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Responsabilità della banca per bonifico falso: vince il cliente

Un correntista subisce un danno di 259.000 dollari a causa di quattro bonifici abusivi eseguiti dalla propria banca con firme palesemente falsificate. La Corte d’Appello attribuisce un concorso di colpa del 30% al cliente per non aver custodito con cura il proprio codice identificativo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli eredi del cliente e rigetta quello della banca. I giudici di legittimità chiariscono che la responsabilità della banca per bonifico falso sussiste pienamente se l’istituto non dimostra la colpa del cliente. La banca non ha provato che il codice cliente fosse necessario per l’operazione né che il correntista lo avesse diffuso. Inoltre, il contratto di conto corrente non impone un obbligo di custodia analogo a quello del deposito. La sentenza viene cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 25712 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità della banca per bonifico falso e la tutela del correntista

Il tema della sicurezza dei depositi bancari rappresenta un elemento centrale nel rapporto quotidiano tra gli istituti di credito e i risparmiatori. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta direttamente la complessa questione della responsabilità della banca per bonifico falso, stabilendo confini precisi per l’addebito dei danni in caso di truffa o falsificazione delle firme. La pronuncia chiarisce che la banca risponde delle operazioni illecite se non dimostra una colpa grave del cliente. Questo principio fondamentale protegge i risparmiatori da addebiti ingiustificati e impone agli operatori finanziari un livello di attenzione estremamente elevato nella verifica delle firme e delle disposizioni di pagamento ricevute.

Il caso dei bonifici non autorizzati con firme contraffatte

La vicenda concreta nasce dalla sottrazione illecita di somme ingenti da un conto corrente acceso in valuta estera. Alcuni soggetti sconosciuti inviano alla filiale della banca quattro ordini di bonifico cartacei per un valore complessivo di ben 259.000 dollari. I dipendenti dell’istituto di credito eseguono i pagamenti richiesti senza accorgersi che le firme apposte sui moduli sono fotocopie grossolane di una firma precedentemente depositata. Inoltre, il conto corrente risulta fermo da molti anni e i bonifici avvengono in un arco temporale estremamente ristretto. Gli eredi del correntista decidono quindi di avviare una causa legale per ottenere il risarcimento del danno subito a causa della evidente negligenza dimostrata dalla banca.

Il presunto concorso di colpa del cliente

Nei gradi precedenti del giudizio, i giudici di merito riconoscono la colpa della banca ma attribuiscono un concorso di colpa del trenta per cento al correntista deceduto. Secondo questa tesi iniziale, il cliente avrebbe facilitato la truffa non custodendo con la dovuta cura il proprio codice identificativo personale. Gli eredi del risparmiatore contestano fermamente questa decisione davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Essi evidenziano che la banca non ha mai dimostrato l’effettiva utilità di quel codice per l’esecuzione dei bonifici, né ha provato in alcun modo che il cliente lo avesse comunicato volontariamente a soggetti terzi.

La diligenza professionale richiesta agli istituti di credito

La banca deve operare sempre secondo la diligenza qualificata del buon banchiere, un parametro tecnico superiore alla comune diligenza media del buon padre di famiglia. Questo dovere professionale impone di verificare con estrema attenzione la corrispondenza delle firme con il campione depositato dal cliente al momento dell’apertura del conto. Nel caso specifico, i dipendenti hanno omesso controlli fondamentali e basilari. Essi non hanno verificato l’identità del cliente tramite un contatto telefonico sicuro e hanno ignorato anomalie evidenti, come la provenienza estera dei moduli e l’improvvisa movimentazione di un conto rimasto dormiente per anni. La semplice conformità apparente della firma non esonera la banca se vi sono elementi concreti di sospetto.

Le motivazioni: la responsabilità della banca per bonifico falso

La Suprema Corte accoglie il ricorso dei familiari del correntista e fissa regole precise sulla responsabilità della banca per bonifico falso. I giudici spiegano che l’onere della prova spetta interamente all’istituto di credito che intende sottrarsi al risarcimento. La banca deve dimostrare concretamente il comportamento negligente del cliente e il nesso di causa con il danno subito. Non è possibile presumere la colpa del correntista solo perché i truffatori sono entrati in possesso di un codice numerico. Inoltre, il contratto di conto corrente non è un contratto di custodia e non impone obblighi di vigilanza assoluti sui dati personali.

Le conclusioni: la banca risponde del danno senza prove della colpa del cliente

La decisione della Cassazione ristabilisce il corretto equilibrio nei rapporti contrattuali tra banca e cliente. La Corte cassa la sentenza precedente e rinvia la causa alla Corte d’Appello per una nuova valutazione complessiva dei fatti. La banca perde il ricorso incidentale e deve dimostrare la colpa del cliente senza basarsi su semplici congetture o ipotesi astratte. Questa importante pronuncia conferma che la responsabilità esclusiva del danno ricade sulla banca quando questa omette i controlli visivi e telefonici necessari a sventare una truffa evidente.

Cosa deve fare la banca se riceve un ordine di bonifico sospetto?
La banca deve verificare attentamente la firma del cliente confrontandola con quella depositata e, in caso di anomalie o dubbi, deve sospendere l’operazione per effettuare ulteriori accertamenti.

Chi deve dimostrare la colpa del correntista in caso di truffa bancaria?
L’onere della prova spetta interamente alla banca, la quale deve dimostrare concretamente che il cliente ha agito con grave negligenza facilitando l’accesso ai propri codici personali.

Il cliente è sempre responsabile se i truffatori utilizzano il suo codice identificativo?
No, il cliente non è automaticamente responsabile poiché la banca deve comunque effettuare i controlli di sicurezza ordinari e non può presumere la colpa del correntista senza prove certe.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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