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Mutuo all’ex: la causale “prestito” vince sulla parola

Una donna chiede la restituzione di circa 30.000 euro prestati all’ex compagno, provando il versamento con bonifici recanti la causale ‘prestito’. L’uomo ammette di aver ricevuto il denaro ma nega il prestito, adducendo giustificazioni alternative e contraddittorie. La Cassazione interviene sul tema dell’onere della prova mutuo, stabilendo un principio fondamentale: di fronte a indizi ‘gravi, precisi e concordanti’ come la causale esplicita, spetta a chi ha ricevuto i soldi fornire una prova convincente della diversa natura del versamento. In assenza di tale prova, la richiesta di restituzione è fondata. La Corte accoglie il ricorso della donna, cassando la precedente sentenza.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 8829 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Prestito tra ex partner: chi deve provare cosa?

I prestiti di denaro tra partner, parenti o amici sono molto comuni. Spesso si basano sulla fiducia e non vengono formalizzati con un contratto scritto. I problemi, però, possono sorgere quando il rapporto si incrina e chi ha prestato il denaro ne chiede la restituzione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale di queste vicende: l’onere della prova mutuo. La sentenza spiega come elementi apparentemente semplici, come la causale di un bonifico, possano diventare decisivi per vincere una causa.

La vicenda: un bonifico con causale “prestito”

I fatti sono semplici e molto comuni. Una donna, durante la relazione sentimentale con il suo compagno, gli versa una somma totale di circa 30.000 euro tramite diversi bonifici. Su questi versamenti, lei indica una causale inequivocabile: “prestito”. Finita la relazione, la donna chiede la restituzione della somma. L’ex compagno si oppone. Ammette di aver ricevuto i soldi, ma nega che si trattasse di un prestito. La questione finisce quindi in tribunale.

La difesa del ricevente: un debito precedente o una donazione?

L’uomo che ha ricevuto il denaro si difende in modo confuso. Inizialmente sostiene che quei soldi fossero la restituzione di un precedente prestito che lui stesso aveva fatto alla donna anni prima. Successivamente, cambia versione e afferma che i versamenti rientravano nella normale solidarietà economica tra conviventi, quasi come fossero un regalo o l’adempimento di un dovere morale (tecnicamente, una ‘obbligazione naturale’). Tuttavia, non porta prove concrete a sostegno di nessuna delle sue tesi.

L’onere della prova mutuo e il ruolo degli indizi

In materia di prestiti, la regola generale è chiara. Chi presta del denaro e ne chiede la restituzione (il mutuante) ha l’onere della prova mutuo. Questo significa che deve dimostrare non solo di aver consegnato la somma, ma anche che quella consegna è avvenuta a titolo di prestito, con l’obbligo di restituzione per chi l’ha ricevuta. La sola prova del passaggio di denaro non è sufficiente, perché potrebbe trattarsi di un regalo, del pagamento di un debito o di altro. Qui entrano in gioco le presunzioni, cioè gli indizi che, messi insieme, possono formare una prova completa.

Le motivazioni: la Cassazione valorizza la causale e le presunzioni

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici precedenti, che avevano dato torto alla donna. I giudici supremi hanno spiegato che, sebbene l’onere della prova mutuo spetti a chi ha erogato la somma, il giudice non può ignorare gli indizi forti, chiari e coerenti. In questo caso, gli indizi a favore della donna erano solidi: la causale “prestito” scritta sui bonifici, l’importo significativo della somma e il fatto che il denaro fosse servito a coprire i debiti dell’impresa dell’uomo. Di fronte a questi elementi, la difesa dell’ex compagno appariva debole e contraddittoria. La Corte ha sottolineato un principio fondamentale: non si possono ammettere trasferimenti di ricchezza senza una causa giustificativa. Se chi riceve i soldi non fornisce una spiegazione alternativa credibile e provata, e gli indizi puntano tutti verso il prestito, allora la restituzione è dovuta.

Le conclusioni: la parola “prestito” ha un peso decisivo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello per una nuova decisione. L’esito pratico è una vittoria per la prestatrice. Il principio sancito è di grande importanza pratica: la causale di un bonifico non è un dettaglio trascurabile. Scrivere “prestito” crea una presunzione forte che, unita ad altri elementi e alla debolezza delle argomentazioni della controparte, può essere sufficiente a soddisfare l’onere della prova mutuo. Chi riceve denaro con questa causale e intende negare l’obbligo di restituzione, dovrà faticare molto per dimostrare che le cose stavano diversamente.

Se presto soldi a un amico con un bonifico, cosa devo scrivere nella causale?
È fondamentale indicare una causale chiara e inequivocabile come ‘prestito fruttifero’ o ‘finanziamento infruttifero’. Questo crea un forte indizio a tuo favore in caso di mancata restituzione.

Ho ricevuto una somma di denaro da un parente. Posso tenerla se non prova che era un prestito?
In generale, chi chiede la restituzione deve provare il prestito. Tuttavia, se tu non fornisci una spiegazione alternativa credibile e provata (es. una donazione), e ci sono indizi a favore del prestito come una causale esplicita, potresti essere condannato a restituire la somma.

La sola consegna di denaro è sufficiente per dimostrare un contratto di mutuo?
No, la sola consegna di denaro non basta. Chi agisce per la restituzione deve provare anche il titolo, cioè l’accordo che obbliga l’altra parte a restituire la somma. Elementi come la causale di un bonifico sono però prove molto importanti per raggiungere questo scopo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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