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Inammissibilità ricorso in Cassazione: ordinanza provvisoria non impugnabile

Un cittadino (il Ricorrente) ha proposto un ricorso in Cassazione contro un’ordinanza della Corte d’Appello. Questa ordinanza aveva dichiarato ammissibile un appello principale e sospeso l’esecutività di una sentenza di primo grado, originata da un’azione possessoria su un immobile. Il Ricorrente lamentava la mancata motivazione e la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso in Cassazione. Ha chiarito che le ordinanze di ammissibilità dell’appello e di sospensione dell’esecutività non sono definitive, ma provvisorie. Pertanto, non possono essere oggetto di ricorso straordinario per cassazione, in quanto non incidono in modo irreversibile sui diritti delle parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 20006 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

L’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione: Quando una decisione non è definitiva

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito un punto fondamentale sul ricorso straordinario per cassazione. Questa decisione riguarda la possibilità di impugnare determinate ordinanze emesse dai giudici d’appello. Capire quando un provvedimento è “definitivo” è cruciale per chiunque si trovi coinvolto in una causa. La sentenza ha ribadito che non tutti i provvedimenti giudiziari possono essere portati davanti alla Suprema Corte. In particolare, ha stabilito che un’ordinanza che dichiara l’ammissibilità di un appello e sospende una sentenza di primo grado non è impugnabile in Cassazione. Questo principio è essenziale per comprendere i limiti del ricorso straordinario per cassazione.

Il caso: una controversia immobiliare e l’appello

La vicenda ha origine da un’azione possessoria, un tipo di causa legale che mira a proteggere il possesso di un bene, in questo caso un immobile. Un cittadino, che chiameremo il Ricorrente, era stato condannato in primo grado in una disputa riguardante un fondo e un muro. Un altro soggetto, la Controricorrente, aveva proposto appello contro questa sentenza. La Corte d’Appello, con un’ordinanza, ha ritenuto l’appello ammissibile. Ha anche deciso di sospendere l’efficacia della sentenza di primo grado. Questo significava che la decisione iniziale non poteva essere eseguita immediatamente, in attesa del giudizio d’appello.

La contestazione del Ricorrente e l’Inammissibilità ricorso in Cassazione

Il Ricorrente non ha accettato questa ordinanza della Corte d’Appello. Ha deciso di presentare un ricorso in Cassazione. Ha sostenuto che l’ordinanza fosse viziata. In particolare, lamentava la mancanza di motivazione da parte della Corte d’Appello. Secondo il Ricorrente, la Corte d’Appello non aveva risposto alle sue richieste di dichiarare l’appello principale inammissibile o improcedibile. Ha anche sollevato questioni sulla legittimità costituzionale delle procedure che prevedono un contraddittorio solo scritto, senza discussione orale. Il Ricorrente riteneva che l’ordinanza avesse un carattere “decisorio”, cioè che decidesse in modo definitivo su aspetti importanti della sua posizione giuridica, stravolgendo la situazione rispetto al primo grado.

La natura dei provvedimenti giudiziari e il ricorso straordinario

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente la natura dell’ordinanza della Corte d’Appello. Ha ricordato che il ricorso straordinario per cassazione, previsto dall’articolo 111 della Costituzione, è ammesso solo contro provvedimenti che hanno un contenuto “decisorio” e “definitivo”. Questo significa che il provvedimento deve incidere in modo irreversibile sui diritti delle parti. Non deve trattarsi di una misura provvisoria o cautelare. La Cassazione ha sottolineato che un’ordinanza che dichiara l’ammissibilità di un appello non è definitiva. Essa è solo un filtro preliminare. Allo stesso modo, un’ordinanza che sospende l’esecutività di una sentenza di primo grado è una misura cautelare e provvisoria. Produce effetti temporanei, destinati a esaurirsi con la sentenza finale del giudizio d’appello.

Le motivazioni: perché il ricorso in Cassazione è inammissibile

La Corte di Cassazione ha motivato l’inammissibilità del ricorso in Cassazione basandosi sulla natura non definitiva dell’ordinanza impugnata. Ha spiegato che un’ordinanza che si limita a dichiarare ammissibile un appello, ai sensi dell’articolo 348-bis del codice di procedura civile, non è una decisione finale. Non chiude il processo e non risolve la controversia in modo definitivo. Allo stesso modo, la sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, disposta ai sensi dell’articolo 351 del codice di procedura civile, è un provvedimento cautelare. Ha effetti temporanei e non pregiudica la decisione finale sul merito della causa.

La Suprema Corte ha anche respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Ricorrente. Ha ribadito che la scelta del legislatore di prevedere un contraddittorio scritto per alcune fasi del giudizio di legittimità non viola la Costituzione o la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Questa modalità è considerata un esercizio ragionevole del potere legislativo, specialmente per questioni prive di particolare rilevanza giuridica generale. Un provvedimento che non ha carattere decisorio e non è definitivo, come quello in esame, non può essere impugnato con il ricorso straordinario per cassazione.

Le conclusioni: il Ricorrente perde e deve pagare le spese

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Ricorrente inammissibile. Questo significa che la Suprema Corte non ha potuto esaminare nel merito le contestazioni sollevate contro l’ordinanza della Corte d’Appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato a rimborsare alla Controricorrente le spese legali sostenute per il giudizio in Cassazione. L’importo liquidato è stato di 3.200,00 euro, inclusi 200,00 euro per esborsi. Inoltre, il Ricorrente dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come previsto dalla legge per i ricorsi dichiarati inammissibili. Questo esito ribadisce l’importanza di valutare attentamente la natura del provvedimento che si intende impugnare, specialmente quando si considera un ricorso straordinario per cassazione.

Qual è la differenza tra un provvedimento decisorio e uno provvisorio?
Un provvedimento decisorio risolve in modo definitivo una questione o l’intera causa, incidendo sui diritti delle parti. Un provvedimento provvisorio, invece, ha effetti temporanei e non chiude la controversia, come una sospensione o una decisione sull’ammissibilità.

Quando si può presentare un ricorso straordinario per cassazione?
Si può presentare un ricorso straordinario per cassazione solo contro provvedimenti che hanno carattere decisorio e definitivo, cioè che incidono in modo irreversibile sui diritti delle parti e non sono altrimenti impugnabili.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile, la Suprema Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente soccombente dovrà pagare le spese legali della controparte e un ulteriore contributo unificato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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