una gara d’appalto. Il professionista non aveva partecipato alle gare successive proprio perché scoraggiato dall’atto ritorsivo del Comune. La delibera con cui l’ente locale dichiarava inopportuno collaborare con il professionista non costituiva l’esercizio di un potere amministrativo previsto dalla legge, bensì una valutazione meramente soggettiva ed etica, priva di qualsiasi copertura normativa. Di conseguenza, la condotta del Comune si è configurata come un comportamento materiale di carattere ritorsivo, del tutto scollegato dal perseguimento dell’interesse pubblico. Tale comportamento ha leso un diritto soggettivo del professionista, rendendo necessaria la tutela davanti al giudice civile.

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione e la tutela del cittadino

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione tracciate dalla Cassazione riaffermano un principio di fondamentale importanza per la tutela dei cittadini nei confronti della Pubblica Amministrazione. Non ogni atto o comportamento proveniente da un ente pubblico può essere qualificato come esercizio di potere amministrativo. Quando l’amministrazione agisce mossa da intenti ritorsivi o adotta decisioni basate su criteri puramente soggettivi ed estranei alle norme di legge, essa risponde delle proprie azioni secondo le regole del diritto comune. Il cittadino danneggiato da tali condotte ha il pieno diritto di rivolgersi al giudice ordinario per ottenere il risarcimento del danno subito. Questa decisione garantisce che la Pubblica Amministrazione non possa scudarsi dietro la propria veste autoritativa quando compie atti che violano i principi generali di correttezza e buona fede.

Qual è la differenza tra comportamento materiale e provvedimento amministrativo?
Il provvedimento amministrativo è l’atto formale con cui l’ente pubblico esercita un potere previsto dalla legge, mentre il comportamento materiale è un’azione di fatto non ricollegabile a una funzione pubblica.

Chi decide sul risarcimento dei danni per un comportamento ritorsivo della Pubblica Amministrazione?
La competenza spetta al giudice ordinario civile, poiché la condotta ritorsiva non costituisce esercizio di un legittimo potere pubblico ma lede un diritto soggettivo del cittadino.

Cosa si intende per perdita di chance in un appalto pubblico?
Si tratta della concreta e documentata perdita della possibilità di partecipare a una gara d’appalto e di ottenere il relativo guadagno economico a causa del comportamento illecito altrui.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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