Conto corrente chiuso? L’affitto va pagato comunque
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso interessante di morosità per chiusura conto corrente, stabilendo un principio chiaro: l’impossibilità di usare il metodo di pagamento previsto dal contratto non giustifica l’interruzione dei pagamenti. L’inquilino ha sempre il dovere di attivarsi per saldare il canone, anche in presenza di ostacoli imprevisti. Questa decisione sottolinea l’importanza della buona fede e della cooperazione tra le parti nel rapporto di locazione.
I fatti del caso: un affitto non pagato per un IBAN estinto
La vicenda inizia con un contratto di locazione. Un’azienda prende in affitto una porzione di un immobile, di proprietà di più persone, per installare un’antenna per le telecomunicazioni. Il contratto prevede che il canone annuale venga pagato tramite bonifico su un conto corrente specifico, intestato a due dei proprietari.
Ad un certo punto, i due intestatari del conto vengono a mancare e, di conseguenza, la banca chiude il conto corrente. L’azienda inquilina, trovando impossibile effettuare il bonifico, smette di pagare i canoni. I proprietari, dopo mesi di mancati pagamenti, avviano la procedura di sfratto per morosità. L’azienda si difende sostenendo che la sua non è una vera morosità, ma un’impossibilità oggettiva a pagare, causata dalla mancata comunicazione di un nuovo IBAN da parte di tutti i comproprietari.
La difesa dell’inquilino e la presunta impossibilità di pagare
L’azienda ha basato la sua difesa su un punto apparentemente logico. Sosteneva che, essendo il contratto stipulato con una pluralità di locatori, fosse necessario il consenso e l’indicazione congiunta da parte di tutti loro per stabilire una nuova modalità di pagamento. In assenza di un nuovo conto corrente comunicato ufficialmente da tutti gli eredi e i proprietari superstiti, l’azienda si riteneva giustificata a sospendere i pagamenti. Questa posizione, tuttavia, non tiene conto di alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.
Il principio della solidarietà attiva tra i proprietari
La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi dell’azienda. Il punto centrale della decisione riguarda il principio dell’obbligazione solidale dal lato attivo (dei creditori). Quando ci sono più creditori, come in questo caso i vari comproprietari, il debitore (l’inquilino) ha la facoltà di pagare l’intera somma dovuta a uno solo di essi. Quel pagamento lo libera completamente dal debito nei confronti di tutti gli altri. Non era quindi necessario attendere una comunicazione congiunta. L’azienda avrebbe potuto semplicemente contattare uno qualsiasi dei proprietari e versargli l’intero canone, adempiendo così al proprio obbligo.
Le motivazioni: la morosità per chiusura conto corrente è un inadempimento grave
I giudici hanno chiarito che la chiusura del conto corrente non era un evento che rendeva impossibile il pagamento, ma solo la specifica modalità concordata. Venuta meno quella modalità, l’inquilino aveva il dovere, secondo il principio di buona fede, di attivarsi per trovare una soluzione alternativa. Avrebbe dovuto offrire il pagamento a uno dei locatori o al loro domicilio. Invece, l’azienda è rimasta passiva per oltre due anni, trasformando un problema risolvibile in un grave inadempimento contrattuale. La sua richiesta di un’indicazione congiunta è stata vista come un pretesto per non pagare. La morosità per chiusura conto corrente, in questo contesto, non è stata considerata incolpevole, ma una scelta che ha portato alla giusta risoluzione del contratto.
Le conclusioni: chi vince e cosa insegna questa sentenza
L’azienda inquilina ha perso la causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile e l’ha condannata a pagare le spese legali ai proprietari. L’esito pratico è la conferma definitiva della risoluzione del contratto di locazione e dell’obbligo di pagare tutti i canoni arretrati. Questa sentenza insegna che l’inquilino non può mai interrompere i pagamenti in modo unilaterale, anche di fronte a difficoltà pratiche. Il dovere di pagare il canone è l’obbligazione principale del conduttore e richiede un comportamento attivo e collaborativo per essere adempiuto.
Se il conto corrente del proprietario indicato nel contratto viene chiuso, posso smettere di pagare l’affitto?
No, non è possibile smettere di pagare. L’inquilino ha il dovere di adoperarsi per trovare un modo alternativo per saldare il canone, ad esempio contattando il proprietario per concordare un nuovo metodo o pagando direttamente al suo domicilio.
Se l’immobile ha più proprietari, devo aspettare che tutti mi diano un nuovo IBAN per pagare?
No. In base al principio della solidarietà attiva, il pagamento dell’intera somma a uno solo dei comproprietari è sufficiente a liberare l’inquilino dal suo debito verso tutti gli altri.
Cosa rischio se non pago l’affitto giustificandomi con la chiusura del conto del locatore?
Si rischia di essere considerati inadempienti. Il proprietario può avviare una procedura di sfratto per morosità, che può portare alla risoluzione del contratto, all’obbligo di rilasciare l’immobile e al pagamento di tutti i canoni arretrati, interessi e spese legali.