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Referendum confermativo: voto unico contro quesiti separati

Tre cittadini hanno citato in giudizio la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno per chiedere lo spacchettamento dei quesiti nel referendum confermativo costituzionale, ritenendo che gli elettori debbano votare separatamente sulle singole materie. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge prevede una formula unica per il referendum confermativo e che frammentare il quesito sottrarrebbe al Parlamento il potere di revisione costituzionale, rischiando di creare un testo disorganico. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 13069 Anno 2022
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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il diritto di voto e il quesito unico nel referendum confermativo

Il diritto di voto rappresenta il pilastro fondamentale della nostra democrazia e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un tema di straordinaria importanza riguardante le modalità di espressione del voto nel referendum confermativo costituzionale. Alcuni cittadini hanno promosso un’azione legale complessa per richiedere la suddivisione, comunemente definita spacchettamento, del quesito referendario. Secondo la tesi dei promotori della causa, l’elettore dovrebbe avere la possibilità di esprimersi separatamente su ogni singola materia trattata dalla riforma costituzionale, anziché essere costretto ad approvare o respingere l’intero testo in blocco. La Suprema Corte ha analizzato approfonditamente la questione e ha respinto questa tesi, confermando la piena legittimità del quesito unico e bloccato.

La richiesta dei cittadini e lo spacchettamento dei quesiti

La vicenda trae origine dall’iniziativa giudiziaria di tre elettori che hanno citato in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Interno. I ricorrenti lamentavano la presunta mancanza di omogeneità nei quesiti relativi alle riforme della Carta Costituzionale. A loro avviso, la presentazione di un unico quesito su materie diverse e non omogenee violerebbe la libertà di scelta dell’elettore. Per questo motivo, i promotori chiedevano ai giudici di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla legge ordinaria che disciplina le consultazioni popolari. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Milano hanno rigettato la domanda in primo e secondo grado. Questa doppia decisione negativa ha spinto i cittadini a proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Il funzionamento del referendum confermativo secondo la legge

La normativa vigente nel nostro ordinamento stabilisce regole estremamente precise per lo svolgimento della consultazione popolare sulle riforme della Costituzione. In particolare, la legge numero 352 del 1970 definisce la formula esatta che deve comparire sulla scheda elettorale al momento del voto. Questa formula ministeriale chiede semplicemente all’elettore se approva il testo della legge di revisione costituzionale approvato dalle Camere. La legge ordinaria non prevede in alcun modo la frammentazione del testo normativo in più domande separate o distinte. Questa struttura unitaria garantisce che il corpo elettorale si esprima sull’opera complessiva di riforma, preservando il disegno organico voluto dal legislatore parlamentare.

Le motivazioni della decisione sul referendum confermativo

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dei cittadini del tutto inammissibile sotto diversi profili procedurali e sostanziali. I giudici di legittimità hanno spiegato che lo spacchettamento del quesito nel referendum confermativo non trova alcun fondamento nel nostro sistema costituzionale. La Costituzione attribuisce il potere di revisione costituzionale in via principale al Parlamento, che discute, emenda e approva il testo finale. Se il quesito referendario venisse frammentato in molteplici domande, il corpo elettorale potrebbe approvare solo alcune parti della riforma e respingerne altre. Questo meccanismo frammentario comporterebbe il rischio concreto di una manipolazione disorganica del testo costituzionale, creando gravi incongruenze e vuoti normativi. La frammentazione finirebbe per trasferire la funzione di scrittura della Costituzione dal Parlamento agli elettori, alterando l’equilibrio dei poteri dello Stato.

Le conclusioni della Cassazione sul referendum confermativo

La pronuncia della Suprema Corte ribadisce con chiarezza la centralità del Parlamento nel procedimento di revisione costituzionale. Il referendum confermativo ha una funzione di garanzia democratica e di controllo finale, non di riscrittura o di emendamento delle leggi costituzionali. I cittadini sono chiamati esclusivamente a confermare o respingere in blocco la scelta compiuta dal legislatore. Con questa importante decisione, la Cassazione ha posto fine alla controversia e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio in favore delle amministrazioni statali resistenti. La decisione conferma che la stabilità della Costituzione richiede un processo di revisione coerente, unitario e sistematico, al riparo da frammentazioni che potrebbero comprometterne la tenuta complessiva.

Si può chiedere lo spacchettamento dei quesiti in un referendum costituzionale?
No, la Corte di Cassazione ha confermato che la legge prevede una formula unica e indivisibile per il quesito del referendum costituzionale.

Qual è il rischio di dividere il quesito referendario in più parti?
La frammentazione del quesito potrebbe portare all’approvazione parziale di una riforma, creando un testo costituzionale disorganico e contraddittorio.

Chi ha il potere di modificare la Costituzione in Italia?
Il potere di revisione costituzionale spetta al Parlamento, mentre il referendum confermativo serve solo a convalidare o respingere la decisione delle Camere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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