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Responsabilità per cose in custodia: colpa di Comune e portiere

Un giovane calciatore è rimasto gravemente ferito durante una partita di calcetto in un impianto comunale, dopo essersi aggrappato alla traversa della porta, che gli è caduta addosso. La Corte d’Appello ha ripartito la colpa attribuendo il 70% al comportamento imprudente del ragazzo, il 20% all’impresa appaltatrice dei lavori e il 10% al Comune. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso del Comune sia quello del danneggiato. La Corte ha ribadito che l’affidamento dei lavori in appalto non esclude la responsabilità per cose in custodia in capo all’ente pubblico proprietario, specialmente se quest’ultimo ha consentito l’uso del campo prima del collaudo. Allo stesso tempo, l’azione del giocatore, pur non integrando un caso fortuito totale, ha configurato un rilevante concorso di colpa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 26453 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità per cose in custodia del Comune sul campo da gioco

La sicurezza degli impianti sportivi comunali è un tema centrale per la tutela dei cittadini. Quando si verifica un incidente all’interno di un’area pubblica, la responsabilità per cose in custodia rappresenta il principale criterio giuridico per stabilire chi debba risarcire i danni. Molti ritengono che la presenza di un cantiere o l’affidamento di lavori a un’impresa esterna liberi automaticamente l’amministrazione pubblica da ogni dovere. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha recentemente chiarito che il proprietario del bene mantiene un preciso dovere di vigilanza, specialmente se consente l’accesso del pubblico alla struttura prima del collaudo definitivo.

Il grave incidente durante la partita di calcetto

La vicenda trae origine da un drammatico infortunio avvenuto su un campo da calcio di proprietà comunale. Un giovane calciatore di quindici anni, che giocava nel ruolo di portiere, si è aggrappato alla traversa della porta da gioco. La struttura, non fissata stabilmente al terreno, si è ribaltata travolgendo il ragazzo e causandogli gravissime lesioni alla testa. Al momento del sinistro, l’impianto sportivo era oggetto di un contratto di appalto per lavori di ristrutturazione non ancora ultimati. Nonostante il cantiere fosse formalmente aperto, il Comune permetteva l’utilizzo del campo da gioco da parte della cittadinanza. Il danneggiato ha quindi citato in giudizio l’ente pubblico e il responsabile dell’ufficio tecnico per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Il concorso di colpa del danneggiato e il ruolo dell’appaltatore

I giudici di merito hanno dovuto ricostruire una complessa rete di responsabilità concorrenti. Da un lato, l’impresa appaltatrice aveva l’obbligo di custodire il cantiere e di garantire la sicurezza delle attrezzature installate, comprese le porte da calcio. Dall’altro lato, il Comune, come proprietario e custode dell’impianto, ha continuato a gestire l’area consentendone l’uso pubblico. Infine, la condotta del giovane calciatore è stata ritenuta fortemente imprudente. Aggrapparsi alla traversa costituisce infatti un comportamento anomalo rispetto alle normali dinamiche di gioco. La Corte d’Appello ha quindi ripartito la colpa stabilendo che il danneggiato fosse responsabile al 70% per il proprio infortunio, mentre l’impresa appaltatrice rispondeva per il 20% e il Comune per il restante 10%.

Le motivazioni della decisione sulla responsabilità per cose in custodia

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha confermato la validità della ripartizione delle colpe effettuata nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che la responsabilità per cose in custodia prevista dall’articolo 2051 del Codice Civile ha carattere oggettivo. Per superarla, il custode deve dimostrare il caso fortuito, ossia un evento eccezionale e imprevedibile. L’affidamento del campo a un’impresa appaltatrice non esclude la responsabilità del Comune se quest’ultimo mantiene un potere di controllo sul bene e ne permette l’uso. L’ingerenza dell’ente pubblico nella gestione del campo ha alterato l’esclusività della custodia dell’appaltatore. Inoltre, la condotta del calciatore, pur essendo gravemente colposa, non è stata considerata un caso fortuito tale da interrompere del tutto il nesso di causalità, poiché la porta non era comunque fissata in sicurezza.

Le conclusioni della Cassazione sul risarcimento del danno

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato integralmente sia il ricorso principale del Comune sia il ricorso incidentale del calciatore. L’ente pubblico non può sottrarsi alle proprie responsabilità scaricando l’intera colpa sull’appaltatore o sul comportamento della vittima. Allo stesso tempo, il danneggiato non può pretendere un risarcimento integrale quando la sua condotta imprudente ha attivamente contribuito a determinare l’evento dannoso. La decisione conferma che la tutela della sicurezza negli spazi pubblici richiede una costante vigilanza da parte delle amministrazioni, ma impone anche agli utenti un dovere di prudenza e di corretto utilizzo delle attrezzature sportive. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le parti a causa della complessità della vicenda.

Il Comune è responsabile se un cittadino si fa male in un cantiere comunale aperto al pubblico?
Sì, l’ente pubblico proprietario conserva la responsabilità per i danni causati dai beni in custodia se consente l’accesso e l’uso dell’area prima del collaudo, anche in presenza di un appalto.

Cosa succede se l’infortunato ha tenuto un comportamento imprudente?
Il risarcimento del danno viene ridotto proporzionalmente in base alla gravità della colpa della vittima, come previsto dalle regole sul concorso di colpa.

Le porte da calcio nei campi polivalenti devono essere sempre fissate al suolo?
Nei campi polivalenti destinati a più discipline sportive non vi è un obbligo assoluto di ancoraggio fisso al suolo, poiché le strutture devono poter essere rimosse per consentire altri sport.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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