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Prescrizione Bancaria: la Cassazione inverte l’onere della prova

La Corte di Cassazione chiarisce l’onere della prova nella prescrizione bancaria. Un’azienda cliente aveva citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate. La banca si era difesa eccependo la prescrizione decennale. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: spetta al correntista, e non alla banca, dimostrare che i versamenti effettuati sul conto non avevano natura ‘solutoria’ (cioè non erano veri e propri pagamenti che estinguono un debito). Se il cliente non fornisce questa prova, l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca, anche in termini generici, deve essere accolta. La decisione ribalta quindi l’orientamento precedente, che gravava la banca di tale onere probatorio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 10294 Anno 2023
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Pubblicato il 6 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Onere della prova e prescrizione: una svolta nelle cause contro le banche

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha introdotto un principio di diritto cruciale in materia di contenzioso bancario, specificando a chi spetta l’onere della prova nella prescrizione bancaria. La questione nasce da una causa avviata da un’azienda cliente contro il proprio istituto di credito. L’azienda lamentava l’applicazione di interessi illegittimi, la capitalizzazione trimestrale non pattuita e altre commissioni non dovute sul proprio conto corrente, chiedendo la restituzione delle somme versate in eccesso.

La difesa della banca: l’eccezione di prescrizione

Di fronte alla richiesta del correntista, la banca ha sollevato una difesa molto comune in questi casi: l’eccezione di prescrizione. In pratica, la banca sosteneva che il diritto del cliente a chiedere indietro i soldi fosse scaduto, essendo trascorsi più di dieci anni. Il punto centrale della discussione legale si è concentrato su un aspetto tecnico ma decisivo: da quale momento inizia a decorrere questo termine decennale? La legge e la giurisprudenza distinguono tra due tipi di versamenti su un conto corrente affidato.

Versamenti ‘solutori’ e ‘ripristinatori’: una differenza chiave

I versamenti ‘ripristinatori’ sono quelli che il cliente effettua per riportare il saldo del conto entro i limiti del fido concesso dalla banca. Questi non sono considerati veri pagamenti, ma semplici ripristini della provvista. Per questi, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla chiusura del conto.

I versamenti ‘solutori’, invece, sono quelli che coprono un debito che eccede il fido. Questi sono considerati pagamenti a tutti gli effetti. Per ciascuno di essi, il termine di prescrizione di dieci anni inizia a decorrere dalla data del singolo versamento. La domanda fondamentale diventa quindi: chi deve provare la natura di questi versamenti?

L’onere della prova prescrizione bancaria: la decisione della Cassazione

Nei gradi di giudizio precedenti, era stato stabilito che fosse la banca a dover dimostrare quali versamenti fossero ‘solutori’ per poter validamente eccepire la prescrizione. La Corte di Cassazione ha completamente ribaltato questa impostazione. I giudici supremi hanno affermato che l’istituto di credito, per difendersi, deve solo sollevare l’eccezione di prescrizione in modo generico, affermando che il diritto del cliente si è estinto per il decorso del tempo.

Le motivazioni: perché l’onere della prova spetta al correntista

La Corte ha chiarito che l’onere della prova nella prescrizione bancaria grava sul correntista che agisce in giudizio. È il cliente, che chiede la restituzione delle somme, a dover provare i fatti che costituiscono il fondamento del suo diritto. Di conseguenza, se la banca eccepisce la prescrizione, spetta al cliente dimostrare che i versamenti effettuati nel corso del rapporto non avevano natura solutoria. In assenza di tale prova, la richiesta di restituzione per le somme versate oltre dieci anni prima dell’inizio della causa deve essere respinta. L’affermazione secondo cui spetta alla banca dimostrare la natura solutoria delle singole rimesse è stata definita ‘giuridicamente errata’.

Le conclusioni: un principio chiaro sull’onere della prova prescrizione bancaria

La sentenza si conclude con la vittoria della banca su questo specifico punto di diritto. La decisione impugnata è stata cassata e il giudizio rinviato a un’altra sezione della Corte d’Appello. Quest’ultima dovrà riesaminare il caso applicando il nuovo principio: la banca deve solo eccepire la prescrizione, mentre il correntista deve provare che i suoi versamenti non erano ‘solutori’ e quindi non soggetti a prescrizione autonoma. Questa pronuncia consolida un orientamento che rende più difficile per i clienti ottenere la restituzione di somme pagate in un lontano passato.

Chi deve provare la natura dei versamenti in un’azione contro la banca per somme non dovute?
Secondo la Cassazione, è il cliente che agisce per la restituzione a dover provare che i versamenti non avevano natura solutoria, qualora la banca sollevi l’eccezione di prescrizione.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per la restituzione di somme da un conto corrente?
La prescrizione decennale inizia a decorrere dai singoli versamenti ‘solutori’ (quelli che superano il fido) o, per tutti gli altri addebiti, dalla data di chiusura del conto.

Cosa deve fare la banca per eccepire la prescrizione?
La banca deve semplicemente dichiarare in giudizio che il diritto del cliente è prescritto a causa del tempo trascorso, senza essere obbligata a specificare quali singole rimesse sono cadute in prescrizione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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