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Responsabilità della banca per assegno falsificato: esclusa

Un’assicurazione ha chiesto il risarcimento dei danni a due banche per la negoziazione di alcuni assegni falsificati nell’importo e nel beneficiario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che non sussiste la responsabilità della banca per assegno falsificato se l’alterazione non è rilevabile a occhio nudo. Nel caso specifico, le anomalie erano visibili solo con strumenti di ingrandimento e il cliente aveva aperto il conto con documenti validi. I giudici hanno chiarito che il dipendente di banca deve usare la diligenza del bancario medio e non è tenuto ad avere le competenze di un esperto grafologo. Di conseguenza, l’assicurazione ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 18641 Anno 2023
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Pubblicato il 25 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità della banca per assegno falsificato e i limiti della diligenza

La questione della sicurezza nei pagamenti bancari tocca da vicino la vita di cittadini e imprese. Un tema centrale e molto dibattuto riguarda la responsabilità della banca per assegno falsificato quando un malintenzionato riesce a incassare somme non spettanti. Molti clienti ritengono erroneamente che la banca debba sempre risarcire il danno in caso di truffa o contraffazione. La realtà giuridica presenta invece regole precise basate sul concetto di diligenza professionale qualificata. La Corte di Cassazione ha affrontato questo delicato argomento definendo i confini entro cui un istituto di credito può considerarsi effettivamente responsabile del danno subito dal cliente. La decisione dei giudici stabilisce un equilibrio fondamentale tra la tutela del correntista e i doveri concretamente esigibili dagli operatori di sportello durante lo svolgimento delle loro mansioni quotidiane.

Il caso degli assegni alterati incassati in banca

La vicenda trae origine dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da una nota compagnia di assicurazione. Questa società aveva subito un grave pregiudizio economico a causa della negoziazione e del successivo incasso di alcuni assegni bancari. I titoli in questione presentavano sofisticate alterazioni sia nella cifra dell’importo sia nell’indicazione del beneficiario effettivo. Gli assegni erano stati presentati per l’incasso presso una banca negoziatrice (l’istituto che riceve materialmente il titolo) e risultavano tratti su una banca trattaria (l’istituto che detiene i fondi del correntista). Il soggetto che aveva materialmente incassato i titoli aveva precedentemente aperto un regolare conto corrente presso la filiale esibendo documenti d’identità perfettamente validi e non contraffatti. Inoltre le singole operazioni di incasso si erano svolte nell’arco di diversi mesi e per importi che non superavano le soglie di allarme previste dalle normative antiriciclaggio vigenti all’epoca dei fatti. Per queste ragioni le transazioni non avevano destato alcun sospetto nei funzionari della banca.

Le motivazioni sulla responsabilità della banca per assegno falsificato

I giudici della Suprema Corte hanno confermato il rigetto della domanda di risarcimento proposta dall’assicurazione. La decisione si fonda su un principio di diritto ormai consolidato all’interno della giurisprudenza civile. La banca risponde del pagamento dell’assegno alterato solo se la falsificazione risulta rilevabile a prima vista. Questo significa che l’anomalia deve essere visibile a occhio nudo da un impiegato bancario medio dotato di normale attenzione. Nel caso specifico un consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale ha accertato che le alterazioni erano del tutto impercettibili a livello visivo ordinario. Per individuarle con certezza è stato necessario utilizzare speciali strumenti di ingrandimento ottico e analisi scientifiche. La legge non impone all’operatore di sportello di possedere le competenze tecniche approfondite di un esperto grafologo. Il dipendente non deve nemmeno utilizzare attrezzature chimiche o tecnologiche complesse durante le normali operazioni di cassa. La banca ha quindi ampiamente dimostrato di aver agito con la diligenza professionale richiesta dal codice civile. L’impossibilità di rilevare la truffa con i controlli ordinari esclude qualunque colpa o inadempimento a carico degli istituti di credito coinvolti nella vicenda.

Le conclusioni sul dovere di controllo degli istituti di credito

La sentenza ribadisce che la responsabilità della banca per assegno falsificato non costituisce una forma di responsabilità oggettiva. Gli istituti di credito non sono tenuti a risarcire il danno in modo automatico per il solo fatto che sia avvenuta una frode ai danni del cliente. Il soggetto danneggiato deve dimostrare la concreta negligenza dei dipendenti nell’identificazione del beneficiario o nella verifica della regolarità del titolo di credito. Se la contraffazione è eseguita ad arte e risulta invisibile a un esame visivo ordinario la banca è liberata da ogni obbligo risarcitorio. Questa importante pronuncia offre una guida chiara per la gestione dei rischi legati alla circolazione dei titoli di credito cartacei. La decisione della Cassazione si chiude con la condanna definitiva dell’assicurazione al pagamento delle spese di giudizio in favore delle banche resistenti.

Quando la banca è responsabile per il pagamento di un assegno falsificato?
La banca risponde del danno solo se la falsificazione del titolo era rilevabile a occhio nudo da un impiegato medio con una normale attenzione.

L’impiegato di banca deve essere un esperto di grafologia per verificare le firme?
No, il dipendente della banca non deve possedere competenze da grafologo né utilizzare strumenti tecnologici o chimici particolari per rilevare il falso.

Cosa succede se la falsificazione dell’assegno è invisibile a occhio nudo?
Se l’alterazione è impercettibile e richiede strumenti di ingrandimento per essere scoperta, la banca non è considerata responsabile e non deve risarcire il danno.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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