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Recesso franchising: la durata minima di tre anni

Il Tribunale si è pronunciato sulla legittimità di un recesso franchising operato dall’affiliante in un contratto ‘light’. La società affiliata contestava l’illegittimità del recesso per violazione della durata minima triennale. Il giudice ha rigettato la domanda, accertando che il rapporto era durato complessivamente oltre tre anni, rispettando così i canoni di buona fede e le tutele previste per l’ammortamento degli investimenti.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI MILANO N. 5688 2026 - N. R.G. 00022778 2024 DEPOSITO MINUTA 04 07 2026 PUBBLICAZIONE 06 07 2026
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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Diritto Civile, Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile

Recesso franchising e durata minima: la tutela dell’affiliato

Nel panorama della distribuzione commerciale, il recesso franchising rappresenta un momento critico che richiede un delicato bilanciamento tra l’autonomia contrattuale e la tutela degli investimenti effettuati dall’affiliato. Una recente sentenza ha chiarito i confini di questa facoltà, con particolare riferimento ai contratti a tempo indeterminato.

Il caso del recesso franchising e la durata triennale

La vicenda nasce dall’opposizione di una società affiliata contro la decisione della casa madre di interrompere il rapporto di collaborazione. L’affiliata sosteneva che il recesso franchising fosse illegittimo poiché non avrebbe garantito la durata minima di tre anni, termine considerato essenziale dalla legge per consentire il recupero delle spese di avviamento e di allestimento dei punti vendita.

In particolare, l’attrice lamentava che lo scioglimento anticipato avesse causato gravi danni patrimoniali, legati all’impossibilità di proseguire l’attività commerciale e all’improvvisa disattivazione dei terminali operativi, chiedendo un risarcimento di ampia portata.

La tutela dell’investimento e il recesso franchising

La questione giuridica centrale riguarda l’interpretazione dell’Art. 3 della legge 129/2004. Anche nei contratti a tempo indeterminato, la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che l’esercizio del diritto di recesso deve essere conforme ai principi di buona fede e correttezza. Questo significa che l’affiliante non può recedere arbitrariamente prima che siano trascorsi tre anni dall’inizio del rapporto, poiché tale periodo è considerato il lasso di tempo minimo per l’ammortamento dei costi fissi sostenuti dal franchisee.

Nel caso analizzato, tuttavia, il tribunale ha osservato che il contratto era stato sottoscritto nel novembre 2017 e si era concluso effettivamente nel gennaio 2021. Di conseguenza, il rapporto aveva superato la soglia critica dei trentasei mesi, rendendo la facoltà di scioglimento legittimamente esercitata.

Le motivazioni

Il giudice ha fondato la decisione sul computo oggettivo della durata del rapporto contrattuale. Poiché dalla firma del contratto alla cessazione effettiva (considerando il periodo di preavviso) erano decorsi più di tre anni, l’eccezione di illegittimità sollevata dall’affiliata è risultata priva di fondamento fattuale.

Inoltre, le contestazioni relative a presunte condotte ostruzionistiche durante il periodo di preavviso sono state respinte per mancanza di prove concrete. Per quanto riguarda la domanda legata a un collegato contratto di affitto di ramo d’azienda, il tribunale l’ha dichiarata inammissibile: tale richiesta era stata formulata tardivamente nel corso del processo e non era stata preceduta dal necessario tentativo di mediazione obbligatoria, requisito invece fondamentale per procedere legalmente in tale materia.

Le conclusioni

La sentenza si conclude con il rigetto integrale delle istanze risarcitorie avanzate dalla società ricorrente. Avendo l’affiliante rispettato sia il termine di preavviso contrattuale che la durata minima triennale prevista dalla normativa di settore, il recesso è stato giudicato valido e non abusivo. L’affiliata è stata condannata al rimborso delle spese di lite, confermando l’importanza di una corretta istruttoria e del rispetto dei tempi processuali nelle controversie in materia di affiliazione commerciale.

Qual è la durata minima obbligatoria per un contratto di franchising?
La legge prevede che l’affiliante debba garantire una durata minima sufficiente all’ammortamento dell’investimento, che in ogni caso non può essere inferiore a tre anni.

Cosa succede se l’affiliante recede da un contratto a tempo indeterminato?
Il recesso è legittimo se rispetta il preavviso e se il rapporto è durato almeno tre anni, garantendo così il rispetto dei principi di buona fede e la tutela degli investimenti iniziali dell’affiliato.

È possibile richiedere danni per la risoluzione di un contratto di affitto di ramo d’azienda?
Sì, ma la domanda deve essere presentata tempestivamente nei termini processuali e deve essere preceduta dalla mediazione obbligatoria, altrimenti il giudice la dichiarerà inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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