Malfunzionamento contatore: la Cassazione chiarisce l’onere della prova. Il malfunzionamento contatore è un tema centrale nelle controversie tra utenti e gestori di energia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ridefinito i confini della responsabilità probatoria, stabilendo principi fondamentali per la tutela del consumatore. ## I fatti della controversia. La vicenda trae origine dalla contestazione di una fattura elettrica di oltre 22.000 euro. L’utente, un agricoltore, sosteneva che l’importo fosse sproporzionato rispetto all’uso effettivo del fondo, coltivato a frumento e dunque privo di necessità di irrigazione elettrica. Nonostante le lamentele e la richiesta di verifica tecnica, la società erogatrice aveva proceduto al distacco della fornitura. Nei primi due gradi di giudizio, i tribunali avevano dato ragione all’azienda, ritenendo che l’utente non avesse provato il guasto. ## La decisione della Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha ribaltato l’esito dei precedenti giudizi. Gli Ermellini hanno chiarito che la rilevazione dei consumi tramite contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità. Se l’utente contesta formalmente l’esattezza dei dati, il gestore non può limitarsi a produrre la bolletta. ### Il principio della vicinanza della prova nel malfunzionamento contatore. Secondo i giudici, il riparto dell’onere probatorio deve seguire il criterio della vicinanza della prova. Poiché il contatore è uno strumento tecnico complesso sotto il controllo del gestore, è quest’ultimo a dover dimostrare che l’apparecchio fosse perfettamente funzionante al momento della rilevazione. L’utente, dal canto suo, deve solo dimostrare che l’eccessività dei consumi derivi da fattori esterni al suo controllo. ## Le motivazioni. La Corte ha rilevato una violazione dell’articolo 2697 del Codice Civile. Il giudice di merito aveva erroneamente attribuito all’utente l’onere di provare il guasto occulto dello strumento. Al contrario, spetta al somministrante fornire la prova tecnica del corretto funzionamento del sistema di misurazione e della corrispondenza tra il dato letto e quello fatturato. La mancata verifica in contraddittorio e l’assenza di prove tecniche da parte della società rendono illegittima la pretesa creditoria basata su semplici estratti conto o fatture isolate. ## Le conclusioni. In conclusione, l’ordinanza stabilisce che il diritto di contestazione dell’utente rimane integro anche a fronte di sistemi di contabilizzazione automatizzati. La società erogatrice deve garantire la trasparenza e l’efficienza degli strumenti di misura. Se il gestore non assolve all’onere di provare il regolare funzionamento del contatore, non può pretendere il pagamento di somme basate su consumi anomali e contestati. Questa decisione rafforza la posizione contrattuale dei consumatori contro gli addebiti ingiustificati.
Cosa fare se ricevo una bolletta elettrica con consumi anomali?
È necessario inviare immediatamente un reclamo formale contestando l’importo e richiedendo la verifica tecnica del contatore per accertarne il corretto funzionamento.
Chi deve pagare le spese di verifica del contatore?
Se viene accertato un malfunzionamento, le spese sono a carico del gestore. Se il contatore risulta funzionante, i costi potrebbero essere addebitati all’utente secondo il contratto.
Posso rifiutarmi di pagare una fattura contestata?
Il pagamento può essere sospeso per la parte contestata, ma è consigliabile agire legalmente per evitare il distacco della fornitura e accertare l’inesistenza del debito.