Azione di responsabilità: chi giudica gli amministratori?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un importante dubbio sulla giurisdizione nell’azione di responsabilità contro gli amministratori di società partecipate da enti pubblici. La vicenda riguarda un consorzio universitario che aveva citato in giudizio gli ex amministratori di una sua società controllata, accusandoli di ‘mala gestio’, ovvero di aver gestito male il patrimonio sociale. La questione si è complicata a causa di un evento societario successivo: la fusione. Vediamo come i giudici hanno risolto il caso.
I fatti: una causa per mala gestio e una fusione
Un consorzio interuniversitario, ente di natura sostanzialmente pubblica, possedeva interamente le quote di una società specializzata in software. Sospettando che gli amministratori e i sindaci di questa società avessero causato danni con la loro gestione tra il 2008 e il 2015, il consorzio ha avviato un’azione legale per ottenere il risarcimento.
Nel 2018, mentre la causa era in corso, il consorzio ha deciso di semplificare la sua struttura, incorporando tramite fusione la società controllata. A questo punto è sorto un problema legale complesso: chi doveva giudicare gli ex amministratori? Il giudice civile ordinario, come per qualsiasi società privata, o la Corte dei Conti, il giudice specializzato nei danni al patrimonio pubblico (il cosiddetto ‘danno erariale’)?
Il dilemma: la fusione cambia il giudice competente?
I giudici dei primi gradi di giudizio avevano ritenuto che la fusione fosse l’evento decisivo. Il loro ragionamento era semplice: dopo l’incorporazione, la società danneggiata non esisteva più. Il suo patrimonio, e quindi anche il danno subito, era diventato direttamente patrimonio del consorzio pubblico. Di conseguenza, il danno si era trasformato in un danno erariale, e la competenza a giudicare spettava alla Corte dei Conti.
Questa interpretazione, però, creava un’incertezza, legando la competenza del giudice non al momento del fatto illecito, ma a eventi societari successivi e potenzialmente casuali. Il consorzio ha quindi presentato ricorso in Cassazione per risolvere la questione.
La regola per la giurisdizione nell’azione di responsabilità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del consorzio, stabilendo un principio fondamentale. Per determinare la giurisdizione, cioè il giudice competente, bisogna fare riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente nel momento in cui è stata commessa la presunta condotta illecita. Questo principio è spesso riassunto nella massima latina ‘tempus regit actum’ (il tempo regola l’atto).
Applicare eventi successivi, come una fusione, per decidere retroattivamente quale giudice sia competente, è un errore di diritto. La natura del danno e della responsabilità si cristallizza al momento della gestione contestata.
Le motivazioni: perché la competenza è del giudice civile
La Cassazione ha spiegato che, al tempo della presunta ‘mala gestio’, la società era un soggetto di diritto privato, con un proprio patrimonio, distinto da quello del suo socio pubblico. L’azione di responsabilità avviata era quindi un’azione civile ordinaria, basata sul codice civile. Il danno, in quel momento, era stato causato al patrimonio di una società privata.
La fusione successiva ha trasferito i diritti e gli obblighi della vecchia società al consorzio, ma non ha potuto alterare la natura originaria della controversia. La giurisdizione nell’azione di responsabilità era già stata correttamente individuata nel giudice ordinario e lì doveva rimanere. Inoltre, la Corte ha ribadito che l’azione civile per il risarcimento e l’eventuale azione contabile per danno erariale sono autonome e possono coesistere, avendo finalità diverse: la prima mira al pieno ristoro del danno per la società, la seconda alla tutela dell’interesse pubblico generale.
Le conclusioni: vince il consorzio, il processo torna al giudice civile
In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la precedente decisione e ha dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale delle Imprese di Bologna, che dovrà finalmente esaminare nel merito le accuse di cattiva gestione. Questa sentenza offre una guida chiara per tutti gli enti pubblici che controllano società: per le azioni di responsabilità, ciò che conta è la situazione al momento dei fatti, non le riorganizzazioni societarie future.
Se un ente pubblico fa causa agli amministratori di una società che controlla, chi è il giudice competente?
Di norma è il giudice civile ordinario. La competenza passa alla Corte dei Conti solo se la società è ‘in house’, cioè agisce come un vero e proprio ufficio dell’ente pubblico, oppure se si contesta un danno diretto al patrimonio dell’ente socio.
Cosa succede alla competenza del giudice se la società viene fusa nell’ente pubblico dopo i fatti contestati?
Secondo questa sentenza, la fusione è irrilevante. La giurisdizione si determina in base alla situazione esistente al momento della presunta cattiva gestione. Se all’epoca la società era un’entità privata, la causa resta al giudice civile.
Gli amministratori di una società a partecipazione pubblica possono essere processati sia dal giudice civile che dalla Corte dei Conti per gli stessi fatti?
Sì. La Cassazione ha confermato che le due azioni legali sono indipendenti e possono coesistere. L’azione civile punta a risarcire il danno specifico alla società, mentre quella davanti alla Corte dei Conti ha una finalità pubblica e sanzionatoria.