Multe corsia preferenziale: la Cassazione conferma le sanzioni
Le multe corsia preferenziale rappresentano un tema ricorrente nel contenzioso stradale. Molti automobilisti si trovano a contestare sanzioni per aver percorso corsie riservate, spesso adducendo l’inadeguatezza della segnaletica o la mancata informazione sulla loro riattivazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fornito importanti chiarimenti su questi aspetti, confermando l’orientamento già espresso dai giudici di merito. Questa decisione è fondamentale per comprendere i limiti e le responsabilità dei cittadini che intendono impugnare tali violazioni.
I fatti: automobilisti contro l’Amministrazione Comunale
La vicenda ha origine a Roma, dove numerosi automobilisti hanno ricevuto multe per aver transitato in una corsia preferenziale in Via di Portonaccio. Questa corsia era stata disattivata per un periodo e poi riattivata nel maggio 2017. I conducenti hanno deciso di presentare un ricorso collettivo (o cumulativo), sostenendo che la segnaletica, sia orizzontale che verticale, non fosse chiara e che l’Amministrazione Comunale non avesse pubblicizzato adeguatamente la riattivazione della corsia. Hanno anche contestato la validità dell’apparato di rilevamento automatico.
La questione della segnaletica per le multe corsia preferenziale
Il Tribunale di Roma, in secondo grado, ha esaminato attentamente la situazione. Ha concluso che la segnaletica era adeguata e che l’Amministrazione Comunale aveva provveduto a pubblicizzare la riattivazione della corsia in modo sufficiente, anche tramite comunicati stampa e presidi sul posto. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare quale specifico segnale li avesse indotti in errore, né hanno provato un collegamento tra la presunta inadeguatezza della segnaletica e la loro condotta di guida. La Cassazione ha ribadito che la verifica periodica dell’apparecchio di rilevamento non era necessaria, poiché esso si limitava a fotografare i veicoli, senza misurare tempo o spazio.
L’onere della prova e le multe corsia preferenziale
Un punto cruciale della decisione riguarda l’onere della prova. La Corte ha chiarito che spetta al cittadino che contesta la multa dimostrare l’inadeguatezza della segnaletica. L’Amministrazione, invece, deve solo provare l’esistenza del segnale di preavviso o di divieto. Se il cittadino si limita a contestare la non adeguatezza, senza fornire prove concrete di come questa abbia influito sulla sua condotta, il ricorso non può essere accolto. Questo principio è stato applicato rigorosamente nel caso delle multe corsia preferenziale in esame.
Il ricorso cumulativo: quando è ammissibile
Il Tribunale aveva anche dichiarato inammissibile il ricorso cumulativo proposto dagli automobilisti. Questo tipo di ricorso, presentato da più soggetti per contestare diverse sanzioni elevate in tempi e situazioni differenti, non è generalmente ammesso. La connessione tra le diverse sanzioni, sia per identità dell’oggetto che per identità del soggetto, non era stata ravvisata. La Cassazione ha considerato questa parte della decisione come un ‘obiter dictum’ (un’affermazione non essenziale per la decisione finale), ma ha comunque confermato l’inammissibilità del ricorso per altri motivi legati alla sua specificità.
L’elemento psicologico nelle sanzioni amministrative
Gli automobilisti avevano anche eccepito la mancanza dell’elemento psicologico, cioè l’assenza di dolo o colpa nella loro condotta. La Cassazione ha ricordato che, in materia di sanzioni amministrative, è sufficiente l’accertamento della violazione. Esiste una presunzione di colpa a carico di chi commette l’illecito. L’errore sulla norma sanzionatoria può essere scusabile solo in presenza di circostanze eccezionali, che rendano impossibile per l’utente della strada adottare un comportamento diverso. Nel caso specifico delle multe corsia preferenziale, l’Amministrazione aveva diligentemente informato l’utenza, escludendo la scusabilità dell’errore.
Le motivazioni della Cassazione sulle multe corsia preferenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli automobilisti per diverse ragioni. Ha ritenuto che i motivi presentati fossero privi di specificità, non indicando con chiarezza gli elementi a sostegno delle contestazioni. Ad esempio, la consulenza tecnica prodotta in appello non è stata considerata, poiché i ricorrenti non hanno dimostrato di averla conosciuta solo dopo il primo grado. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che l’esame dei documenti e la valutazione delle prove rientrano nell’apprezzamento di fatto del giudice di merito, il quale non è tenuto a discutere ogni singolo elemento, ma solo a motivare il proprio convincimento. La Corte ha anche sottolineato che le questioni relative all’autorizzazione dell’apparato di rilevamento erano state sollevate in modo generico e tardivo. Tutte queste carenze hanno portato alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso, confermando la validità delle multe corsia preferenziale.
Le conclusioni: il destino delle multe corsia preferenziale
In definitiva, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli automobilisti. Questo significa che le multe corsia preferenziale contestate sono state confermate. La parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali in favore dell’Amministrazione Comunale, oltre al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. La sentenza ribadisce l’importanza di un ricorso ben argomentato e specifico, con un onere della prova chiaro a carico del cittadino che intende contestare una sanzione amministrativa. La decisione sottolinea come la diligenza dell’Amministrazione nell’informare i cittadini e la chiarezza della segnaletica siano elementi chiave per la validità delle multe.
Si possono contestare più multe con un unico ricorso?
Generalmente no, un ricorso cumulativo per sanzioni diverse, elevate a soggetti diversi e in momenti differenti, è considerato inammissibile, a meno che non vi sia una stretta connessione tra le violazioni.
Chi deve dimostrare che la segnaletica stradale è inadeguata?
L’onere di dimostrare che la segnaletica stradale fosse inadeguata o insufficiente spetta al cittadino che contesta la multa, non all’Amministrazione.
Cosa significa ‘elemento psicologico’ per le multe stradali?
Nelle sanzioni amministrative, come le multe stradali, non è necessario dimostrare che l’automobilista abbia agito con dolo (intenzione) o colpa grave. Basta l’accertamento della violazione, con una presunzione di colpa a carico di chi l’ha commessa.