Amministratore di banca: la vigilanza è un dovere attivo, non passivo
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di governance societaria, con particolare riferimento al settore creditizio. La sentenza chiarisce i contorni della responsabilità dell’amministratore bancario, anche quando questi non abbia deleghe operative dirette. Essere membro di un consiglio di amministrazione non è un ruolo onorifico, ma comporta un dovere di vigilanza attiva e costante. L’idea di potersi difendere affermando ‘non sapevo’ viene smontata, poiché la legge impone un preciso obbligo di informarsi e agire di conseguenza.
Il caso: una pesante sanzione per carenze di controllo
La vicenda ha origine da una sanzione pecuniaria di 163.000 euro che la Banca d’Italia ha inflitto a un ex componente del Consiglio di Amministrazione di un istituto di credito. Le contestazioni erano gravi: carenze significative nell’organizzazione aziendale, nella gestione dei rischi, nei controlli interni e nel governo societario. Queste mancanze avevano permesso il perpetuarsi di pratiche gravemente pregiudizievoli per la stabilità della banca, come i cosiddetti ‘finanziamenti baciati’, ovvero prestiti concessi ai clienti per acquistare azioni della banca stessa. In sostanza, l’Autorità di Vigilanza ha ritenuto che il sistema di controllo interno fosse totalmente inefficace e che il CdA non avesse vigilato a dovere.
La difesa dell’amministratore: ‘Ero all’oscuro di tutto’
L’Amministratore sanzionato ha impugnato il provvedimento, sostenendo la propria estraneità ai fatti. La sua linea difensiva si basava su alcuni punti principali. In primo luogo, egli era un consigliere non esecutivo, privo di deleghe specifiche. In secondo luogo, le attività illecite erano state abilmente occultate dalla dirigenza e dai vertici operativi, rendendo impossibile per un semplice consigliere venirne a conoscenza. Secondo la sua tesi, l’affidamento in buona fede sull’operato della struttura dirigenziale avrebbe dovuto escludere la sua colpa. In pratica, l’Amministratore sosteneva di essere una vittima della disonestà altrui e non un complice o un negligente supervisore.
Il principio chiave sulla responsabilità dell’amministratore bancario
La Corte di Cassazione ha respinto completamente la difesa dell’Amministratore. I giudici hanno affermato un principio di diritto cruciale, basato sull’articolo 2381 del codice civile. L’obbligo di ‘agire in modo informato’ non significa attendere passivamente che le informazioni arrivino. Al contrario, impone a ogni consigliere, anche non esecutivo, di assumere un ruolo proattivo. Questo dovere si traduce nella necessità di richiedere dati, sollecitare approfondimenti e pretendere chiarimenti ogni volta che la situazione lo richieda. La semplice presenza di procedure di controllo sulla carta non è sufficiente se poi gli amministratori non si adoperano per garantirne la concreta ed efficace applicazione.
Le motivazioni della Cassazione: la colpa sta nell’inerzia
La Corte ha specificato che la responsabilità dell’amministratore bancario non deriva dal non aver impedito l’illecito commesso da altri, ma dalla propria ‘inosservanza dei doveri’. Il fatto stesso che condotte illecite così gravi e sistemiche siano potute accadere per lungo tempo era la prova lampante dell’inefficacia del sistema dei controlli. L’Amministratore avrebbe dovuto, in virtù della sua diligenza professionale, percepire i segnali di allarme e attivarsi. La sua inerzia e la sua incapacità di agire professionalmente per prevenire o scoprire le irregolarità costituiscono la base della sua colpa. La Corte ha sottolineato che l’azione disonesta di alcuni dirigenti è stata resa possibile proprio dall’inerzia colpevole di chi, come l’Amministratore, aveva il dovere di controllare.
Le conclusioni: confermata la responsabilità dell’amministratore bancario
L’esito del processo è chiaro: il ricorso è stato rigettato e la sanzione confermata. Questa sentenza rappresenta un monito importante per tutti coloro che ricoprono cariche amministrative in società complesse, specialmente nel settore bancario. La responsabilità dell’amministratore bancario è personale e non può essere delegata o elusa invocando la buona fede o l’ignoranza. La diligenza richiesta a un amministratore è elevata e include un dovere di curiosità e di intervento. Accettare un incarico in un CdA significa accettare l’onere di essere il garante ultimo della corretta gestione e della sana e prudente amministrazione della società.
Un amministratore di banca senza deleghe specifiche può essere ritenuto responsabile per irregolarità?
Sì. La Cassazione ha chiarito che anche gli amministratori non esecutivi hanno un dovere di ‘agire informato’, che impone loro di vigilare attivamente e assicurarsi che i sistemi di controllo funzionino correttamente.
Cosa significa ‘agire in modo informato’ per un consigliere di amministrazione?
Significa non limitarsi a ricevere informazioni, ma richiederle attivamente, pretendere approfondimenti e verificare l’efficacia delle procedure di controllo interno per prevenire o scoprire irregolarità.
L’occultamento di informazioni da parte dei dirigenti esonera gli altri amministratori dalla responsabilità?
No. Secondo la sentenza, l’inerzia colpevole e l’incapacità di agire professionalmente per scoprire le irregolarità configurano una responsabilità, anche se le condotte illecite sono state nascoste da altri.