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Presunzione di condominialità: scavi abusivi e demolizione

I comproprietari di un appartamento al piano terra eseguivano scavi abusivi nel sottosuolo dell’edificio per ricavare una cantina. I proprietari del primo piano chiedevano la demolizione delle opere. Una comproprietaria, non evocata nel primo giudizio, proponeva opposizione di terzo per nullità della sentenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei comproprietari abusivi, confermando l’ordine di demolizione. La Corte ha chiarito che il sottosuolo è soggetto alla presunzione di condominialità ai sensi dell’articolo 1117 del codice civile. Di conseguenza, spettava ai comproprietari abusivi dimostrare un titolo di proprietà esclusiva o l’avvenuta usucapione, e non ai condomini che agivano a tutela del bene comune.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 27246 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La presunzione di condominialità e gli scavi abusivi nel sottosuolo

Chi vive in un condominio sa bene che le aree comuni appartengono a tutti. Ma cosa succede se un condomino decide di scavare nel sottosuolo dell’edificio per ricavare una cantina privata? La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato, confermando che la presunzione di condominialità protegge il suolo e il sottosuolo da appropriazioni indebite. Chi compie lavori non autorizzati rischia non solo di dover demolire tutto a proprie spese, ma anche di dover risarcire i vicini di casa per i danni causati.

Il caso: lo scavo della discordia sotto l’edificio

La vicenda nasce in un piccolo stabile. I proprietari dell’appartamento situato al piano terra, un uomo e una donna sposati in regime di comunione dei beni, decidevano di effettuare degli scavi nel sottosuolo e sotto la rampa delle scale. L’obiettivo era creare un vano cantina a uso esclusivo. I proprietari dell’appartamento al primo piano, ritenendo lesi i propri diritti sulla cosa comune, avviavano una causa legale contro il marito per ottenere il ripristino dello stato dei luoghi. Il Tribunale accoglieva la domanda e ordinava la demolizione delle opere abusive. Tuttavia, la moglie non era stata coinvolta nel processo originario.

L’opposizione di terzo e la tutela del comproprietario escluso

La moglie, rimasta esclusa dal primo processo, decideva di agire in giudizio utilizzando lo strumento dell’opposizione di terzo (il mezzo di impugnazione concesso a chi non ha partecipato al processo ma subisce un danno dalla sentenza). La donna sosteneva che la sentenza di demolizione fosse nulla perché lei, in quanto comproprietaria dell’appartamento al piano terra, era un litisconsorte necessario (il soggetto che deve obbligatoriamente partecipare al processo affinché la decisione sia valida). I giudici di merito accoglievano la richiesta di nullità solo per la parte relativa alla demolizione, ma nel merito ordinavano nuovamente la demolizione a entrambi i coniugi, respingendo la richiesta della donna di vedersi riconosciuta la proprietà della cantina per usucapione (l’acquisto di un diritto di proprietà tramite il possesso prolungato nel tempo).

Le motivazioni della sentenza sulla presunzione di condominialità

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso dei comproprietari del piano terra, ha chiarito un principio fondamentale riguardante la presunzione di condominialità. Secondo l’articolo 1117 del codice civile, il suolo su cui sorge l’edificio si presume di proprietà comune di tutti i condomini. Questa presunzione si estende anche al sottosuolo. Di conseguenza, i proprietari del primo piano non avevano l’onere (il dovere giuridico) di dimostrare con un atto scritto la comproprietà dell’area scavata. Al contrario, spettava ai coniugi del piano terra dimostrare che il sottosuolo era stato escluso dalla comunione fin dall’origine, oppure che lo avevano usucapito prima dell’inizio della controversia. Poiché i coniugi non hanno fornito questa prova nei tempi previsti dalla legge, lo scavo deve essere considerato abusivo. La Suprema Corte ha inoltre precisato che la nullità per la mancata partecipazione della moglie riguardava solo l’ordine di demolizione e non le altre domande indipendenti decise nel primo processo.

Le conclusioni sulla demolizione delle opere abusive

La decisione della Cassazione mette un punto fermo su una questione molto comune nei condomini. Chi esegue scavi nel sottosuolo comune senza il consenso degli altri condomini compie un atto illecito. La sentenza stabilisce che i comproprietari abusivi devono procedere all’immediato ripristino dello stato dei luoghi attraverso la demolizione delle opere e il reinterro (il riempimento con terra) dei locali ricavati abusivamente. Inoltre, i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese legali del giudizio di legittimità (il terzo grado di giudizio davanti alla Cassazione). Questa pronuncia ricorda a tutti i proprietari che i beni condominiali sono protetti dalla legge e che qualsiasi modifica unilaterale richiede prove rigorose e il rispetto delle regole processuali.

Cosa si intende per presunzione di condominialità del sottosuolo?
Significa che lo spazio sottostante al condominio appartiene a tutti i proprietari degli appartamenti, salvo che un atto scritto dimostri il contrario.

Cosa rischia chi esegue scavi non autorizzati sotto il condominio?
Rischia di subire una condanna alla demolizione delle opere realizzate, al ripristino dello stato dei luoghi e al risarcimento dei danni ai vicini.

Chi deve dimostrare la proprietà esclusiva del sottosuolo in caso di contestazione?
L’onere della prova spetta a chi ha eseguito lo scavo, il quale deve dimostrare un titolo d’acquisto originario o l’avvenuta usucapione del bene.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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