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Multa corsia preferenziale: Segnaletica vince, automobilisti pagano

La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una multa corsia preferenziale a carico di alcuni automobilisti. Questi sostenevano che la segnaletica fosse inadeguata e ingannevole, poiché la corsia era stata riattivata da poco. I giudici hanno stabilito che la segnaletica verticale era chiara e prevale su quella orizzontale. Inoltre, nelle sanzioni amministrative la colpa si presume: spetta al cittadino dimostrare di aver agito senza negligenza e di trovarsi in una situazione di errore inevitabile, prova che in questo caso non è stata fornita. Di conseguenza, il ricorso degli automobilisti è stato respinto e le multe confermate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 5624 Anno 2023
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Pubblicato il 25 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Multa in corsia preferenziale: quando la segnaletica è sufficiente?

Ricevere una multa per aver transitato in una corsia preferenziale è un’esperienza comune per molti automobilisti, specialmente nelle grandi città. Spesso ci si difende sostenendo che la segnaletica non era chiara o era addirittura ingannevole. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio questo tema, stabilendo principi importanti sulla validità della multa corsia preferenziale e sulla responsabilità del conducente. La vicenda chiarisce quando un errore può essere considerato scusabile e quando, invece, la sanzione è pienamente legittima.

Il caso: una raffica di multe dopo la riattivazione della corsia

Un gruppo di automobilisti si è visto recapitare una serie di verbali per aver percorso una corsia preferenziale in una nota via della Capitale. La particolarità della situazione risiedeva nel fatto che quella corsia era stata disattivata per un certo periodo e poi riattivata dal Comune. Gli automobilisti hanno deciso di impugnare le multe, sostenendo che la segnaletica fosse inadeguata e insufficiente a informare correttamente gli utenti della strada del ripristino del divieto. A loro avviso, la presenza di cartelli poco visibili o di segnaletica orizzontale (le strisce sulla strada) non chiara li aveva indotti in errore, rendendo la violazione non intenzionale.

La questione legale: prevale il cartello o la percezione dell’automobilista?

La questione finita davanti ai giudici era duplice. Da un lato, bisognava stabilire se la segnaletica installata dal Comune fosse oggettivamente idonea a segnalare il divieto. Dall’altro, era necessario chiarire il grado di diligenza richiesto all’utente della strada. In altre parole, un automobilista può giustificare la propria infrazione sostenendo di essere stato confuso dalla segnaletica? La difesa degli automobilisti si basava proprio sull’idea che il Comune non avesse fatto abbastanza per comunicare la riattivazione della corsia, creando una situazione di incertezza che rendeva l’errore scusabile.

Multa corsia preferenziale: la regola della presunzione di colpa

La Corte di Cassazione ha respinto le argomentazioni degli automobilisti. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale in materia di sanzioni amministrative: la colpa di chi commette la violazione è presunta. Questo significa che non è l’amministrazione a dover dimostrare che l’automobilista ha agito con negligenza, ma è l’automobilista a dover provare il contrario. Deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rispettare la legge e che l’errore è stato causato da fattori esterni eccezionali e inevitabili. Una semplice affermazione di non aver visto il cartello o di averlo trovato poco chiaro non è sufficiente.

Le motivazioni: perché gli automobilisti hanno perso

La decisione della Corte si fonda su alcuni punti chiave. Primo, il Tribunale aveva già accertato che la segnaletica verticale (i cartelli stradali) era presente e adeguata. Secondo la legge, la segnaletica verticale prevale sempre su quella orizzontale in caso di difformità o scarsa visibilità di quest’ultima. Secondo, il Comune aveva provveduto a informare l’utenza della riattivazione della corsia, adempiendo ai suoi obblighi. Terzo, gli automobilisti non hanno fornito alcuna prova concreta di circostanze specifiche (come un ostacolo che copriva il cartello) che rendessero l’errore veramente inevitabile. Infine, la Corte ha specificato che eventuali sentenze favorevoli ottenute da altri automobilisti per la stessa infrazione non si estendono automaticamente a tutti, poiché ogni caso va valutato singolarmente.

Le conclusioni: cosa insegna questa sentenza

Questa sentenza ribadisce che la responsabilità principale di informarsi sulla segnaletica stradale ricade sul conducente. Non è possibile invocare la buona fede o la distrazione per annullare una multa corsia preferenziale se i segnali di divieto, soprattutto quelli verticali, sono regolarmente installati. Per ottenere l’annullamento di un verbale, è necessario fornire una prova rigorosa che l’errore sia stato inevitabile e non imputabile a una propria disattenzione. La decisione serve da monito: prima di percorrere una corsia, è dovere del guidatore prestare la massima attenzione ai cartelli stradali.

Se le strisce per terra della corsia preferenziale sono sbiadite ma il cartello verticale è presente, la multa è valida?
Sì, la multa è valida. La legge stabilisce che la segnaletica verticale, come i cartelli, prevale sempre su quella orizzontale, ovvero le strisce disegnate sull’asfalto.

Posso farmi annullare una multa se altri automobilisti hanno vinto un ricorso per la stessa infrazione nella stessa via?
No, non automaticamente. Ogni ricorso viene valutato singolarmente. Una sentenza favorevole per un altro automobilista non si estende agli altri, a meno che non abbia accertato un fatto oggettivo e permanente valido per tutti, cosa molto rara.

Chi deve dimostrare la colpa in caso di multa per violazione del Codice della Strada?
Nelle sanzioni amministrative, la colpa è presunta. L’ente accertatore deve solo provare che la violazione è avvenuta. Spetta al cittadino dimostrare di aver agito senza colpa e che l’errore era inevitabile e non causato da disattenzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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