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Garanzia per danni e interessi di mora D.Lgs. 231/2002: si applicano?

Un’impresa non completa un’opera pubblica. L’ente committente chiede il pagamento alla compagnia che ha rilasciato la garanzia. Nasce una disputa sull’applicazione degli **interessi di mora D.Lgs. 231/2002**. La compagnia sostiene che il suo pagamento è un risarcimento del danno, escluso dalla normativa. Il committente invece li pretende. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione, non emette una sentenza definitiva. Rinvia il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il punto chiave è stabilire se il pagamento del garante sia una ‘transazione commerciale’ o un ‘risarcimento del danno’.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 9847 Anno 2026
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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Garanzie sugli appalti: quando si applicano gli interessi speciali?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha acceso i riflettori su una questione molto tecnica ma con importanti risvolti pratici. Il caso riguarda l’applicabilità degli interessi di mora D.Lgs. 231/2002 ai pagamenti effettuati da una compagnia di assicurazioni in virtù di una polizza fideiussoria. Questa normativa, nata per contrastare i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, prevede tassi di interesse molto più severi di quelli ordinari. La Corte si trova a dover chiarire se il pagamento di un garante per coprire i danni di un appalto non finito rientri in questa categoria.

I fatti del caso: un appalto pubblico interrotto

La vicenda ha origine da un contratto di appalto pubblico. Un Ente committente aveva affidato la costruzione di un nuovo edificio a un raggruppamento di imprese. Come prassi in questi casi, le imprese avevano stipulato una polizza fideiussoria con una Compagnia di Assicurazioni. Questa polizza serviva a garantire l’Ente committente nel caso in cui le imprese non avessero eseguito correttamente i lavori.

Durante l’esecuzione dell’appalto, una delle imprese principali ha incontrato gravi difficoltà gestionali e ha dovuto ritirarsi. A quel punto, i lavori erano fermi a una percentuale di avanzamento minima (circa il 7%) rispetto a quella prevista dal contratto (67%). L’Ente committente ha subito un notevole danno a causa di questo grave inadempimento. Di conseguenza, ha chiesto alla Compagnia di Assicurazioni di intervenire e pagare la somma garantita dalla polizza.

Il nodo del contendere: risarcimento o transazione commerciale?

La Compagnia di Assicurazioni non ha contestato il dovere di pagare, ma ha sollevato un’importante obiezione sulla somma accessoria: gli interessi. L’Ente committente pretendeva il pagamento degli interessi calcolati secondo il D.Lgs. 231/2002, sostenendo che si trattasse di un ritardo in una transazione commerciale.

La difesa della Compagnia si è basata su un punto specifico della legge. Il decreto stesso, all’articolo 1, esclude dal suo campo di applicazione i ‘pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno’. Secondo il Garante, la somma da versare non era il corrispettivo di una fornitura, ma una compensazione per i danni subiti dall’Ente a causa dell’inadempimento dell’appaltatore. Pertanto, non si potevano applicare gli interessi di mora D.Lgs. 231/2002.

La questione sugli interessi di mora D.Lgs. 231/2002

La differenza non è di poco conto. Gli interessi previsti dal decreto 231 sono significativamente più alti di quelli legali ordinari. La loro funzione è quella di disincentivare le imprese e le pubbliche amministrazioni dal ritardare i pagamenti per beni o servizi. La questione giuridica, quindi, è se l’obbligazione del garante, che paga ‘al posto’ del debitore inadempiente, abbia natura di pagamento commerciale o di risarcimento.

I giudici dei gradi precedenti avevano dato ragione all’Ente committente. Avevano qualificato l’obbligazione del garante come autonoma rispetto a quella principale e l’avevano fatta rientrare nel campo delle transazioni commerciali. La Compagnia di Assicurazioni ha quindi portato la questione davanti alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni: una questione di rilevanza nomofilattica

La Corte di Cassazione non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece pubblicato un’ordinanza interlocutoria. Con questo atto, i giudici hanno riconosciuto che la questione è tutt’altro che semplice e di grande importanza per l’interpretazione uniforme della legge (la cosiddetta ‘rilevanza nomofilattica’).

La Corte ha ritenuto che stabilire la natura del pagamento del garante (commerciale o risarcitoria) meriti un approfondimento. La soluzione a questo dilemma avrà conseguenze su innumerevoli contratti di garanzia in tutta Italia. Per questo motivo, ha deciso di rinviare la trattazione del caso a una pubblica udienza, dove la questione potrà essere discussa in modo più completo e approfondito prima di arrivare a una decisione finale.

Le conclusioni: una decisione rinviata

In conclusione, la Corte non ha ancora detto l’ultima parola. L’esito pratico è che la decisione è sospesa. La Compagnia di Assicurazioni ha ottenuto un risultato importante: far riconoscere ai massimi giudici che la sua obiezione sull’applicazione degli interessi di mora D.Lgs. 231/2002 è seria e merita un’attenta riflessione. La futura sentenza della Cassazione farà finalmente chiarezza su questo punto, stabilendo un principio valido per tutti i casi simili.

A cosa servono gli interessi previsti dal D.Lgs. 231/2002?
Servono a scoraggiare i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (tra imprese o con la P.A.), prevedendo un tasso di interesse di mora più elevato rispetto a quello ordinario.

Il pagamento di un’assicurazione per un danno è sempre una transazione commerciale?
No, e questo è il cuore del problema. La legge esclude esplicitamente i pagamenti a titolo di risarcimento del danno. La Corte deve chiarire se il pagamento di una polizza a garanzia di un contratto rientri in questa esclusione.

Cosa ha deciso la Cassazione in questo caso?
Non ha ancora preso una decisione finale. Ha emesso un’ordinanza interlocutoria, riconoscendo che la questione è molto importante e complessa, e ha rinviato il caso a una pubblica udienza per discuterla a fondo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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