Il caso: cancellazione dall’albo e ricorso d’urgenza
Una professionista legale riceve dal proprio Consiglio dell’Ordine una comunicazione preoccupante. Si tratta di un preavviso di avvio del procedimento per la sua cancellazione dall’albo degli avvocati. Temendo un danno grave e immediato alla sua professione, decide di agire subito. Si rivolge al Tribunale ordinario con un ricorso d’urgenza. Lo scopo è ottenere un provvedimento provvisorio per bloccare la procedura e proteggere il suo diritto a esercitare la professione. Il Tribunale, però, respinge la sua richiesta, affermando di non avere la giurisdizione per decidere su quella materia. A questo punto, la professionista tenta una mossa processuale specifica: il regolamento di giurisdizione.
Il tentativo di usare il regolamento di giurisdizione
Di fronte alla decisione del Tribunale, l’avvocatessa sceglie di non avviare subito una causa di merito. Impugna invece l’ordinanza direttamente davanti alla Corte di Cassazione. Utilizza lo strumento del regolamento di giurisdizione. Si tratta di una procedura speciale che serve a risolvere un dubbio: quale giudice ha il potere di decidere su una certa controversia? L’obiettivo della ricorrente era far sì che la Cassazione stabilisse che il giudice ordinario era effettivamente competente, ribaltando così la decisione del Tribunale.
Perché il regolamento di giurisdizione non è sempre utilizzabile
La strategia processuale, però, si scontra con un ostacolo fondamentale. La Corte di Cassazione chiarisce che il regolamento di giurisdizione non è uno strumento attivabile in qualsiasi momento e contro qualsiasi provvedimento. La sua funzione è legata strettamente a una causa di merito. In altre parole, serve a capire dove deve proseguire un processo già iniziato o che sta per iniziare. Nel caso specifico, l’unica azione intrapresa era un procedimento d’urgenza, definito ‘ante causam’, ovvero ‘prima della causa’. La vera e propria causa di merito, quella in cui si sarebbero dovuti accertare in via definitiva i diritti e i doveri delle parti, non era mai stata avviata.
Le motivazioni: l’inammissibilità del ricorso ante causam
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è netta e si basa su un principio consolidato. Il ricorso per regolamento di giurisdizione è inammissibile se proposto contro un’ordinanza cautelare, quando l’istante non ha ancora iniziato il giudizio di merito. Manca, infatti, un interesse concreto e attuale a conoscere il giudice competente, perché non c’è ancora un giudizio da portare avanti. Il procedimento d’urgenza è solo una misura provvisoria. Solo con l’avvio della causa principale si definisce l’oggetto del contendere e sorge la necessità di stabilire chi debba giudicarlo. Agire prima è prematuro e, quindi, non consentito dalla legge.
Le conclusioni: ricorso respinto e condanna
L’esito per la ricorrente è negativo. La Corte di Cassazione non entra nel vivo della questione sulla giurisdizione. Si ferma prima, dichiarando il ricorso inammissibile per ragioni procedurali. La professionista non solo non ottiene la risposta che cercava, ma viene anche condannata al pagamento di una somma di 1.000 euro a titolo di sanzione. Inoltre, viene stabilito che dovrà versare un ulteriore importo come contributo unificato, raddoppiando di fatto le spese processuali. La sentenza ribadisce l’importanza di utilizzare gli strumenti processuali nel modo e nel momento corretto, per evitare conseguenze sfavorevoli.
Posso fare un regolamento di giurisdizione se un giudice respinge il mio ricorso d’urgenza?
No, secondo questa sentenza della Cassazione non è possibile se non hai ancora iniziato la causa principale (il giudizio di merito). Il ricorso per regolamento di giurisdizione sarebbe dichiarato inammissibile.
Cosa significa ‘ante causam’?
È un’espressione latina che significa ‘prima della causa’. Si riferisce a provvedimenti, come quelli d’urgenza, richiesti al giudice prima che sia iniziato il vero e proprio processo di merito.
Qual è la conseguenza di un ricorso inammissibile in Cassazione?
La Corte non esamina la questione nel merito. Inoltre, chi ha presentato il ricorso può essere condannato a pagare una sanzione pecuniaria e un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.