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Responsabilità del blogger per commenti diffamatori non rimossi

Un giornalista ha subito attacchi denigratori da parte degli utenti della rete sotto un post pubblicato sul web. Il proprietario della pagina conosceva il contenuto lesivo dei messaggi inviati dai terzi, ma ha omesso di cancellarli tempestivamente. Il giornalista ha chiesto il ristoro dei danni per lesione della reputazione professionale. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del blogger per commenti diffamatori. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale. Il gestore di un sito non deve controllare preventivamente ogni messaggio dei lettori. Tuttavia, il gestore risponde dei danni se scopre i messaggi denigratori e decide di non rimuoverli prontamente. La Corte ha rigettato il ricorso dell’amministratore della pagina e lo ha condannato al risarcimento di ventitremila euro, oltre alle spese del giudizio di legittimità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 22999 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità del blogger per commenti diffamatori nella giurisprudenza

La responsabilità del blogger per commenti diffamatori rappresenta un tema centrale nel diritto della comunicazione digitale. La diffusione della rete internet permette agli utenti di pubblicare opinioni in modo rapido e capillare. Tali interventi possono trascendere nell’insulto o nella lesione dell’onore personale. Un professionista dell’informazione ha subito una gravissima campagna denigratoria a causa di messaggi offensivi pubblicati da terzi sotto un articolo online. L’amministratore dello spazio digitale non ha moderato tempestivamente tali interventi. La Corte di Cassazione ha affrontato questo caso per chiarire i limiti della tutela della reputazione.

La vicenda originaria e la diffusione di messaggi lesivi sul web

Un giornalista professionista ha redatto una notizia riguardante una protesta di cittadini stranieri. L’articolo ha attirato una notevole attenzione da parte dei lettori. In seguito, un utente della rete ha pubblicato sul proprio blog un testo critico verso il giornalista. L’autore del blog sosteneva che la notizia originaria fosse un contenuto falso o poco verificato.

La pubblicazione di questa critica ha scatenato una dura reazione tra i lettori del sito. Molti utenti hanno inserito commenti ingiuriosi rivolti direttamente al giornalista. Il professionista ha subito un grave danno alla propria immagine lavorativa e personale. Inoltre, la vicenda ha provocato l’apertura di un procedimento disciplinare interno, conclusosi poi con l’archiviazione. Il giornalista ha quindi citato in giudizio il gestore del blog per chiedere il risarcimento dei danni subiti.

Il dovere di intervento successivo del gestore del sito

I giudici di merito hanno esaminato la condotta dell’amministratore dello spazio web. I primi gradi di giudizio hanno accertato la presenza di espressioni lesive dell’onore altrui. Il gestore della pagina conosceva perfettamente i commenti pubblicati dagli utenti. L’amministratore è persino intervenuto nella discussione, dimostrando di aver letto le frasi denigratorie.

Nonostante tale consapevolezza, l’amministratore non ha rimosso subito i messaggi diffamatori. I contenuti lesivi sono rimasti visibili al pubblico per un lungo periodo di tempo. I commenti sono stati cancellati solo dopo l’avvio della causa giudiziaria. La magistratura ha qualificato questo comportamento omissivo come una grave negligenza. L’inerzia del gestore ha consentito l’ulteriore propagazione delle offese tra i visitatori della pagina.

Gli argomenti difensivi e la responsabilità del blogger per commenti diffamatori

L’amministratore del sito si è difeso sostenendo il diritto alla libera manifestazione del pensiero. Il gestore ha affermato che la responsabilità del blogger per commenti diffamatori non può derivare da scritti altrui. La difesa ha invocato le norme europee a tutela della libertà di espressione. Secondo l’amministratore, l’imposizione di un controllo sui commenti comprime la libertà di discussione online.

Inoltre, il gestore ha sostenuto di non avere un obbligo generale di vigilanza preventiva sui messaggi. L’amministratore ha impugnato la condanna risarcitoria dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando anche un difetto nella quantificazione del danno. I giudici supremi hanno respinto ogni argomentazione difensiva. La Corte ha distinto il controllo preventivo dall’obbligo di intervento successivo.

Le motivazioni: i principi stabiliti dalla Corte di Cassazione sulla condotta omissiva

La Corte di Cassazione ha confermato pienamente le decisioni dei giudici di merito. I magistrati hanno spiegato che l’ordinamento giuridico non impone al blogger un dovere di filtro preventivo. Il gestore di un blog personale non deve selezionare anticipatamente i messaggi dei terzi. Tuttavia, il quadro normativo cambia quando il gestore apprende la presenza di contenuti illeciti.

La presa di conoscenza dei messaggi offensivi genera un preciso dovere di cancellazione tempestiva. La mancata rimozione ex post equivale alla consapevole condivisione del contenuto lesivo. La condotta omissiva facilita la circolazione delle offese e aggrava il pregiudizio patito dalla vittima. Il diritto di cronaca e il diritto di critica devono bilanciarsi con la tutela della dignità umana. La diffusione di notizie non veritiere e le offese personali superano il limite del legittimo esercizio della libertà di stampa.

Le conclusioni: la condanna al risarcimento e le conseguenze economiche

La Suprema Corte ha dichiarato la totale infondatezza del ricorso avanzato dal gestore del sito. I giudici hanno confermato la quantificazione equitativa del danno biologico e reputazionale effettuata nei gradi precedenti. La determinazione dell’importo tiene conto della notorietà della vittima e della gravità oggettiva delle frasi ingiuriose.

Il blogger deve risarcire integralmente la somma di ventitremila euro in favore del giornalista leso. L’amministratore della pagina deve pagare le spese del giudizio di legittimità, liquidate in duemila e cinquecento euro, oltre agli accessori di legge. La decisione sancisce la vittoria definitiva del professionista danneggiato. La pronuncia della Cassazione ribadisce che la tutela della reputazione prevale sul silenzio omissivo di chi gestisce spazi di discussione sul web.

Il gestore di un sito deve controllare tutti i commenti in anticipo
No, il gestore non ha l’obbligo di effettuare una verifica preventiva su tutti i commenti pubblicati dagli utenti della rete.

Cosa succede se il blogger scopre un commento offensivo e non lo cancella
Se il blogger prende conoscenza del messaggio denigratorio e non lo rimuove subito, diventa responsabile dei danni arrecati alla vittima.

A quanto ammonta il risarcimento per le offese non rimosse dalla pagina web
Il giudice stabilisce la somma in via equitativa basandosi sulla gravità delle offese, sulla notorietà dei soggetti e sulla diffusione della pagina.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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